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Recensione “Isolati”, Iris Bonetti

Recensione “Isolati”, Iris Bonetti
Isolati

ISOLATI

di Iris Bonetti

Editore: Self Publishing

Pagine: 486

TRAMA. Cinque uomini e una donna, uno scrittore irlandese, un chirurgo francese, uno studente spagnolo, un poliziotto canadese, un narco trafficante messicano e un’aspirante attrice americana si trovano su un volo diretto in Indonesia, che fatalmente precipita nel mezzo dell’Oceano Indiano. Naufragano sulle spiagge di un’isola sconosciuta dove, andando alla ricerca dei superstiti, si incontrano. Da quel momento lottano per sopravvivere affidandosi unicamente alle loro forze. Emergono le loro capacità, debolezze e istinti, insieme al vissuto che ognuno si porta dentro e che condiziona le loro azioni, fino a offuscare il confine tra il bene e il male. Avril, unica donna, costretta a subire queste dinamiche decide di fuggire, scoprendo così che non sono soli: una tribù di selvaggi compie dei macabri rituali nella giungla. La spiaggia non è più un luogo sicuro e sono quindi costretti a cercarne un altro, addentrandosi nella foresta e affrontando innumerevoli insidie. Tuttavia non sanno che l’isola nasconde ben altro. Demoni oscuri, i maduk, narrati nelle melopee degli indigeni, vivono nelle viscere di quella terra. Un mistero cupo e minaccioso che giunge dal passato e che cala inatteso su tutti loro. Orrore e coraggio, vita e morte si miscelano con l’amore e la passione, sentimenti che man mano coinvolgono i protagonisti in un intenso rapporto che li lega fino alla fine. Un romanzo appassionante dall’inizio all’epilogo, che pagina dopo pagina sedurrà il lettore.

 

 

RECENSIONE.

 

27 Dicembre ora locale 10:20. Il volo 962 della Qatar Airlines perse il contatto. La notizia occupò gli spazi di tutte le emittenti televisive. […] L’aereo si inabissò nell’Oceano Indiano e non venne mai trovato. Dopo alcune settimane, l’interesse per il fatto, seppur tragico, sbiadì come una pellicola nel tempo.

First reaction: shock” direbbe qualcuno, eppure in questo caso sarebbe una reazione più che lecita. Il testo di Iris Bonetti è molto particolare e personalmente non riuscirei a catalogarlo in un genere preciso. L’autrice e’ riuscita a sviluppare una trama molto credibile che ne intreccia diversi (di generi): romance, thriller, avventura e anche un pizzico di romanzo psicologico-sociale

Si sedettero in cerchio al limitare della foresta per raccontarsi. Come in quei gruppi di alcolisti anonimi nei quali ciascuno si sente libero e compreso nell’esprimere un dramma comune. Pure loro si sentivano tutti in quella condizione.

Essere naufragati su un isola che non è riportata in nessuna cartina geografica, è un dramma, non solo psicologicamente ma anche dal punto di vista sociale. 
Le leggi sociali che regolano la nostra società svaniscono: si torna a uno stato di natura e quello che ci illustra l’autrice è simile al pensiero di Thomas Hobbes, Homo homini lupus, ovvero “L’uomo è lupo per l’altro uomo” (rispolveriamo i manuali di filosofia amici).
Ciò che emerge, è impossibile da prevedere: L’autrice a tal proposito, descrive la vita dei sei personaggi un mese prima dell’incidente aereo: scopriamo la vita, il ruolo che hanno questi personaggi nella società, le loro paure, insicurezze. Ciò ci mostra, durante la lettura, come le persone cambiano quando le regoli sociali vengono meno e subentrano dinamiche di gruppo (ovvero attuare dei comportamenti che il singolo non avrebbe mai attuato: l’esempio più clamoroso nella storia fu la strage nello stadio di Heysel).

Un gruppo di uomini si scontravano per lei e in fondo a sé stessa, fu certa che lo facessero non tanto per i suoi diritti quanto per accaparrarsi i propri.

Il personaggio più interessante e che fa riflettere di più in “Isolati” è proprio Avril. Quando le regole svaniscono e subentrano legami morbosi, in cui la mente del gruppo, è più importante di quella del singolo, emergono dinamiche che nella nostra cultura sono inaccettabili. Tutti i sei personaggi hanno della tridimensionalità, Iris è riuscita a descrivere in modo completo tutti i personaggi e vediamo come essi cambiano e mutano; ma Avril è quella che cambia di più e porta maggiormente alla riflessione e riesce ad avvicinarci alla visione del mondo per altre società a noi “culturalmente” lontane (ad esempio le cultura poliandrica in Nepal oppure la cultura poligama marocchina).

<< Non facile essere una keetai. Non facile dare equilibrio qua dentro quando molti memeji, mariti.>> Lo disse posando una mano sulla propria pancia nuda e rigonfia. Avril si sentì mancare dall’imbarazzo. Avrebbe preferito ritrovarsi sola alla loro spiaggia, piuttosto che una frivola keetai tra dei selvaggi.

“Isolati” è un romanzo complesso, tridimensionale, che porta alla riflessione su diversi aspetti sociali. La trama è avvincente (anche se inizialmente è un pò lenta, ma è una cosa superabile) e rapisce. Ci tengo a fare i complimenti a Iris perché, nonostante la trama avvincente, emerge lo studio a priori dell’ambientazione, dei personaggi e della lingua Korowataj. La ringrazio inoltre per (l’infinita) pazienza e per avermi inviato una copia del suo testo. 

La vita è un naufragio, ma non bisogna dimenticare di cantare nelle scialuppe di salvataggio.

 

 

 

Buona lettura a tutti, 
Rachele.

 

 

 

 

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Rachele Bini

Rachele Bini

Rachele, 28 anni, Una, Nessuna, centomila. Studentessa lavoratrice con l’hobby di leggere, dalle scritte sui muri ai grandi classici della letteratura.

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