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Quarta intermittenza

Quarta intermittenza

Benvenuti o bentornati in queste pagine.

Per l’intermittenza di oggi ho voluto rimetter mano a un vecchio racconto, uscito da qualche parte nei meandri del web. Forse è colpa dell’ormai imminente estate, forse perché gran parte della mia settimana si svolge proprio in quel luogo, non saprei.

O forse, semplicemente, perché mi mancano le sdraio sgangherate e sgangherabili che ornavano quel buffo cortile.

Spero che, qualunque sia la ragione, possa tenervi compagnia in un Aprile che sta inesorabilmente volgendo a termine.

Buona lettura!

L’estate iniziava con le leggende. E grazie a queste, riuscivo a comprendere il ritmo del mare.

Cosa mi aspetta fuori dalla finestra?

Cosa c’è davvero all’esterno?

Per la prima volta provo a volgere lo sguardo altrove e mi si apre uno scenario inedito, assurdo e bellissimo. O forse, provo solo ad aggrapparmi al ricordo di quello che vedevo ogni pomeriggio. Chiudo gli occhi, fisso il paesaggio e in un battito di ciglia sono già lì.

Vedo una sorta di duna artificiale, ricoperta di aiuole curate e siepi di ogni tipo, che isola il trambusto del treno che passa sui binari adiacenti ad essa. Costruire una biblioteca accanto alla stazione doveva sembrare una buona idea. La pavimentazione che collega la duna all’edificio principale è in assi di legno eterogenee, grazie alle quali possiamo scrutare l’abisso sotto i nostri piedi. Il pavimento di una biblioteca dovrebbe confortare, questo invece ci concede una poltrona in prima fila per osservare il buio che si staglia sotto di noi. Dovrei sforzarmi di trovare un collegamento, ma non ci riesco e preferisco dirigere lo sguardo altrove, in cerca di qualcos’altro.

Vicino all’uscita, c’è un signore in ginocchio che si sta allungando in ogni modo: cerca di recuperare degli spiccioli caduti e che hanno trovato, da soli, il modo per arricchire le già cospicue finanze del sottosuolo. È un impianto ecologico perché ha trovato il modo di auto finanziarsi. Poco dopo, perde le speranze e se ne va imbronciato e bestemmiante.

La duna è abbastanza alta, ma lascia intravedere il doppio spiovente di un forno perennemente assediato; di giorno dalle comari locali, di notte dalla movida paesana, o almeno così dicono. L’affare notturno non mi riguarda, e può esserci tutto il rumore del mondo, ma è sbalorditivo come la duna che ovatta il frastuono dei frecciabianca, nulla possa dinnanzi alle voci assordanti e stridule delle comari di paese che commentano la dipartita più recente o l’ultima offerta del supermercato più economico.

Dall’altro lato del cortile, c’è un ragazzo che ha assistito all’intera scena, ma non ha mosso un dito per aiutare. È seduto su una sdraio sgangherata, alla quale manca metà spalliera di appoggio: ha i piedi poggiati sopra uno strano oggetto quadrato che forse, in origine, doveva essere un collega della sdraio sulla quale si trova. Sulle ginocchia ha un libro chiuso e guarda avanti a sé. Sta ripetendo ad alta voce, si nota dal labiale: probabilmente ha un esame imminente. Chissà se riesce a gestire e conciliare tutto: l’ansia della prova che si avvicina, la ragazza con cui si sta frequentando e le giornate passate a inviar curriculum a locali che nemmeno risponderanno.

O forse, più semplicemente, se ne frega e si guarda vivere.

Gesticola molto e spesso si alza per rimettersi a sedere quasi subito. È affascinante come, nonostante sia tutto a vetri, le persone abbiano l’illusione di non esser viste e, una volta all’esterno, si lascino andare ai comportamenti più strani, solamente per essere a loro agio e vincere la tensione.

Le altre sdraio, più o meno degne di esser considerate tali, poste a gruppi di due, tre o quattro, mi hanno sempre dato da pensare: probabilmente è stato scelto questo modello dal design accattivante per illudere noi poveri studenti, costretti in queste quattro mura bollenti perché non riusciamo a concentrarci nelle nostre magioni, di essere al mare, o comunque per prospettare loro una via di fuga una volta superata la tanto agognata prova.

Il mare è a cinque minuti e sarebbe a portata di sguardo non fosse per quella gigantesca dun…

Tutto improvvisamente acquista un senso: la duna, le sdraio, l’illusione, la ragazza che litiga col fidanzato in modo molto colorito, e molto poco allusivo, per non riuscire ad essere presente alla spiaggiata di stasera, il vecchietto che ha perso gli spiccioli, il tipo che ripete. Tutto è collegato:

non dobbiamo vedere il mare.

Altrimenti chi resterebbe seduto a sopportare un supplizio simile?

Mentre in due minuti ho elaborato e svelato il complotto, ripenso all’anziano di prima. Lo sguardo torna a posarsi sul ragazzo che utilizza la biblioteca a mo’ di salotto e scopro un dettaglio interessante: si è addormentato. Prendo il cellulare, mi assicuro che la torcia funzioni, e mi dirigo sul luogo del crimine. Mi chino, ed inizio (spoiler: invano) la ricerca degli spiccioli perduti.

Fine

Gabriele Bitossi

Gabriele Bitossi

Gabriele nasce nel '96 ed è da sempre appassionato di storie, in ogni loro forma. Studia italianistica all'Università di Pisa e sceneggiatura alla Scuola internazionale di comics a Firenze. Starebbe ore a parlare coi suoi personaggi preferiti... e se lo facesse già?

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