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L’animale peggiore di tutti

L’animale peggiore di tutti

LIBERAZIONE

Anche mio nonno è stato con i partigiani, nome di battaglia Implacabile spirito della notte (un po’ scomodo). Come parte politica era del Partito pensionati. Già all’epoca aveva infatti un 65-70 anni, tant’è che non è salito ai monti a combattere ma gli hanno assegnato il ruolo di ausiliario del traffico. Praticamente su incarico del Cln faceva le multe ai tedeschi mentre chiudeva un occhio (anche due) per le infrazioni stradali dei partigiani. I fascisti invece non li multava mai perché loro poveretti già soffrivano per via della guerra e delle deportazioni, che mai avevano desiderato e alle quali avevano collaborato controvoglia e addirittura col broncio. Su tutti il generale Graziani, nonno della bella Marina.

L’ANIMALE PEGGIORE DI TUTTI

L’animale peggiore di tutti è la vespa cartonaia. Una bestia con tutti i disvalori della vespa normale ma con l’ulteriore difetto di costruire dei piccoli bozzoli di terra completamente abusivi in cui rinchiude le sue vittime dopo averle stordite, e lì le conserva per cibarsene nei mesi invernali. La prima e fortunatamente unica volta che mi sono imbattuto in una vespa cartonaia ero da mia nonna. Vedo questa bestiaccia che svolazza in cucina, gravitando attorno allo scaffale dove teniamo i croccanti e i pigiami. Vado a guardare per capire come mai stia lì attorno e vedo una sorta di nido marroncino, che poi scoprirò appunto essere la prigione delle malcapitate prede. A quel punto, capendo che la prima cosa è levargli la terra da sotto i piedi, aspetto che l’orrendo insetto si levi di torno per spaccarle la tana con tutta calma. E fortunatamente dopo due giorni di attesa ecco che esce per andare a caccia. Io monto su una sedia armato di pistola ad aria compressa e la scarico sul bozzolo mandandolo in frantumi, ed ecco che sulla mensola si spargono numerosi prigionieri tramortiti. Grilli, falene, formichine, cimici e un impiegato della ditta Bolaffi di Torino. Al che corro a preparare uno zabaione collettivo per ridare forze ai poveretti, ma mentre sbatto le uovine l’impiegato mi fa: “Senta, invece di fare delle torte mi dica un po’ dove è il bagno che mi dò una sistemata e poi vado che è già tardi”. Poi, una volta che torna dal cesso, questo gran maleducato si mangia tutto lo zabaione lasciando come dei cretini i suoi compagni di prigionia, a cui comunque offro dei chupa chups al gusto carne essiccata. “Mi sono trovato malissimo”, dice poi il tipografo, e se ne va quantomeno stizzito. Io mi guardo con la cimice e la falena come a dire: “Che roba!”. In quel mentre rientra la vespa cartonaia con una nuova vittima, il mio caro amico Stefano Caldoro.

KINDER

Il ricordo più bello della mia infanzia è quando dentro un ovetto kinder trovai il pianista Michel Petrucciani. Ero a tavola con i miei e ci trovammo in forte e reciproco imbarazzo. Per rompere il ghiaccio Michel, che aveva con sé il suo mini piano, si è accomodato su una mollichina di pane e si è messo a suonare. Mia mamma, che come tutte le donne ha dell’ottimismo immotivato, ha aperto un altro ovetto convinta di trovarci un contrabbassista per fare l’accompagnamento, invece è uscito il solito carretto siciliano di plastica, di quelli da montare che si rompono subito. Quando Michel ha finito la sua esibizione lo abbiamo applaudito e gli abbiamo messo in bocca a mo’ di ricompensa un pezzetto di cioccolato. Ma per lui, persona fragile, il cioccolato è veleno, tant’è che si è sentito male ed è svenuto, battendo forte la testa contro il piatto di mio papà. Lì per lì uno resta spiazzato, non è da tutti i giorni ritrovarsi con un grande artista riverso sulla tovaglia. Alla fine, molto all’italiana, lo abbiamo rimesso dentro l’ovetto per riportarlo alla Conad, ma lungo la strada abbiamo incontrato un senzatetto e con una mossa alla Kissinger gli abbiamo donato l’uovino Kinder. Lui ci ha ringraziato in polacco e se l’è mangiato intero, con la stagnola, la sorpresa e tutto. Al che col babbo siamo andati a farci un Camparino.

 

 

 

 

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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