ON AIR


A DAY IN THE LIFE (Lennon – Mc Cartney)

A DAY IN THE LIFE (Lennon – Mc Cartney)

John Lennon – voce, cori, chitarra acustica, piano (accordo finale)
Paul McCartney – voce, pianoforte, basso, piano (accordo finale)
George Harrison – chitarra elettrica, maracas
Ringo Starr – batteria, percussioni, conga, piano (accordo finale)

Altri musicisti
George Martin – arrangiamento orchestrale, armonium (accordo finale), produttore
Mal Evans – piano (accordo finale), orologio sveglia, conteggio
John Marston – arpa
Erich Gruenberg, Granville Jones, Bill Monro, Jurgen Hess, Hans Geiger, D. Bradley, Lionel Bentley, David McCallum, Donald Weekes, Henry Datyner, Sidney Sax, Ernest Scott – violino
John Underwood, Gwynne Edwards, Bernard Davis, John Meek – viola
Francisco Gabarro, Dennis Vigay, Alan Delziel, Alex Nifosi – violoncello
Cyril Mac Arther, Gordon Pearce – contrabbasso
Roger Lord – oboe
Basil Tschaikov, Jack Brymer – clarinetto
N. Fawcett, Alfred Waters – fagotto
Clifford Seville, David Sandeman – flauto
Alan Civil, Neil Sanders – corno francese
David Mason, Monty Montgomery, Harold Jackson – tromba
Raymond Brown, Raymond Premru, T. Moore – trombone
Michael Barnes – tuba
Tristan Fry – timpani[37]

Registrazione: 19 gennaio 1967
Produttore: George Martin
Fonico: Geoff Emerick

Ho letto sui giornali di oggi 
di un uomo fortunato che è arrivato a destinazione
e sebbene la notizia fosse piuttosto triste
mi è proprio venuto da ridere

Ho visto la fotografia
si era fatto saltare le cervella in una macchina
non si era accorto che il semaforo era diventato rosso
un sacco di gente stava lì a guardare
avevano già visto la sua faccia
nessuno era veramente sicuro
Se appartenesse alla camera dei Lords

 

Genesi

Il brano è di John Lennon con un’importante inserto, completamente diverso, scritto da Paul Mc Cartney.

Bob Dylan ha avuto una forte influenza su John Lennon, trasmettendogli come una canzone possa parlare di quotidianità e allo stesso tempo lanciare messaggi politici.

Ad esempio, la prima strofa, erroneamente attribuita al ricordo di un incidente stradale che aveva coinvolto un’amico di John a Paul, si riferiva invece alla descrizione di un uomo politico strafatto di droga fermo al semaforo.

Altri riferimenti all’uso di droga si trovano in varie parti del brano, tanto che la BBC bandì la canzone dalle radio censurandola per un periodo di tempo.

I Beatles, pur negando fermamente in un primo momento, ammisero successivamente che si divertirono a inserire riferimenti di quel tipo nel testo.

 

«Il rock’n’roll era reale, tutto il resto no. La caratteristica più importante del rock’n’roll, del buon rock n’roll, qualsiasi cosa
si possa intendere per “buono”, è che è reale, e il realismo ti entra dentro, che tu lo voglia o meno. Puoi riconoscerci la
verità, come in tutta la vera arte».
John Lennon Remember

 

Ho visto un film oggi
l’esercito inglese aveva appena vinto la guerra
un sacco di gente è andata via
ma io sono proprio dovuto (rimanere a) guardare,
avendo letto il libro
Sarei felice di farvi andare su di giri

La composizione

Il brano è carico di riferimenti puntuali ad articoli di giornali e non mancano la frasi sensa senso.

I due giocarono a “palleggiare” insieme con le frase, con le parole, con i doppi sensi in pieno stile psichedelico.

E in pieno stile psichedelico non potevano mancare, appunto, riferimenti più o meno espliciti all’uso di sostanze stupefacenti.

Nella parte centrale Paul si è ispirato a ricordi adolescenziali. A quando prendeva l’autobus per andare scuola e si fumava una sigaretta perdendosi nei pensieri.

A Paul venne l’idea che la canzone dovesse contenere qualcosa di speciale, qualcosa di catastrofico. Inoltre Paul era appassionato di autori d’avanguardia come Luciano Berio, John Cage. Fu sempre sua quindi, l’idea che questo qualcosa dovesse essere qualcosa di estremamente dissonante, che disturbasse l’ascolto.

Nacque così l’idea di assoldare un’orchestra sinfonica per il famoso finale.

 

 

 

 

Mi sono svegliato, mi sono buttato giù dal letto
Ho passato un pettine fra i capelli
sono sceso di sotto e ho preso una tazza (di caffè)
e guardando su mi sono accorto di essere in ritardo
Ho trovato il cappotto e afferrato il cappello
ho preso l’autobus al volo (questione di secondi)
sono andato di sopra e mi sono fatto una fumata
qualcuno parlava e sono entrato in un sogno

 

La registrazione

A John non è mai piaciuto il suono della propria voce ed ha sempre preteso dai tecnici che la modificassero in qualche modo. Voleva che somigliasse alla voce di Elvis Presley in Heartbreak Hotel.

Fu così anche stavolta, tanto da costringere Geoff Emerick a forzare notevolmente il riverbero.

La parte cantata del brano si conclude con la famosa frase “I’d like to turn you on…” la cui parte finale oscilla fra due semitoni in modo molto evocativo e suggestivo.

La fine della frase si fonde con l’inizio del caos e il caos fu una vera propria “installazione” musicale. Un’orchestra sinfonica nella quale ogni componente doveva partire dalla nota più bassa del proprio strumento, per poi arrivare alla più alta possibile, per poi finire con un vero e proprio colpo di cannone dato da un accordo suonato con potenza e contemporaneamente su tre pianoforti a coda.

E tutto in 24 battute.

Le 24 battute destinate a diventare leggendarie nella musica pop.

I Beatles, nel momento della registrazione dell’orchestra, organizzarono un vero e proprio party. Vi parteciparono personalità come  Mick Jagger, Marianne Faithfull, Pattie Harrison, Brian Jones  e Graham Nash, con tanto di abiti multicolori e sciarpe sfolgoranti.

«Ci trovavamo in presenza di
un’orchestra di prim’ordine, abituata ad essere diretta da maestri che l’avevano sempre fatta suonare come
un’unica entità coesa. Io invece stavo spiegando che la cosa essenziale in questo caso era proprio evitare di
suonare come il compagno che avevano a fianco! «Se sentite il musicista accanto a voi — dissi — e
scoprite che tutti e due state suonando la stessa nota, vuol dire che siete su una nota sbagliata. Voglio che
ognuno vada per conto proprio e ignori tutto ciò che gli succede accanto; badate soltanto al vostro suono».
Risero: metà di loro pensò che eravamo completamente pazzi, e l’altra metà che la situazione era uno spasso.»

George Martin L’estate di Sgt. Pepper (La Lepre Ed.)

Ho letto sui giornali di oggi
di quattromila buchi a Blackburn, Lancashire
e sebbene i buchi siamo piuttosto piccoli
li hanno dovuti contare tutti
Ora sanno quanti buchi
Servono per riempire l’Albert Hall
Sarei felice di accenderti

Live e cover

E’ inutile dire che il brano è considerato una pietra miliare della musica pop, vincendo innumerevoli premi con una quantità di cover veramente notevole e di grande prestigio.

Per citarne alcuni: Sting, Bobby Darin, José Feliciano, Wes Montgomery, The Fall, Phish, Neil Young, Eric Burdon & War, Tori Amos, Bee Gees, Robyn Hitchcock, Chris Cornell, Jeff Beck e, ultimo ma non meno importante, Elio e le storie tese.

Ernesto Macchioni

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

Articoli Correlati

Commenti