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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Lettera a Julia Holter

Lettera a Julia Holter

Gentilissima cantautrice Julia Holter,
l’altro giorno mi domandavo: lei conosce l’apparecchiatura medica sua omonima che consente la registrazione dell’attività cardiaca sulle 24/48 ore? C’entra mica qualcosa? Comunque io uno strumento del genere lo avrei chiamato tutto tranne che Holter come lei. Il punto è che ci vedo una bella contraddizione nella scelta di questo nome da parte dell’industria sanitaria! Da un lato, infatti, c’è l’auspicio di riscontrare un’attività elettrica regolare e rassicurante; dall’altro, c’è il fatto che la sua persona è capace di stimolare, anche nell’uomo più insensibile, tutt’altro che battiti ben cadenzati e sinusoidi perfette, bensì sobbalzi cardiaci continui e fibrillazioni atriali da avanspettacolo! Questo, non si nasconda, perché lei signorina Holter è semplicemente bellissima, educata, intelligente, fine, oltreché una notevole artista.
Io ad esempio il macchinario l’avrei anzi chiamato Natalia Estrada, Maria Grazia Cucinotta, Serena Autieri. Donne splendide, ci mancherebbe, ma, diversamente da lei, incapaci di spandere un alone di sogno e magia, un sentimento azzurro che fa accedere a un mondo nascosto, romantico e marinaro in cui vivere felici indossando cappelli di paglia e correndo su spiagge atlantiche. A me poi basta anche solo leggere di sfuggita il suo nome per sentire una vibrazione dalla testa ai piedi e cadere in uno stato di sovraeccitazione, che naturalmente mi prende anche ora, scrivendo di lei in questa lettera. Non ci credesse, quasi la inviterei a verificare con mano, «per curiosità», come dice Sordi al signore moribondo nell’episodio First Aid de I nuovi mostri. Ha presente? Si tratta di un film a episodi del ’77 diretto da Monicelli, Risi e Scola. Nel caso l’abbia visto, quale è il suo episodio preferito? Se la conosco bene, non ho dubbi: Mammina e mammone, questo per via del taglio naif e perché, mi corregga se sbaglio, la vedo come una inguaribile tognazziana (Tognazzi piace molto anche a me, non mi fraintenda), e lì c’è il miglior Ugo del film.
Ad ogni modo, ho divagato rispetto al succo del discorso, che era quello del nome del macchinario cardiologico Holter. Che tra l’altro magari si chiama così perché l’ha inventato suo nonno, nel caso complimenti!

N.R.

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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