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Gli amici miei

Gli amici miei

Gli amici miei

Perso nei meandri dello spazio tempo (vorrei vedere, dopo l’ultimo articolo che potevo fare?), ho ritrovato la rotta e sono tornato.  Questa situazione pandemica mi dà modo di riflettere spesso sugli argomenti più disparati e ci tengo a parlarne con voi, in questo spazio che ho a disposizione. Oggi parleremo di socialità e come queste è stata fatta a pezzi dalle contingenze storiche.

Ma non vi preoccupate: l’arte è sempre a portata di mano.

Dire che la socialità, in questo particolare periodo storico, mi manca sarebbe mentire. Siamo sempre in contatto col mondo intero e il coprifuoco, a conti fatti, ha cambiato ben poco nella mia giornata tipo. Il presente, o meglio, questo presente mi ha spinto a riflettere sull’autenticità dei rapporti che mi costruisco quotidianamente. Va da sé che le risposte a questa riflessione sono state catastrofiche.

Ripensando alle letture (e visioni) dell’anno nuovo, e di quello appena trascorso, ho potuto notare come tutte le esperienze “fittizie” di cui ho fruito in questo bizzarro periodo abbiano tutte, o quasi, lo stesso focus:

La necessità di costruire rapporti autentici col prossimo.

E questo concetto l’ho esperito declinato in ogni forma e medium possibile, ma, alla fine, il punto focale era sempre quello. Non può essere una casualità e, a conti fatti, mi piace credere che non lo sia. Che questi rapporti fossero amicizie sincere, amori duraturi o passioni fulminanti, non aveva importanza per il me fruitore.

Questa spasmodica ricerca attraversava generi, forme e canoni investendo e tenendo in ostaggio, ancora tutt’oggi, la mia persona. Penso che l’arte (tutta) possa dar vita a straordinarie forme di socialità riscattate e generate attraverso l’arte stessa. Questo è un elemento sul quale ho molto insistito in un precedente articolo , ma che ora vorrei riprendere per evidenziare e portare alla luce certi aspetti che hanno reso più piacevoli e “piene di personaggi” le mie variopinte zone pandemiche.

Anche il mio modo di ascoltare la musica è cambiato. Fino all’anno scorso era altamente improbabile che mi stordissi di trap ignorante dalla mattina alla sera. Ora succede anche questo. Quell’immaginario mi stravolge e mi fa sognare rapporti autentici, interessi in comune e passioni totalizzanti. Forse non servirebbero dosi così massicce di trap, ma è sempre accessibile, quindi perché non approfittarne? La trap è catartica.

Come da copione (Quale copione?) vi consiglierò, in breve, una serie e un libro che spero possano aiutarvi a sentirvi meno soli.

Romanzo Criminale (la serie)

Come non inserire questa serie? Insieme a True Detective è il serial di cui ho fatto, orgogliosamente, più rewatch. Prodotto tutto italiano, narra l’ascesa e la disfatta della, cosiddetta, Banda della Magliana. Non mi dilungherò su trame, personaggi e compagnia, ma perché mi piace così tanto e perché ho  sentito quasi la necessità di rispararmela in quarantena?

Qui torniamo sull’immaginario affascinante e seducente di cui si fa testimone anche la trap. Ci immergiamo in un mondo che è agli antipodi di quello che vivo quotidianamente, ma che non posso fare a meno di avvertire come casa. E non stiamo parlando delle gesta criminali che sono sempre e totalmente condannabili, parliamo di amicizie vere e autentiche tra persone che, per la maggior parte della storia, trovano nei loro compagni di scorribande quella famiglia che non sono riusciti a trovare altrove.

Io che non ho mai preso una multa (speriamo di poterlo dire anche domani) mi ritrovo a commuovermi per delle gesta criminali, perpetrate da uomini spietati che vivono la loro vita nella maniera più intensa possibile.

Questa banda non si scioglie con un paio di vaffanculo.

I Detective selvaggi (R. Bolaño)

Opera meravigliosa, vero e proprio capolavoro della letteratura contemporanea. Esce nel 1998.

Sono in difficoltà a parlare di questo romanzo perché, nella mia “carriera” di lettore, a seguito della lettura di questo libro, si è creato un prima e un dopo. Ci troviamo di fronte a 700 pagine di bellezza e meraviglia. Una vita così autentica e così pulsante non l’avevo mai trovata.

Non fatevi ingannare dal titolo. Lo dico perché ingannò anche la libreria dove ho comprato la mia copia, visto che l’avevano inserito tra i “gialli”.

A proposito, siete fan dei gialli? Ci ho scritto un articolino. Autopromozione tra le righe che non fa mai male.

Questo libro è troppo ampio e meraviglioso per confinarlo all’interno di categorie di genere. Si tratta di un vero e proprio romanzo mondo, al cui interno c’è tutto. Ma tutto per davvero.

Per esemplificare al meglio ciò che voglio esprimervi, riporto la quarta di copertina a cura di Giuseppe Montesano:

Leggendo i detective selvaggi si ride, ci si infastidisce, ci si commuove, si ha paura, ci si annoia, si soffre, ci si sente persi, si prova ansia, si sogna, si crede che possano esistere ancora passioni estreme, ci si illude che la poesia abbia senso, si pensa che niente abbia senso, si crede che tutto sia vano e ci si convince che vivere sia meravigliosamente insano: dove si trova qualcosa del genere nei romanzi degli ultimi trent’anni? Da nessuna parte i poeti sono i detective selvaggi della vita, in nessun altro scrittore di oggi la letteratura è così grandiosamente allegra e disperata.

C’è da aggiungere altro? Non credo. Fate un favore alla vostra anima e recuperatelo. Avrete un problema però: trovare qualcosa che vi faccia provare anche solo metà dell’intensità che si avverte nei Detective sarà difficile, ma amiamo le sfide, no?

E, pensare ai poeti come i veri esploratori del senso della vita mi trasforma in un brodo di giuggiole. Lunga vita alla poesia e lunga vita a ogni detective selvaggio sparso per il mondo.

Come bonus, senza spiegarvi il perché o il per come, vi aggiungo un libro: Gli interessi in comune. Narra di una banda di smandrappati, nella provincia fiorentina, che, come unico “punto in comune”, hanno la passione per le sostanze stupefacenti.

E sì, io che non ho mai fumato neanche una sigaretta, mi emoziono per dei ragazzi che si calano di tutto.

Non c’è più poesia,” fa, con la mente alle nottate passate nello stesso posto anni prima, e gli altri annuiscono.
“Non è vero,” pensa però il Malpa:
“Di poesia ora ce n’è anche di più,” riflette, “se hai ancora gli occhi per vederla. Ce n’è tanta, in questa fettina temporanea di caos: solo che noi non la sappiamo più trovare,” ma preferisce non condividere il pensiero coi compagni.

Grazie per avermi letto e seguito. Spero di avervi fornito degli spunti interessanti e dei consigli altrettanto utili. Consigliatemi anche voi opere e/o focus di cui potrei parlare nei prossimi articoli, mi raccomando!

Un saluto e buon viaggio,

A presto

Gabriele

Gabriele Bitossi

Gabriele Bitossi

Gabriele nasce nel '96 ed è da sempre appassionato di storie, in ogni loro forma. Studia italianistica all'Università di Pisa e sceneggiatura alla Scuola internazionale di comics a Firenze. Starebbe ore a parlare coi suoi personaggi preferiti... e se lo facesse già?

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