Site icon WiP Radio

Diego Velázquez – il grande maestro spagnolo

Velázquez

Diego Velázquez è l’artista che ho scelto per il mio articolo di oggi.

 

Egli fu uno dei pittori più importanti dell’epoca barocca oltre che un bravissimo ritrattista. Fra i suoi ritratti più famosi si ricordano quelli realizzati per i membri della famiglia reale di Spagna.

 

Molti furono gli artisti che presero Velázquez come modello di ispirazione e tra questi vi furono i celebri Manet, Picasso e Dalí , i quali reinterpretarono alcune delle sue opere più famose.

 

Infanzia e adolescenza

 

 

Diego Velázquez nacque a Siviglia nel 1599. Era figlio di Juan Rodríguez de Silva (un avvocato portoghese) e di Jerónima Velázquez, appartenente alla classe degli hidalgo, la nobiltà minore spagnola. Come era solito fare in Andalusia, Velázquez usava solitamente il cognome della madre.

 

I genitori impartirono a Diego un’educazione molto religiosa e, dal momento che desideravano avviarlo ad una professione di tipo intellettuale, ricevette un’ottima preparazione linguistica e filosofica. Dal canto suo il giovane dimostrò ben presto di avere un notevole talento artistico e fu così che iniziò a studiare presso lo studio del pittore Francisco Herrera il Vecchio.

 

Velázquez rimase con Herrera per circa un anno e, a soli dodici anni, iniziò a fare l’apprendista di Francisco Pacheco, un altro maestro di Siviglia. Diego rimase con lui per circa cinque anni nei quali studiò le proporzioni e la prospettiva.

 

Il successo di Velázquez

 

Tra il 1620 e il 1630, Velázquez aveva già ottenuto un discreto successo. Egli godeva di una buona reputazione e di un’ottima posizione sociale a Siviglia. Nel 1618 aveva sposato Juana Pacheco (figlia di Francisco Pacheco), la quale gli aveva dato anche due figlie. La più piccola delle due, Ignacia, morì prematuramente mentre la primogenita Francisca sposò nel 1633 il pittore Juan Bautista Martínez del Mazo.

 

 

Intorno alla metà del 1622, Diego si recò a Madrid con una lettera di presentazione che gli era stata scritta da Don Juan de Fonseca, il quale era stato il cappellano del re.

 

Quando nel dicembre dello stesso anno morì il pittore di corte preferito dal re, Don Juan de Fonseca fece avere a Velázquez l’ordine di recarsi a corte del Duca-Conte de Olivares, il potente ministro di Filippo IV di Spagna.

 

Il trasferimento a Madrid

 

Il 16 agosto 1623, a Velázquez venne commissionato un ritratto del re che, sebbene fu completato in un solo giorno e non doveva di conseguenza trattarsi di niente più di uno schizzo, piacque molto sia al re che ad Olivares. Fu così che a Diego venne ordinato di trasferirsi definitivamente a Madrid e gli venne promesso che nessun altro pittore a parte lui avrebbe avuto l’incarico di ritrarre il re e che tutti i ritratti già esistenti sarebbero stati fatti sparire dalla circolazione.

 

L’anno successivo l’artista ricevette dal re ben 300 ducati per pagare le spese di trasferimento di tutta la sua famiglia a Madrid, città nella quale rimase per il resto della sua vita. Velázquez si assicurò il posto di pittore di corte e, oltre ad avere uno stipendio, ricevette l’alloggio, l’assistenza medica e un compenso per ogni dipinto che realizzava.

 

Il desiderio di visitare l’Italia

 

Quando nel settembre 1628 arrivò a Madrid Pieter Paul Rubens, Velázquez lo affiancò per diversi mesi guadagnandosi la stima del maestro fiammingo. Diego invece cominciò a nutrire un forte desiderio di visitare l’Italia per vedere da vicino le opere dei grandi maestri italiani.

 

 

Fu così che, nel 1629, Velázquez partì alla volta dell’Italia dove vi rimase per circa un anno e mezzo. Questo fu solo il primo dei viaggi nella nostra penisola ma fu un momento cruciale per l’artista in quanto la sua arte subì grandi sviluppi.

 

Velázquez tra le più importanti città italiane

 

Nel 1649, ben venti anni dopo la prima visita, Velázquez partì da Malaga diretto a Genova, accompagnato dal suo servitore Juan de Pareja. Da qui si spostò poi a Milano e a Venezia dove acquistò alcuni dipinti di Tiziano, Tintoretto e Veronese. A Modena venne ricevuto con gioia dal Duca, per il quale eseguì ben tre ritratti, uno dei quali si trova tuttora nella città emiliana.

 

 

Anche a Roma Diego venne accolto con grande piacere da Papa Innocenzo X, il quale gli donò una medaglia e una catena d’oro. A lui Velázquez dedicò un ritratto che divenne il simbolo dell’inizio della terza ed ultima fase della sua carriera. Diego realizzò anche una copia di questo ritratto che portò con sé in Spagna.

 

Sempre a Roma realizzò il ritratto del suo servo che gli fece guadagnare l’ammissione all’Accademia di San Luca. L’opera, che mostra l’uomo abbigliato con vestiti logori, è molto ricca di dettagli e divenne uno dei suoi ritratti più noti nonché apprezzati.

 

 

Durante questo secondo viaggio in Italia conobbe anche la pittrice romana Flaminia Triva, la quale divenne la sua amante e modella. Dalla loro relazione nacque un figlio maschio al quale venne dato il nome di Antonio De Silva. Dovendo fare ritorno nella sua Spagna, Diego lasciò la custodia del figlio all’amico Juan de Córdoba il quale, tempo dopo, riuscì a adottarlo.

 

I ritratti di Velázquez 

 

Velázquez fu anche un celebre ritrattista. Sono oltre 40 i ritratti dedicati a Re Filippo ma l’artista ne eseguì anche di molti altri membri della famiglia reale. Per Diego posarono anche cavalieri, soldati, religiosi e il poeta Francisco de Quevedo.

 

Una curiosità è che Velázquez non eseguì molti ritratti femminili preferendo ritrarre nani e buffoni al servizio del re, conferendo sempre loro rispetto e simpatia. Tra questi ritratti spicca quello di Diego de Acedo:

 

 

che, dipinto assieme ad un grande foglio e ad una bottiglia di inchiostro, è caratterizzato da un’espressione intelligente e saggia. A questo stesso periodo appartengono altre opere simili, come il ritratto di Pablo de Valladolid e quello de El Bobo de Coria.

 

Il “Cristo crocifisso”

 

Ma torniamo un attimo indietro e precisamente al momento in cui si era concluso il primo viaggio di Velázquez in Italia. Al 1632 risale infatti il suo più grande dipinto a tema religioso, il “Cristo crocifisso”:

 

 

l’opera è decisamente originale e ritrae il Cristo nel momento immediatamente successivo alla morte. Egli ha la testa che pende sul petto mentre la massa di capelli scuri copre parte del volto. Alcuni esperti pensano che il volto del Cristo sia in realtà quello dello zio di Velázquez.

 

Il rientro a Madrid

 

Il motivo per cui Velázquez aveva fatto ritorno in Spagna era stato Re Filippo. Egli lo scelse infatti per ricoprire l’incarico di Gran maresciallo di palazzo, un ruolo molto importante e di grande responsabilità per l’artista che aveva il compito di badare agli alloggi della corte.

 

Grazie alla sua nomina reale che gli permetteva di sottrarsi alla censura dell’Inquisizione, Velázquez poté realizzare la “Venere Rokeby”,

 

 

ovvero l’unico nudo femminile realizzato dall’artista. E’ probabile che per dipingere tale opera Diego abbia preso come modella, come anticipato prima, la sua amante Flaminia.

 

Uno dei suoi ultimi lavori fu “Le filatrici”,

 

 

realizzato intorno al 1657 e che ritrae una scena dell’interno della filatura reale. I colori utilizzati sono molto intensi e vitali e l’intera opera racchiude tutta l’esperienza artistica che Velázquez aveva accumulato nel corso della sua lunga carriera.

 

La morte

 

Il 31 luglio, a Madrid, l’artista venne colto da un attacco di febbre. Sentendo che quelli erano i suoi ultimi giorni di vita, Diego firmò il proprio testamento, nominando come suoi esecutori la moglie e il suo fidato amico Fuensalida, il quale curava i registri reali.

 

Diego Velázquez morì il 6 agosto 1660 e fu sepolto nella cripta dei Fuensalida nella chiesa di San Giovanni Battista. Dopo soli sette giorni anche la moglie Juana morì e venne sepolta vicino a lui. Attualmente non si conosce con precisione dove si trovi la tomba dell’artista in quanto, nel 1811, la chiesa in questione venne distrutta dai francesi.

 

Exit mobile version