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PENSANDO ALL’EUROPA

PENSANDO ALL’EUROPA.

L’Europa si può pensare anche da un angolino nascosto del continente , non dalle solite capitali .

Io ieri l’ho pensata a Ribolla, Grosseto, un angolo della Maremma in mezzo ad una campagna verde di grano e di alberi con lo sfondo delle colline. Questo paesaggio non si differenzia da quello di altre zone della Maremma (verde, il cinguettio degli uccellini e altri stereotipi rural- maremmani), ma se con una macchina del tempo ci potessimo proiettare 65 anni fa vedremmo un paesaggio che non si differenzierebbe molto da quello del bacino carbonifero inglese, la polvere di carbone ovunque, il rumore dei vagoncini che trasportavano il minerale, le sirene che annunciavano la fine dei turni di lavoro, lo skyline dei pozzi minerari. Perchè qui, con un grande sforzo di immaginazione, dobbiamo immaginare una miniera di carbone con centinaia di operai. Il 4 maggio 1954 proprio qui avvenne una delle sciagure più gravi del sistema industriale italiano, la morte di 43 minatori bruciati dal grisou e dalla polvere di carbone della miniera, vite spezzate non dalla fatalità , ma dalle inadempienze di un padronato (l’allora Montecatini) che mirava al massimo profitto anche a scapito della sicurezza degli operai. Mi ha fatto da guida, come al solito, il grande scrittore Luciano Bianciardi che ci ha trasmesso la memoria, la rabbia, la solitudine degli operai in pagine memorabili . L’occasione è stato il percorso culturale attraverso una Maremma minore organizzato dal programma “I luoghi del tempo” , una delle iniziative più originali di questa terra maremmana (http://www.iluoghideltempo.it/festival/ ) che dimostra come la provincia più remota possa trasformarsi in mondo.

Il coro dei Minatori di Santa Fiora ci ha condotti in un percorso emozionale fatto di suoni , del colore rosso della lotta sociale, delle parole che chiedevano dignità del lavoro (“su compà, che liberi siam già”) .

Perchè l’Europa allora ? Perchè questi minatori, nella loro miseria, avevano ben chiare tre cose , la pace , il lavoro, la solidarietà.

Venivano da due guerre disastrose combattute da loro e dai loro padri, quando la frontiera franco- tedesca era una delle più calde ed instabili del mondo e sapevano il peso della tragedia nel cuore delle terre europee. Quelle stesse frontiere che oggi , dopo settanta anni, sono fra le più pacifiche, permeabili e solide del mondo grazie all’Europa della democrazia.

Sapevano che il lavoro non poteva essere solo occupazione, ma doveva essere dignità e realizzazione di sé, loro che venivano in questo angolo di Maremma dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalle Marche, qualcuno anche dall’estero, creando nuovi percorsi, nuove solidarietà. E si conosceva il dolore dell’emigrazione verso le miniere del Belgio che allora erano più lontane della luna e dove eri solo un immigrato senza dignità (altrimenti non saresti emigrato, si diceva) , pura forza lavoro da sfruttare, senza neanche guardare che dietro c’era una persona con i suoi sentimenti e i suoi affetti.

E in un’epoca di turbo individualismo , dove la politica egoista ci dice che dobbiamo salvarci da soli, i minatori di Maremma ci dicono che ci si salva insieme , come comunità, che non si può essere felici (parola grossa e impegnativa!) se gli altri non lo sono. E si sentivano fratelli dei minatori inglesi, francesi, tedeschi e dei lavoratori in genere di tutta Europa. Oggi sono i giovani, loro nipoti, che si muovono in Europa come se fosse la loro casa e che non conoscono più l’idea di confine o di cambio di moneta.

Sul vecchio cinema di Ribolla c’è un grande murale che raffigura Luciano Bianciardi e una sua frase che può suonare antiquata “io sono con loro, i badilanti e i minatori della mia terra”. Ecco, in questa giornata che parla di Europa mi piace essere con i minatori della mia terra che pensavano ad una società europea dignitosa, pacifista, un ‘Europa di popoli solidali e non chiusi in un gretto egoismo. Buona Europa.

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