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Le Sette Arti – Dall’architettura al cinema

Le Sette Arti – Dall’architettura al cinema

La dimensione artistica è prerogativa umana, poiché presuppone non soltanto sensibilità, esperienza e rappresentazione, ma anche la coscienza di legare fra loro questi aspetti. Persino quando le arti, prima che divenissero specchio del mondo, erano così inclusive da ricondurre il loro significato a quello di téchne, tecnica, vale a dire l’insieme delle conoscenze e degli strumenti necessari all’esercizio di attività manuali o intellettive, persino allora si trascinavano dietro problematiche legate alla distinzione fra “saper fare” e averne consapevolezza.

Non è certo questa la sede per dare una definizione di arte – di arti – che sia esaustiva di ciò che realmente significa, né la complessità e la lunghezza del tema lo permetterebbe. Si tratta piuttosto di tentar di cogliere il leitmotiv che, nel corso della storia della civiltà umana, ha cucito l’esperienza artistica su misura di uomo, affinché questi si vestisse del Bene e del Bello.

Arti
Apollo e Dafne (1622-1625), Gian Lorenzo Bernini

Platone si sarebbe addolorato di sentir parlare di arte in questi termini, poiché, in quanto imitazione delle imitazioni, ovvero imitazione delle cose sensibili, è distante non uno bensì due gradi rispetto alla verità, rispetto alle idee e, più in particolare, a quella del Bene, che di tutte le idee è la regina. L’idea del Bene, in quanto massimo oggetto di conoscenza, vertice del mondo delle idee, è ciò che di più distante possa esserci dall’arte, la quale veicola, in modo imperfetto, una conoscenza imperfetta – quella della buia caverna che è il mondo terreno – che di fatto non è conoscenza, ma opinione.

Eppure l’architettura, che tradizionalmente viene collocata nella prima casella tra le arti, non si limita a riprodurre le forme geometriche della natura, così come la musica esce dalla dimensione sensibile e assume una forma intermedia fra magia e matematica – sull’aspetto analitico aveva insistito molto anche Platone, considerato che è l’unica arte che “salva”.

Il filosofo greco – uno dei più grandi geni che l’umanità abbia conosciuto – era riuscito a cogliere uno dei punti focali dell’arte, ovvero che questa è rappresentazione. L’uomo, da quando ha preso coscienza di essere parte del mondo naturale, ha cercato di riprodurne le forme, i movimenti, i ritmi, financo le finalità.

Pittura, scultura sono particolarmente predisposte per loro natura a fornire rappresentazioni di frammenti del reale, che non necessariamente si traducono in copie di ciò che circonda l’artista, perché gli strumenti e l’oggetto della sua opera veicolano una personale e soggettiva visione del vero. Infatti, l’arte è, prima di tutto, uno sguardo sul mondo.

Arti
Notte stellata (1889), Vincent van Gogh

Anche quando si parla di teatro, allargando l’estensione del concetto e includendo danza, poesia e musica, non si può far a meno di confrontarsi con l’idea di rappresentazione. Quel che viene messo in scena, lungi dall’essere riproduzione esatta di ciò che è la realtà, è piuttosto l’insieme dei valori morali ed estetici con cui l’uomo ha riempito la propria esistenza. Anche se, per chiarezza di esposizione e onestà intellettuale, occorre sottolineare che, nel campo della filosofia morale e della metaetica analitica, la tesi che assegna ai valori lo status di costrutti sociali si scontra con la tesi che invece conferisce loro quello di elementi naturali.

Infine, la letteratura prima e il cinema dopo, che d’arte è la settima, piuttosto che veicolare frammenti del mondo, ne assimileranno la struttura per dar vita al molteplice, per creare nuovi mondi, andando ad arricchire l’immaginario. In tal senso, la rappresentazione non è più il mezzo per riprodurre la realtà, ma è piuttosto il fine stesso che, appoggiandosi al reale, ne estende i confini, potenzialmente all’infinito.

Fortunatamente, possiamo concludere, la natura ha fornito all’uomo una sensibilità e un intelletto tali da creare l’esperienza artistica. Altrimenti non avremmo potuto godere di capolavori come Apollo e Dafne di Bernini, o la Notte stellata di Van Gogh, o I Demoni di Dostoevskij, o Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson, e molto, molto altro ancora.

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Il filo nascosto (1917), Paul Thomas Anderson
Edoardo Wasescha

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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