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Batterio New Delhi: le 5 cose che dovresti sapere

Batterio New Delhi

Negli ultimi mesi si è sviluppato, in Toscana, un certo allarmismo per il batterio New Delhi. Come sempre ciò che risulta ignoto alle persone, spaventa. Se poi ci aggiungiamo un pizzico di disinformazione, non aiuta sicuramente. Niente di male, ma vorrei far luce, nel mio piccolo, su questo argomento, cercando di non alimentare il fuoco del terrorismo psicologico attuato da alcune testate giornalistiche locali e, nel possibile, portare in modo semplice un po’ di informazione.

1. Cosa è il batterio New Delhi?

Innanzitutto, ci tengo a precisare che non è un batterio – come ho letto in duemila commenti sul web – “portato dagli immigrati”. In questo momento storico del nostro paese, ogni scusa è buona per accostare la colpa a popolazioni extracomunitarie. Bé, mi dispiace deludere gli estremisti del pensiero razzista.

Conclusa questa breve parentesi, il New Delhi è un batterio che nel corso del tempo ha sviluppato una resistenza ai più comuni antibiotici, quali penicilline, cefalosporine, carbapenemi e chi più ne ha più ne metta. Non è un batterio che colpisce tutti in egual modo: il target danneggiato corrisponde a quella fetta di popolazione dotata di difese immunitarie precarie, come anziani, immunodepressi e pazienti ospedalieri cui hanno subito un intervento.

La resistenza agli antibiotici rappresenta un problema importante nell’ultimo ventennio e non è una novità. L’uso ed abuso degli antibiotici ha portato alla comparsa di tantissimi ceppi batterici resistenti, di conseguenza il “New Delhi” non è il primo e non sarà l’ultimo.

2. E’ pericoloso?

Lo è come tutti gli altri batteri resistenti agli antibiotici comuni. Non essendoci cure efficaci, persone cagionevoli possono risentire dell’effetto patogeno. Di conseguenza, una condizione patologica preesistente unita ad una sovrainfezione batterica, non è sicuramente una buona premessa e l’epilogo può essere fatale. Ricapitolando, il New Delhi è una semplice concausa di altre patologie.

Il 40% dei casi risultati letali, infatti, sono stati i pazienti con sepsi. La percentuale però, è simile alla letalità di altri batteri antibiotico resistenti, quindi il mito che il New Delhi sia più pericoloso di altri è un po’ una bufala.

La cosa più preoccupante è la diffusione di questi superbatteri all’interno della popolazione, ma con le giuste precauzioni il problema può essere arginato. Ve ne parlerò tra poco.

3. Monitoraggio in Toscana

Il periodo che va da Novembre 2018 a Settembre 2019, conta 32 morti sul nostro territorio e più di 700 ricoveri ospedalieri sospetti di soggetti portatori del ceppo (di cui 90 ricoverati per altre patologie gravi). Dunque, i ricoveri non erano dovuti tanto alla patogenicità (capacità di un microrganismo di apportare un danno alla persona infetta) del New Delhi. Questo, in parte, dovrebbe tranquillizzarvi no?

Inoltre, in questo periodo si è creato questo allarmismo di massa, dove un’isteria generale ha avvolto la popolazione toscana, con questo “nuovissimo batterio killer”, di cui nessuno aveva mai sentito parlare. In realtà il batterio in questione – più precisamente l’enzima NDM-1 che conferisce resistenza ad alcuni batteri – è stato individuato e studiato per la prima volta nel 2009 in Inghilterra. Niente di nuovo, quindi.

4. Come si trasmette e come contrastarlo?

A Luglio del 2019 è stato pubblicato un documento con le indicazioni regionali atte a contrastare la diffusione di questi enterobatteri produttori metallo-beta-lattamasi del tipo New Delhi. Oltre all’azione di sorveglianza, screening, sanificazione e altre attività legate alle strutture di competenza, vi sono anche piccole linee guide sui normali comportamenti igienico-sanitari personali. Vi sembrerà strano, ma una delle cose più importanti è lavarsi le mani. Detto così può risultare una sciocchezza, ma il microrganismo si trasmette negli ambienti ospedalieri tramite le mani degli operatori sanitari che effettuano procedure invasive, tramite il contatto di dispositivi medici infetti con mucose e, non di meno, dalle feci di soggetti contagiati. Ecco perché è fondamentale, oltre che indossare i DPI (dispositivi di protezione individuale), lavarsi le mani. Questo ovviamente vale per molti tipi di patologie, non solo per il batterio New Delhi.

5. Allarmismo fondato?

Come avrete già capito leggendo, non lo è. L’allarme planetario rappresenta tutti i microorganismi antibiotico resistenti e non solo l’ultima notizia propinata dal world wide web. E’ giusto parlarne ed informarsi, per non suscitare panico ingiustificato.

La trovata giornalistica di affibbiargli il nome “batterio killer” è abbastanza assurda, in quanto genera terrorismo psicologico contagioso ed insensato. Data la gravità del fenomeno dell’inefficienza antibiotica dell’ultimo ventennio, dovremmo chiamare tutti i microorganismi Multi Drug Resistant, con nomignoli spaventosi. Ciò non viene fatto perché non corrisponde alla notizia di punta del momento e perché con molti di questi ceppi batterici ci interfacciamo da così tanto tempo, che oramai sono diventati “normali”.

Vorrei portarvi un esempio: nell’anno 2016 in Italia per Tubercolosi sono morte all’incirca 1,7 milioni di persone e quasi 10,4 hanno contratto il batterio, anch’esso con ceppi antibiotico resistenti (OMS). Sono dati decisamente importanti, ma siccome la TBC è ormai un argomento mediatico sorpassato, nessuno da più alla notizia lo spessore che merita. Ho nominato la tubercolosi come caso, ma potrei farlo con tante altre patologie che da tempi immemori fanno parte della nostra popolazione.

Quindi, non fatevi travolgere dall’onda psicotica mediatica.

O meglio, fatelo solo quando state per assumere il vostro ennesimo amico antibiotico, durante un banale raffreddore virale.

 

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