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La fantascienza è adesso

La fantascienza è adesso

Non ho viaggiato molto, ultimamente. Un po’ per motivi personali, un po’ per il periodo che stiamo vivendo. Mi sono limitata a piccoli spostamenti: questo non toglie valore ai luoghi che ho visto, non c’è bisogno di andare lontano per trovare la bellezza, soprattutto nel nostro paese. Ma questo, sarà per l’arrivo dell’autunno, del freddo e della pioggia, che inevitabilmente mi mettono malinconia, mi porta a navigare fra pensieri e ricordi di un tempo che ormai sembra lontano e inafferrabile. E l’inafferrabilità non è dovuta a motivi personali. Penso ai novembre passati distante da qui, magari in canottiera e pantaloni corti, a esplorare città e culture diverse. Penso alla multietnicità degli incontri casuali, delle conversazioni, delle situazioni che si creano viaggiando da soli. Ma soprattutto penso agli aeroporti e alle stazioni ferroviarie. La mia mente si sofferma su ricordi precisi, nitidi: io che mi catapulto giù da un taxi o da un autobus e corro verso il check-in: zaino in spalla, carta di imbarco, documenti, qual è il gate? Ho qualcosa da dichiarare? Devo ricordarmi di tirare fuori il laptop dallo zaino al controllo dei bagagli a mano. E togliere l’orologio dal polso e le chiavi dalla tasca. Ho messo il coltellino svizzero nel bagaglio in stiva, che altrimenti non me lo fanno imbarcare? Ecco, di nuovo i controlli a campione. Io che mi muovo in mezzo alla gente, seguo la coda per l’imbarco, guardo in volto quelli che saranno i miei compagni di viaggio, e noto che quel ragazzo magrebino ha addosso gli occhi di tutti, avranno paura che sia un terrorista, maledetti luoghi comuni. E gli orari dei treni sugli schermi di grandi stazioni, io e decine di persone, una accanto all’altra, col naso in su in cerca della propria destinazione. Scegliere un posto e sedersi, in mezzo alle persone: tre seggiolini, qualcuno alla mia destra, qualcuno alla mia sinistra.

Gli aeroporti e le stazioni. Luoghi magici, per me. L’attesa e la voglia della partenza, l’entusiasmo del ritorno con un bagaglio nuovo nel cuore. Abbracci, saluti, emozioni.

E adesso?

Il telegiornale: c’è un nuovo decreto, nuove regole. Guardo le immagini: la zona partenze di un aeroporto semi vuoto, i pochi passeggeri si tengono a distanza l’uno dall’altro. Tutti con le mascherine, come nei telefilm sui dottori, come nei film di fantascienza dove scienziati senza scrupoli stanno creando un virus letale. I viaggiatori si guardano l’un l’altro con sospetto, quel tizio avrà il green pass? Oddio, la tipa laggiù ha starnutito. E i controlli saranno scrupolosi? Dimenticata l’ansia da 11 settembre, mano ai termometri. Dove ho messo il foglio con il risultato del tampone? La polizia me lo chiederà?

Non metto in dubbio che tutto questo sia necessario, non voglio certo fare un processo alle decisioni prese dai governi per arginare la pandemia, non ne sarei in grado e in ogni caso non vorrei essere al loro posto. Ma le immagini che mi arrivano descrivono quei luoghi che amavo, così ricchi di emozioni, di movimento, di vita, come alienati e alienanti. Luoghi dove il pericolo del contagio è dietro l’angolo. Luoghi da evitare, come nel peggior film sui mutanti. Torneremo al passato o è questo il nostro futuro? Il passato mi manca. Ma purtroppo la fantascienza è arrivata. E’adesso.

 

 

 

 

Laura Lippi

Laura Lippi

Fiorentina di nascita, randagia per natura, viaggia low cost in solitaria dall’età di 4 anni quando, con un peluche come unico bagaglio, ha sconfinato nel cortile dei vicini “per vedere cosa c’è più in là”. E non ha mai smesso.

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