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Perugino – il grande pittore di Città della Pieve

Perugino – il grande pittore di Città della Pieve

Perugino – il grande pittore di Città della Pieve

 

Perugino sarà il protagonista del mio articolo di oggi.

 

Egli viene considerato come il più grande protagonista del rinnovamento dell’arte italiana nel culmine del Rinascimento.

 

Le sue innovazioni e l’incredibile qualità dei suoi lavori lo portarono, alla fine del Quattrocento, ad essere considerato il più grande pittore d’Italia.

 

Sul finire della sua carriera, nonostante i grandi successi ottenuti, Perugino venne sorpassato dai nuovi grandi innovatori dell’Arte e questo lo costrinse a ritirarsi nella sua regione.

 

Ho già anticipato troppo… andiamo alla scoperta di questo artista superlativo.

 

Perugino

 

La formazione

 

Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come Pietro Perugino, il Perugino o il divin pittore, nacque a Città della Pieve intorno al 1448, da una delle famiglie più importanti e ricche del luogo.

 

Non si conosce alcuna sua produzione giovanile nella sua cittadina di origine ma è noto che la sua formazione avvenne attraverso lo studio delle opere di Piero della Francesca (qui l’articolo a lui dedicato). Per quanto riguarda invece le sue prime esperienze artistiche umbre, queste avvennero, con tutta probabilità, presso alcune delle botteghe locali.

 

Intorno al 1467, Perugino si recò a Firenze ed è qui che l’artista ebbe gli insegnamenti decisivi che condizionarono le sue prime prove artistiche. Qui lavorò, infatti, nella più importante bottega del luogo, quella di Andrea del Verrocchio (qui l’articolo a lui dedicato), dove si praticavano la pittura, la scultura e l’oreficeria. Presso questa celebre bottega, il Perugino ebbe modo di lavorare a fianco di giovani talenti, il più importante dei quali fu indubbiamente Leonardo da Vinci.

 

Nel 1472, una volta concluso l’apprendistato, Perugino si iscrisse alla Compagnia di San Luca a Firenze col titolo di “dipintore”, qualifica che gli consentiva di esercitare in maniera autonoma.

 

Una delle primissime opere che viene attribuita Perugino è una Madonna col Bambino. In tale dipinto sono evidenti le influenze della sua prima produzione, soprattutto diversi dettagli che l’artista pare aver ripreso dai suoi maestri Piero della Francesca e Andrea del Verrocchio

 

Altre due opere attribuibili a tale periodo sono “l’Adorazione dei Magi” e il “Gonfalone con la Pietà”:

 

adorazione dei magi    gonfalone con la pietà

 

Entrambe sono ad oggi collocate presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

 

Le prime importanti commissioni di Perugino

 

Nel 1473 Perugino ricevette la prima commissione importante della sua carriera, che segnò una prima svolta nella sua produzione. I francescani di Perugia gli chiesero, infatti, di decorare la “nicchia di San Bernardino”, dipingendo otto tavolette che insieme componevano due ante che chiudevano una nicchia.

 

Esse vennero realizzate da più artisti, tra l’altro eccelsi, ma la mano di Perugino si può riconoscere nelle due tavolette di livello più alto: quella col ‘Miracolo del bambino nato morto’ e quella con ‘San Bernardino risana una fanciulla’.

 

Nel 1478, Perugino continuò a lavorare in Umbria, dipingendo gli affreschi della cappella della Maddalena nella chiesa parrocchiale di Cerqueto, nei pressi di Perugia. Sempre a questo periodo, appartengono varie Vergini, sparse in numerosi musei europei. Anche nelle Vergini si continuano ad individuare delle influenze trasmesse al Perugino dai suoi due maestri.

 

L’arrivo a Roma

 

Raggiunta presto una certa fama, Perugino venne chiamato a Roma, dove dipinse l’abside della cappella della Concezione, nel coro della Basilica vaticana per Papa Sisto IV. L’opera è purtroppo andata distrutta nel 1609, quando fu dato l’avvio alla ricostruzione della basilica.

 

Il lavoro dovette riscuotere un notevole successo dal momento che il Papa lo incaricò anche di decorare la parete di fondo della Cappella Sistina. Al Perugino vennero affiancati artisti del calibro di Botticelli, del Ghirlandaio e di Cosimo Rosselli, tutti coi rispettivi collaboratori. Perugino era uno dei più giovani del gruppo ma si distinse ben presto per sue grandi capacità. È inoltre interessante specificare che, all’epoca, il suo collaboratore era un altro grande artista: il Pinturicchio (piccolo spoiler: quest’ultimo sarà uno dei prossimi protagonisti dei miei articoli).

 

Tra gli affreschi superstiti di Perugino nella Cappella Sistina ci sono il “Battesimo di Cristo” (l’unica opera firmata di tutta la cappella), il “Viaggio di Mosè in Egitto” e la “Consegna delle chiavi”. Riporto di seguito il “Battesimo di Cristo” in quanto trovo questa opera di una bellezza unica:

 

Perugino

 

Come avevo già anticipato nel mio precedente articolo, il Perugino lasciò il cantiere della Sistina e al suo posto subentrò Luca Signorelli (qui l’articolo a lui dedicato).

 

 

Nei dieci anni successivi, Perugino continuò a lavorare tra Roma, Firenze e Perugia.

 

Nel 1483, partecipò alla decorazione della villa di Spedaletto, presso Volterra, voluta da Lorenzo il Magnifico. Ancora una volta, vennero radunati i migliori artisti della scena fiorentina dell’epoca: Botticelli, il Ghirlandaio, Filippino Lippi e lo stesso Perugino. Le scene andarono poi completamente perdute.

 

Nel 1485, Perugino venne nominato cittadino onorario di Perugia. La sua popolarità era ormai in crescita esponenziale, tanto che iniziò a tenere regolarmente bottega sia a Firenze che a Perugia. Di rado l’artista disponeva di aiuti fissi. Egli preferiva, infatti, reclutarne direttamente nei luoghi dove soggiornava, adattando ogni volta il suo stile al contesto in cui si trovava.

 

La sua produzione successiva fu influenzata da un viaggio che Perugino fece a Venezia nel 1494. Qui ebbe modo di ammirare le opere di Vittore Carpaccio e di Giovanni Bellini.

 

Gli anni d’oro del Perugino

 

Successivamente, Perugino iniziò sempre più spesso a soggiornare a Firenze dove, nel 1493, sposò Chiara Fancelli, colei che divenne la sua modella per tante sue Madonne:

 

Chiara Fancelli

 

A Firenze, inoltre, Perugino creò una serie di grandi tavole per gli altari della chiesa di San Giusto degli Ingesuati e affrescò il refettorio delle monache di Fuligno con un Cenacolo. A questo punto della sua carriera, la sua bottega fiorentina superava in fama anche quelle dei migliori pittori locali. Sono anche gli anni in cui si forma, presso la sua bottega, il giovane Raffaello (qui l’articolo a lui dedicato).

 

 

La crisi di Perugino

 

Nel gennaio 1503, la marchesa di Mantova Isabella d’Este, dopo aver svolto approfondite ricerche sui migliori artisti fiorentini dell’epoca, scelse Perugino per realizzare uno dei dipinti allegorici del suo studiolo nel Palazzo Ducale. In particolare, a dover essere realizzato, era l’episodio della Lotta tra Amore e Castità, che doveva andare ad inserirsi in un complesso con altre opere di Andrea Mantegna e di altri pittori.

 

Perugino

 

Nonostante l’impegno, la lunghezza dei lavori e la richiesta di continue modifiche, la marchesa, alla consegna, non fu pienamente soddisfatta del risultato. Scrisse che l’avrebbe preferita ad olio piuttosto che a tempera (nonostante fosse stata dipinta con tale tecnica proprio per sua richiesta) e non apprezzò neanche il modo di rendere l’animata scena, non essendo il Perugino particolarmente a suo agio con la rappresentazione delle figure in movimento.

 

In seguito a questo episodio, le opere del Perugino, da essere considerate eccelse, iniziarono ad essere pesantemente criticate. Ad esempio di ciò, possiamo citare il lavoro dell’artista con la Pala per l’altare maggiore della basilica della Santissima Annunziata di Firenze, avviata da Filippino Lippi e lasciata incompleta alla sua morte nel 1504. L’opera venne aspramente criticata dai fiorentini per la ripetitività della composizione.

 

A discolpa di questo, possiamo dire che Perugino, come molti altri suoi colleghi e come del resto abbiamo più volte visto anche nei precedenti articoli, attraversò un periodo di crisi a causa delle potenti innovazioni che portarono artisti come Leonardo, Michelangelo e Raffaello.

 

Gli ultimi anni di Perugino

 

Fu così che il grande e ammirato Perugino si ritrovò ad essere esiliato dai grandi centri artistici decidendo, di conseguenza, di ritirarsi nella sua Umbria, dove vi erano ancora molti suoi estimatori.

 

L’ultima produzione di Perugino è legata soprattutto ad affreschi in piccole cittadine dell’Umbria. L’ultima sua opera fu un affresco raffigurante l’Adorazione dei Pastori, originariamente a Fontignano ma oggi al Victoria and Albert Museum di Londra, completato nella parte destra dalla sua scuola. Perugino, infatti, morì di peste a Fontignano nel febbraio del 1523, all’età di 75 anni, mentre vi stava lavorando.

 

 

 

 

 

Alice Antoni

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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