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La Variante Cincinelli

La Variante Cincinelli

HORSE

Honesty
Or
Resilience?
Simply
Existence

Così è stato reso, nella traduzione inglese di Colin Firth, il più sensazionale degli Agronomi (tutti validissimi) de La Variante Manfredonia di Gianluca Cincinelli, secondo volume della collana Lo Sgargabonzi presenta, curata da Alessandro Gori, editore Visiogeist. Appena ho avuto tra le mani il volume rivolto al mercato anglofono, sono corso a vedere come fossero stati resi gli Agronomi (efficacemente rinominati Agrumi)– che, si sarà capito, sono degli irresistibili acronimi di pura fantasia aretina -, curioso di sapere se il bravo Firth avesse tentato, per quanto possibile, la via della lettera, o si fosse svincolato dalle strette maglie degli Agronomi in particolare e dell’acronimo come oggetto letterario in generale. Ebbene, ha adottato quasi sempre questa seconda strategia. La via della lettera viene rispettata in pochissimi casi, ma, va detto, in tutti quei casi in cui sia possibile. Un esempio è Ceci:

CECI

Cadono
E
Ci
Inciampi

CHICKPEAS

Careful
hipsters
in
charming
Kenya
plains
eating
a
salad

Qua la resa è pressoché letterale, ma, come detto, negli Agronomi è la traduzione libera ad andare per la maggiore. È anche il caso del bellissimo Horse, riportato in apertura, derivante da:

CAVALLO

Come
amico
vorrei
avere
lui:
l’
orso

Bellissimo, forse l’unico sprazzo di tenerezza de La Variante, ma comunque voglio rileggerlo per essere sicuro. Ad ogni modo, non inganni l’enfasi sugli Agronomi: non sono il superlativo gesto tecnico in una partita noiosa, le bretelle sgargianti di un uomo non bello, la notte di Natale in un anno da dimenticare (il 1996). Niente di tutto questo: sono, semplicemente, preziosa componente di un ottimo libro, di un’irresistibile raccolta di racconti (più una barzelletta a tema case popolari!) per i quali l’autore ha attinto a piene mani alla sua vita; non ha dovuto inventare niente, anzi probabilmente qualcosa ha tolto. Chi non conosce Gianluca potrebbe pensare alla solita, per quanto rispettabile, strategia del finto realismo, del biografismo fasullo; ma chi invece lo conosce bene sa che è tutto vero, stesso discorso per chi come me lo conosce così così e lo teme mortalmente. Tra le pagine emerge non solo la vicenda umana dell’autore, ma anche la sua anima serafica, l’anima di uno che seriamente non gliene frega niente, in un mondo in cui ognuno si affanna a dire che “non gliene frega niente” quando invece comprensibilmente gli frega di tutto: del giudizio degli altri, della propria immagine, di una terza cosa a scelta ma che suoni un po’ imprevista e fuori luogo, tanto da strappare un sorriso a chi ama un umorismo, diciamo, surreale.

Questa sorta di imperdibile resoconto biografico giovanile, fatto di amicizia, Vespa, scuola, sport, vacanze, apprendistati, tombolate ecc. è scandito dai menzionati Agronomi, precisamente otto serie da quattro omogeneamente distribuite (e qua c’è il tocco dell’editore Dezani, mentre Cincinelli voleva ammassarli chissà dove). E ad aprire le danze troviamo la prefazione di Alessandro Gori, definito da Internazionale “il più grande scrittore comico italiano”, ovviamente prima che Alessandro prendesse la cittadinanza danese schifato da un paese così indietro sui diritti civili e soltanto nono come libertà di stampa. La prefazione, si diceva: un pezzo da lacrime, sia quelle che fa cadere da quanto fa ridere (sia per quel che racconta, sia perché si capisce bene che è tutto accaduto davvero), sia quelle che i teneri di cuore non possono non versare di fronte a un così bell’inno all’amicizia tra due compagni di banco (poi coautori dei brillanti Bolbo e Il problema purtroppo del precariato). Io, leggendo la prefazione, quasi mi commuovo come in occasione del discorso che fa Ian Bannen in Svegliati Ned al funerale-messa in scena di David Kelly. E pazienza che ad Alessandro Svegliati Ned non piaccia “per come racconta la vecchiaia”: io, da quando ho letto la prefazione, ogni tanto non posso fare a meno di pensare a lui come il gioviale Bannen e a Gianluca come il segaligno Kelly e tanto per far colore io sono la vecchia astiosa che sul finale viene sbalzata in un

CREPACCIO

Cammini
ridendo
e
poi
affondi
cadendo
che
incubo
orribile

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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