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Còrdoli

Còrdoli

Sono andato ai cavalli con Don Cordoli. Lui ha messo 300mila lire delle vecchie euro su Donizetti, io che di corse non capisco niente ho fatto altrettanto: 20mila lire su Pingu. “Mica Bruscolotti!”, ho esclamato, volendo appunto scommettere su Pingu e non sul pur forte difensore del Napoli scudettato. Ad ogni modo, dopo una classica colazione con cornetto e brioche io e il don corriamo in tribuna per vedere la gara. Ancor prima della partenza ecco che, all’apparire di bestie e fantini, incappo nella prima delusione. Pingu infatti non è un cavallo con un nome curioso, ma è proprio il goffo pinguino di plastilina della televisione. “A volte lo chiamano – mi fa il don – giusto per fare numero, non ti ho detto niente perché ti ho visto sicuro…”. Tanto lui è così, vuole che impari dagli errori, giustamente, non siamo mica protestanti. Bon, metabolizzata la delusione mi appresto a godermi la sfida equestre. Ecco che di fronte a cavalli e fantini i semafori rossi di colpo si fanno gialli, poi si fanno nuovamente rossi per confondere le acque, quindi diventano verdi tuttanbotto e finalmente la corsa parte. La sgroppata è avvincente e combattuta a parte ovviamente per Pingu che dopo due minuti è già lì che rotea su sé stesso facendo i versi con la bocca a trombetta. Donizetti, il cavallo del don, è davvero forte e al 65mo e ultimo giro si trova nel terzetto di testa, tuttavia alle spalle di Badsturber e Coriolano, tant’è che, arrivati a venti metri dal traguardo, i giochi sembrano scritti. Eppure a un certo punto si avvertono in rapida successione due suoni veloci, netti, un po’ ovattati. Un attimo dopo i due cavalli di testa si accasciano finendo a gambe all’aria e Donizetti va a prendersi la vittoria. Io non capisco che sia successo, penso a un calo di zuccheri ma mi pare strano. Guardo il don come per capirne di più. “Mah!”, mi fa lui con la faccia meravigliata. Tra le mani, una carabina con silenziatore di quelle che la diocesi dà in dotazione ai parroci di campagna per difendersi dagli orsi e dagli ambientalisti. E lì allora capisco che quelle povere bestie sono morte sparate e abbraccio forte il mio amico parroco che ha provato a deviare i proiettili col suo fucile ecclesiastico. “Non c’è riuscito don, ma almeno ci ha provato, ed è quel che conta”, gli sussurro. Ma se lo conosco bene passerà la notte a tormentarsi perché è uno che non si perdona niente. Che togo il don!

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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