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IL TEMPO DELLE PISTE CICLABILI

Se comandasse la bici
forse saremmo felici
i campanelli trillanti
i nostri volti raggianti
se comandasse la bici
tutti sarebbero amici
tutti a girare pedali
uomini donne animali
una città sulla sella
più silenziosa più bella
con un leggero dolore
qui dove c’è il posteriore.
(Tratto da N. Cinguetti, La forchetta fidanzata.
Poesie sui segnali stradali,
Nuove Edizioni Romane, Roma, 2009)

Apro FB e per l’ennesima volta… post sulla ciclabile del mio comune… guardo mio figlio che sale sulla bici e mi fa “mamma spingi!” e penso che effettivamente non funzionerà mai.
Non funzionerà mai fino a che saremo i soliti culoni sfaticati che non solo non usano la pista ciclabile e fanno in auto anche 300 metri, ma non funzionerà mai fino a che non avremo un po’ più di consapevolezza e ampia conoscenza di certi temi ai piani alti.
Sì, perché è da lì che parte tutto, è da lì che si diffonde il messaggio, è da lì che si deve mediare ma non troppo, è da lì che si prendono decisioni per il bene comune, senza far bastare per questo il buonsenso e la mediazione e tutta la buona volontà che evidentemente qualcuno non apprezza. Un motivo ci sarà.(?)

Mandiamo la sigla và!  Queen – Bicycle Race

La bicicletta, quel magico strumento che assomiglia alla vita: devi metterci del tuo, pedalare, affrontare le salite, le discese , rifiatando in pianura. Si impara pian piano, un po’ come si impara a camminare. Quello che serve è la strada davanti, si ma quale strada?
Al giorno d’oggi le strade non sono più sicure, troppo trafficate, nascono allora le piste ciclabili, percorsi che permettono di mantenere e amplificare questo rapporto “buono” tra essere umano e “mezzo”, un mezzo che fa bene, alla salute, all’umore, all’ambiente.
Ma sono percorsi che vanno progettati, utilizzati e mantenuti… e qui iniziano i dolori.

LA BICICLETTA. UN NUOVO CICLO ECONOMICO
Crescono città bike friendly e una sempre maggiore attenzione alla ciclomobilità anche in Italia, smentendo la sensazione (la mia certamente) che il nostro Paese sia condannato ad arrancare in coda al gruppo delle nazioni dalle evidenti virtù pedalatorie urbane e cicloturistiche. Purtroppo eccellenze e buone pratiche non sono frequenti e diffuse in maniera omogenea, ma concentrate in alcuni Comuni e in una circoscritta area geografica.
Allarghiamo un po’ lo sguardo all’Europa per stringere poi il focus…

Negli anni Novanta c’era un grande entusiasmo per l’Unione Europea. L’URSS era da poco crollata, e i paesi dell’Europa Centrale e Orientale erano determinati a staccarsi finalmente dall’influenza russa ed entrare nella modernità. Il trattato di Maastricht aveva da poco riformato le istituzioni europee e posto le basi per la moneta unica, l’euro. In questo contesto nasceva il progetto di una rete di percorsi ciclistici a lunga percorrenza che abbracciasse l’intero continente, contribuendo finalmente a unirlo al di là di ogni divisione geopolitica.
La European Cyclists’ Federation (ECF), insieme ad alcune associazioni di ciclisti britanniche e tedesche, poneva quindi le basi per quella che oggi è nota come rete Eurovelo. La rete Eurovelo oggi consiste di 15 percorsi ciclistici a lunga percorrenza, che passano per ben 42 paesi (70.000 chilometri a rete ultimata).

Purtroppo, non tutti i percorsi sono completi, o ben segnati. In genere quelli che passano per nazioni con buone tradizioni cicloturistiche sono facili da seguire e separate dal traffico, mentre l’Europa meridionale e orientale hanno il vantaggio di far sperimentare al cicloturista un certo senso di “avventura”.
Un progetto quindi ancora non completato ma certamente in divenire.

A Parigi, la sindaca Hidalgo promette 1000 km di piste ciclabili entro il 2020.
In Italia Anci e Credito Sportivo mettono  a disposizione svariati milioni di euro per gli enti locali che vorranno sistemare o realizzare piste ciclabili.
La Regione Lazio sta finanziando circa 500 km di piste ciclabili con quasi 16 milioni di euro.
E anche se i fondi europei hanno rappresentato, e così è quasi sempre tutt’ora, uno dei pochi sostegni per i territori dimenticati da governi in affanno (ma accedere ai finanziamenti richiede tempestività, impegno, una visione più lungimirante per il territorio che si amministra e una cittadinanza attiva che riesca ad avere la stessa visione lungimirante…), in questi ultimi anni in Italia si è avuta una accelerata sul settore della bicicletta che si conferma uno straordinario strumento per rivitalizzare i territori, il commercio e la cultura.

Secondo il Rapporto Cicloturismo e cicloturisti in Italia realizzato da Isnart-Unioncamere e Legambiente, I cicloturisti sono aumentati del 41% in cinque anni, dal 2013 al 2018, e oggi generano un valore economico pari a 7,6 miliardi di euro all’anno.

Ma una cosa sono le “piste urbane” che servono a farci muovere agevolmente e velocemente in città senza essere schiacciati dalle auto (o dagli accidenti degli automobilisti), un’altra sono i percorsi prettamente turistici sui quali spesso ci si muove lentamente e  promiscuamente ai pedoni.
Quando queste due tipologie si uniscono, lì arrivano i vantaggi e i problemi : chi parla di pedonalizzazione, aria pulita e vivibilità degli spazi, dovrebbe considerare che per riappropiarsi degli spazi urbani è necessario che siano piacevoli da attraversare. Altrimenti per quale motivo sono stati abbandonati? E piacevoli vuol dire spaziosi, agevoli, panoramici,sicuri.
Migliorerebbe la salute, la crescita e la salute dei bambini e quella dei commercianti arrabbiati perché si sentono privati del via vai delle auto e della possibilità di parcheggiare (ma che odiano le isole pedonali, perché conoscono bene l’infingardia dell’avventore). Spenderemmo meno in benzina, l’aria sarebbe più pulita e anche la circolazione sanguigna avrebbe i suoi benefici.

Voglio quindi chiudere con qualcosa di “bello”, come sempre, mostrandovi l’apotesosi del percorso panoramico, certamente un’utopia per molte location, ma un esempio a cui tendere per lanciare la freccia in alto e consentire alla sua parabola di non farla cadere troppo in basso : la ciclabile di Limone sul Garda, 4 km di cui gli ultimi due km a strapiombo sul lago.
Un’opera unica a livello mondiale che fa parte deglioltre 140 chilometri della Ciclovia del Garda, integrata e connessa con altri importanti percorsi ciclabili.

 

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