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EP.28 Quello che so sulla ginnastica artistica

EP.28 Quello che so sulla ginnastica artistica

Quando ero molto piccola volevo fare Vanessa Ferrari. Lo affermai nero su bianco in quarta elementare sul foglio protocollo del tema di italiano, “se fossi un personaggio famoso chi vorresti essere? Motiva la tua scelta”.
Spin-off doveroso, la mia vicina di banco a domanda analoga rispose “Tiziano Ferro”, la trovo tutt’ora una scelta pionieristica.
Io scrissi “Vanessa Ferrari”, la farfalla italiana di Orzinuovi, provincia di Brescia, fresca di oro al mondiale nella gara all-around. Avevevo nove anni e facevo ginnastica artistica da tre, e di diventare la Ferrari, o una qualsiasi altra che latiti in qualche gradino sotto di lei,  già non se ne parlava più. Poco fiato, poca audacia, nessuna voglia di fare , se vogliamo dircela con brutale onestà facevo schifo, ma ho avuto quantomeno la tenacia di fare schifo per ben dieci anni.
Ma torniamo a noi, questo ventottesimo articolo è quello in cui vi spiego in breve tutto ciò che so sulla ginnastica, dalle sue glorie alle sue zone d’ombra, allegando a ciascuno dei lati qualche consiglio filmico nel caso vi venisse voglia adesso di diventare campionesse olimpiche, per aiutarvi a realizzare che qualsiasi età voi abbiate, se avete più di quattro anni, è un sogno irrealizzabile, meglio tentare con l’uncinetto.

 

Lo spiegone

Prima di cominciare è necessario fornirvi un breviario che vi sia da guida nella comprensione di una disciplina così articolata dal punto di vista del regolamento, una cosa easy che possiate riutilizzare nel caso in cui vi ritroviate ad uscire con una ginnasta così, per fare bella figura, e per arrivare al secondo appuntamento.
La competizione alle Olimpiadi si articola in tre fasi: la prima è la competizione a squadre, si disputa fra le otto nazionali più forti al mondo, composte fino alla precedente edizione di cinque ginnaste e da quest’anno di quattro (l’Italia in questa edizione si è classificata quarta); la seconda è la finale “all around, in grafica “finale AA”, nella quale le ventiquattro ginnaste più forti (due per ogni nazionale selezionate sulla base  dei punteggi ottenuti singolarmente nella prima competizione a squadre) si sfidano su tutti gli attrezzi. La terza infine riguarda le finali di specialità per attrezzo, vale a dire che otto specialiste di ciascun attrezzo si sfidano su quello singolarmente, per chiarezza, Vanessa Ferrari ha vinto l’argento alla finale di specialità al corpo libero.
Sulla sezione delle individualiste inserita quest’anno invece non mi pronuncerò, in primo luogo perché non ne ho colto il senso, in secondo perché nessun altro pare averlo colto.

Greatest of all time

Simone Biles scende in pedana, indossa un body bianco traslucido, una capra di strass ricamata sulla spalla trasparente sta per “goat”, anzi “g.o.a.t”, “greatest of all time”, la più forte di sempre. Più forte di Nadia Comaneci, più forte di Olga Korbut.
Gli scettici diranno “si vedrà”, ma che Simone sia la più forte in realtà si è già visto. Oro individuale nella USA Gymnastics National Championship leader incontrastata dal 2013 al 2021, cinque ori mondiali, campionessa olimpica a Rio 2016,  nel Maggio di quest’anno si presenta alla USA GNC con un volteggio micidiale (Yurchenko doppio carpiato per gli appassionati) per il quale non le verrà riconosciuto il valore di partenza (che nei tempi moderni tende a coincidere con un valore di rischio) che sperava. Poco male, scrolla le spalle, dice che nonostante il mancato riconoscimento continuerà ad inserire l’elemento nella sua routine al volteggio. Quando le chiedono perché risponde “because I can”, “perché posso”.
Poiché comunque per citare De Gregori non è da un rigore che si giudica un giocatore, ma “dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”, dunque dalla forza d’animo, va detto che è proprio in virtù di questo che Simone Biles ha già dimostrato di essere La Più Forte Di Tutti I Tempi. Tempora mutantur, tempi che cambiano, migliorano in virtù di una maggiore tutela dell’individualità delle ginnaste, a quella che potrebbe essere la sua ultima olimpiade, Tokio 2020, ad un passo da una trafila di ori non scontati ma aprioristicamente meritati, Biles si ritira dalla competizione ammettendo esplicitamente di voler tutelare la sua salute mentale. Dice che è stanca, che eseguire gli elementi con il mondo appeso al collo del piede è faticoso, oltre che potenzialmente fatale.
Si ritira perché lo sport che ama non le sia fatale , perché d’amore non si muore.
Non più, non lei.

Il Prezzo Dell’Oro e Athlete A

Biles sintetizza in sé il fascino sublime e tremendo di uno sport per donne nel corpo di bambine, uno sport che si è corrotto e ammalato col passare degli anni e che ora è in via di sanificazione. Come spesso accade tuttavia, per cominciare a guarire bisogna toccare il fondo, e questo sport lo ha fatto.
Avete mai sentito parlare del caso Larry Nassar? Si tratta di un gigantesco caso di pedofilia entro le mura dei grandi blocchi di palestre dove si allenano le ginnaste più forti d’America (ma anche le meno forti) che ha portato alla completa ristrutturazione della US Gymnastics, l’ente che tutela e finanzia la ginnastica artistica americana. Larry Nassar è stato uu molestatore seriale ed un fisioterapista statunitense, si stima che dalla prima metà dei novanta al 2018 ca. abbia violentato dalle duecento alle trecento atlete (ma “solo” centootto hanno deciso di testimoniare),fra le quali alcune delle più forti al mondo (per citarne alcune, Aly Raisman, Jordyn Wieber, McKayla Marooney), fra le quali Simone Biles. La più forte di tutti i tempi. Nonostante i mostri. Nonostante tutto.
Se vi interessa approfondire questa orrenda e tuttavia interessantissima pagina di sport, Sky e Netflix propongono due documentari analoghi (quasi sovrapponibili direi): Il Prezzo Dell’Oro per la prima piattaforma, Athlete A (Bonni Cohen, Jon Shenk, 2020) sulla seconda. I volti che vedrete nell’uno e nell’altro sono pressoché gli stessi, vale comunque la pena vederli due volte e nessuno dei due prodotti sottrae a quei bellissimi volti di donne coraggiose un briciolo di sofferenza o di forza, ambedue i documentari evitano la spettacolarizzazione di un atto drammatico. Personalmente ho trovato più d’impatto Il Prezzo Dell’Oro, che a differenza del documentario Netflix propone un’intensissima carrellata di testimonianze lette in tribunale durante il processo, parole atroci e impegnative, ma che mostrano e dimostrano la forza e la volontà di andare avanti. Per questo le atlete coinvolte non vengono mai identificate come “vittime” ma come “surviviors”, “sopravvissute”.

La ragazza di Orzinuovi

Vanessa Ferrari viene da Orzinuovi, un paesino nelle provincia di Brescia. Minuta ma fortissima, la voce colorata e l’incedere incerto di una ragazzina, lo sguardo e le ferite di una donna. Quando di lunedì mattina alle dieci e cinquantasette ora italiana sale sulla pedana dell’Ariake Gymnastics Centre di Tokyo ha trent’anni addosso e quattro ori europei, un titolo mondiale, due olimpiadi e tre operazioni (due al tendine d’Achille, uno ai piedi) alle spalle.
Li dimostra tutti i suoi anni, per fortuna, una diagonale acrobatica dietro l’altra, nella consapevolezza dell’importanza di rendere giustizia a sé stessa, alla sua nazione e alle note (Con te partirò di Bocelli in una versione riadattata per il suo esercizio; va detto a tal proposito che l’artisticità è una sua qualità che invece è quasi totalmente assente in molte performance più rischiose ma ben meno artistiche delle colleghe americane ) sulle quali sta gareggiando, li dimostra anche durante la premiazione quando si congratula col pugno con le rivali sul gradino più basso e più alto del podio, nel non versare nemmeno una lacrima, sorridere e basta.
Col sorriso di chi sa che è finita ed è finita bene, di chi torna a casa sapendo di aver fatto un ottimo lavoro, di aver chiuso un cerchio talmente frastagliato dall’esser diventato tutt’altra figura. Poi però come spesso succede, le vittorie smussano gli angoli, per cui un cerchio lo torna, ed  è identico ad uno dei sei olimpici tatuati sul suo collo, attorno ai quali costellazioni di olimpiadi passate (Pechino, Londra e Rio ) sono state impresse postume. Vanessa, avvolta nella discutibile tuta di Armani, nei capelli raccolti in una crocchia sfatta, fasciata dalla sua medaglia è il volto migliore di questo sport, l’espressione più bella della vita quando ti dimostra che quando nemmeno cento passi ci hanno condotto dove volevamo arrivare, quando ci diciamo ormai stanchi, conviene sempre aspettare il centounesimo.
Potrebbe ancora essere quello che, con una leggera spinta, ci porta su un gradino del podio.

 

Stick It e gli altri

Di film sulla ginnastica artistica si riempiono i cataloghi (Netflix sola offre una batteria di quattro: Una seconda possibilità, Full out 1 e 2 e Going Gold ), tuttavia a mio avviso non ne è stato ancora confezionato uno che renda davvero giustizia a questo sport senza enfasi zuccherine o banalizzazioni, soprattutto senza che la competizione atletica venga narrata alla stregua di una rivalità femminile da romanzo rosa. Tra gli interessanti segnalo il biopic non autorizzato di Nadia Comaneci e, per gli Indiana Jones dello streaming, quello di Gabrielle Douglas (oro AA alle olimpiadi di Londra 2012, prima atleta di colore a raggiungere un titolo olimpico) The Gabby Douglas Story . Tra i più divertenti bisogna invece ricorrere ad un classico del genere, Stick It (Jessica Bedinger, 2006, “stick it” significa “fissalo”, si riferisce alla qualità di stop completo in atterraggio che deve avere un salto per potersi dire un elemento eseguito correttamente) sulla vita di una ex ginnasta riottosa che dopo aver appeso le fascette per i polsi al chiodo è costretta a tornare in palestra e a mettersi alla prova.
Allego qui di seguito una delle parti più divertenti che qualsiasi ginnasta o ex ginnasta riconoscerà come pura verità riassunta in quattro minuti.

 

https://www.youtube.com/watch?v=eBi7SjcLq9s&t=8s

Un bacio da argenti olimpici,

Francesca

Francesca Cullurà

Francesca Cullurà

È laureata in Lettere all’Università di Firenze ma se la cava discretamente anche nella sacra arte del darsi l’eyeliner. I suoi interessi sono la letteratura, la Formula1 e il vecchio cinema italiano. È convinta di saper guidare meglio di molti uomini.

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