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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Lettera alla sanità italiana

Lettera alla sanità italiana

Gentilissimo Istituto superiore di sanità,
chi vi scrive è un vostro affezionato cliente che mai vi ha fatto mancare il suo supporto e affetto, specie nel corso della pandemia che finalmente stiamo per lasciarci alle spalle grazie allo sforzo dei medici internisti e di tutti noi cittadini responsabili che ci siamo vaccinati, sobbarcandoci anche la parte di tutti quei cosiddetti ‘analfabeti funzionanti’ che non si sono fatti iniettare il siero per paura che fosse veleno, olio di colza o addirittura un farmaco in grado di proteggerli dal virus. Detto questo, ho un quesito da porvi, non estraneo alla questione pandemica, vale a dire: come mai i punti di somministrazione vaccinale sono stati battezzati “Hub”? Precisamente: la dicitura “Hub” è, come credo, una contrazione di “Hubby”, affettuoso diminutivo di “Husband”, cioè marito? E, quindi, i punti vaccinazione vengono considerati – e come tali proposti – alla stregua di rassicuranti “maritini” che possano prendersi cura di noi pazienti-mogli devote schermandoci dal contagio attraverso litrate di gustoso vaccino? E, nel caso le mie supposizioni siano corrette, ritenete accettabile, se non opportuno, che io mi rechi a fare la terza dose travestito da Sandra Otterson, la prosperosa performer statunitense (di chiare origini norrene) che assieme al marito anima da diversi anni il canale erotico Wifey, in cui lei si intrattiene da brava mogliettina – “wifey”, appunto – con il suo infaticabile e premuroso compagno, il quale resta anonimo venendo chiamato naturalmente e semplicemente “Hubby”? Posso? Se non posso lo faccio uguale. Ciaoz

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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