ON AIR


Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

L’animale peggiore di tutti

L’animale peggiore di tutti

L’animale più temuto del mondo è la vespa cartonaia, una bestia con tutti i disvalori della normale vespa ma con l’ulteriore difetto di costruire piccoli nidi di terra abusivi in cui rinchiude le sue vittime dopo averle stordite, e lì le conserva per cibarsene nei mesi invernali.
Un insettaccio nel quale in cuor mio speravo di non dovermi mai imbattere, invece purtroppo l’altro giorno è successo. Ero in cucina da mia nonna, stavo facendo i compiti di teologia. A un bel momento sollevo lo sguardo dalle prodezze di San Tommaso d’Aquino e vedo la vespa che ronza dalle parti della credenza, con la sua tipica espressione arcigna e disonesta. D’istinto m’è venuto da afferrare un mestolo e affrontarla a viso aperto, ma fortunatamente ho mantenuto la lucidità, evitando di lanciarmi in uno scontro impari, che mi sarebbe costato vita e carriera. «Molto meglio trovare il nido e spaccarglielo, levandole la terra da sotto i piedi», mi son detto, e ho rapidamente individuato l’orrida tana nei pressi della biscottiera. Certo, per entrare in azione dovevo aspettare che la vespa si togliesse un attimo di torno, altrimenti mi avrebbe attaccato, così mi sono messo seraficamente ad attendere e intanto ho ripetuto i principi del tomismo.
Poi, dopo diverse ore, l’animale si è finalmente allontanato per andare a caccia, al che sono andato a prendere la pistola ad aria compressa e ho sparato sul nido, mandandolo in mille pezzi. Come prevedibile, sul pavimento si sono immediatamente sparsi numerosi prigionieri tramortiti: grilli, falene, formichine, cimici e anche un avvocato tributarista. A quel punto sono corso a preparare uno zabaione collettivo per ridare forze ai poveretti, ma mentre sbattevo le uovine il professionista forense mi fa: «Senta, invece di fare delle torte mi dica un po’ dove è il bagno che mi dò una sistemata e poi vado che ho la cena del tennis». Poi, una volta tornato dalla toilette, questo gran maleducato si è divorato tutto lo zabaione lasciando come dei cretini i suoi compagni di prigionia. Lì non c’ho più visto. «Lei è uno stronzo. Se ne vada! Se ne vada!», gli ho urlato contro sdegnato, come nemmeno Luca Barbareschi a Greed. «Me ne vado sì, mi son trovato malissimo!», ha risposto piccato l’avvocato, e se ne è uscito sbattendo la porta. Al che mi sono guardato basito con cimici, falene e compagnia. «Con certa gente questo Paese non cambierà mai», ho sentenziato, quindi ho chiesto alle bestiole se potevo preparagli qualcos’altro, ma loro hanno detto che erano a posto così e se ne sono tornate dalle loro famiglie nell’orto. Io lì mi son sentito un po’ come uno dell’Onu e, molto soddisfatto di me, sono andato a telefonare a tutti i giornali della zona per vantarmi che avevo liberato degli innocenti. Poi però, quando mezz’ora dopo son tornato di là in cucina, ho trovato la solita vespa cartonaia che stava dando gli ultimi ritocchi a un nuovo fiammante nido. Tra le fauci, fresche prede, una larva, due cervi e il nostro parroco don Licaoni, al solito in tenuta da boxeur.

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

Articoli Correlati

Commenti