Preti che non le mandano certo a dire

Preti che non le mandano certo a dire

L’altro giorno come detenuti abbiamo cominciato il laboratorio di teatro, riservato a noi assassini e rapinatori. Io ero contento, sia perché partecipando al corso ti abbuonano il 70% della pena, sia perché il teatro non mi è mai dispiaciuto e prima di uccidere avevo fatto delle cose con Ronconi. Purtroppo già dal primo incontro ho capito l’andazzo: io mi aspettavo di fare del teatro a modo, con la trama, le scenografie e tutto, invece no, c’erano questi tre-quattro assistenti sociali drogati che ci dicevano di lavorare sulle emozioni e fare i dialoghi interiori. Insomma, io che già mi immaginavo nei panni di uno Shylock o perché no di una muscolosissima Locandiera, ecco che invece dovevo sorbirmi queste robe da imbecilli di sinistra dove la gente urla, salta, fissa il pubblico in modo inquietante, salta giù dal palco come volesse menare qualcuno, stile Pippo Franco quando gli fanno le foto agli spettacoli. Inutile dire che me ne son tirato fuori, preferisco di gran lunga scontare tutta la pena che fare il fenomeno da baraccone a quella maniera lì. Poi a rifarmi una vita faccio sempre in tempo quando esco fra 75 anni.


Come amministrazione comunale non siamo particolarmente attenti ai più deboli. Addirittura siamo il comune con più barriere architettoniche nel mondo. Toglierle nemmeno per sogno, ci vogliono 20mila euro e con quei soldi vogliamo anzi fare il velodromo. Tuttavia abbiamo studiato una soluzione ad hoc con la Soprintendenza: loro ci fanno tenere le barriere architettoniche a patto che le sopraeleviamo quel tanto che basta per farci stare sotto i drogati. Infatti dove c’è un piccolo tunnel, una conchetta ombrosa, un arco ben riparato, ecco che ci si vanno a stipare con naturalezza i tossicodipendenti. Qua tra l’altro di drogati ne abbiamo molti, anche diversi bambini. Quindi sarebbe una mossa decisamente vantaggiosa. L’intervento lo fa una ditta del meridione attraverso un progetto di finanza: praticamente loro non vogliono niente, si rifanno in un secondo momento sfruttando l’infrastruttura. L’idea è andare a vendere le bare alle famiglie dei drughé che si vanno a schiantare sotto gli anfratti di fresca sopraelevazione. Morale: ci guadagnano tutti tranne i diversamente abili. Conviene che si drogano anche loro.


Se c’è una cosa che proprio non ho mai capito è che tipo di interventi edilizi possiamo fare noi parroci nella canonica. Perché è chiaro che, trattandosi di permanenze nella maggior parte dei casi inferiori ai cinque anni, non è un bel gesto andare a fare operazioni pesanti. Però orientarsi non è facile perché nero su bianco non c’è niente. Io ad esempio vorrei aprire un piccolo poligono per bambini: basta tirare giù una parete e rubare qualche metro quadrato alla sacrestia, nulla più. Però non so, vorrei si esprimesse il vescovo con una nota ufficiale. È anche vero che se aspetto sua eminenza va a finire che mi risponde quando sono già da un’altra parte. Allora sapete cosa faccio: tiro dritto e chiamo subito una ditta per fare i lavori. Poi se per caso non era mio diritto, è nella piena facoltà della Curia fare ricorso al Tar. I magistrati amministrativi, come sempre, al di là del merito valuteranno l’interesse prevalente, e non vorranno certo andare a deludere i bimbi del catechismo che magari già sparano alle sagome da mesi con crescenti precisione ed entusiasmo. Insomma, questa è andata. Altra questione: come preti possiamo tatuarci? Io vorrei, ma penso sia vietato. C’è qualche norma in merito? Un decreto papale? Niente? Vabbé inutile fare dei discorsi tanto anche qui alla fine andrò di testa mia.

 

 

Niccolò Re

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

Articoli Correlati

Commenti

Potrebbe Interessarti x