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“COSMIC RAMBLER”, IL DEBUTTO SOLISTA DI FRY MONETI

“COSMIC RAMBLER”, IL DEBUTTO SOLISTA DI FRY MONETI

Francesco “Fry” Moneti, violinista e polistrumentista di Casa del vento e Modena City Ramblers, sta vivendo, a dispetto della situazione di stallo imposta dalla pandemia, un momento di grande esplosione creativa. In particolare, è in uscita il suo primo cd solista, un album di world music ed electro folk, che contiene atmosfere e suggestioni dal mondo – irlandesi, africane, mediorientali, ecc. – dove Fry suona praticamente tutto. Lo abbiamo incontrato per rivolgergli alcune domande su questa sua ultima fatica.

Ciao Fry, ci racconti da cosa nasce questo album?

Nasce soprattutto dalla mia inesauribile voglia di suonare e divertirmi…Suonare, suonare e suonare ancora… Del resto credo sia il messaggio più bello e sincero che un musicista possa lanciare, no?

Certo, ma era un progetto che avevi in cantiere quello del debutto solista o hai colto l’opportunità data dallo stallo dovuto al lockdown per il coronavirus?

Avevo già cominciato a registrare qualcosa, ma in maniera molto discontinua e inframezzata da tanti altri progetti che mi partivano nel frattempo… Diciamo che questo inaspettato stop mi ha permesso di focalizzarmi su un lavoro unico, quando di solito passo una parte del mio tempo con l’agendina in mano per incastrare orari di voli aerei e di treni con prove e live…

Già. A proposito, come stai vivendo le varie misure restrittive, tu che eri abituato a girare l’Italia e non solo in tour?

Paradossalmente sto reagendo peggio a questi ultimi lockdown che al primo lunghissimo. Quello l’ho vissuto un po’ come un samurai, senza grossi traumi sinceramente…Ero appena tornato da un tour europeo e l’idea di passare del tempo a casa mia non mi dispiaceva, soprattutto se pensi che difficilmente mi capita di dormire nello stesso letto per tre o quattro sere di seguito…Questo invece lo sto vivendo abbastanza male, a dirti la verità: vedo locali  e club storici che chiudono ed un circuito che si sta sgretolando, sciogliendosi come neve al sole giorno dopo giorno, e tutto ciò mi addolora… Sai com’è, faccio questo lavoro da quasi 30 anni e assistere alla fine di un’epoca e di un mondo mi ferisce tanto…Poi, sinceramente contavo di ripartire, anche se non a pieno regime, a marzo 2021, ma evidentemente sono stato troppo ottimista. De facto il settore dell’entertainment, basandosi sui famigerati assembramenti, è stato il primo a fermarsi e sarà l’ultimo a ripartire…E si conteranno morti e feriti, ahinoi, sul campo…

Cambiamo argomento e passiamo a parlare di cose più allegre, per esempio Cosmic Rambler, già fantastico fin dalla copertina del fumettista livornese Caluri, ma soprattutto per la miscela di influenze, atmosfere e suggestioni che lo rendono prezioso. Quale ritieni sia la forza di questo tuo ultimo lavoro?

La spontaneità ed il senso assoluto di libertà. Ho fatto realmente quello che volevo, divertendomi come un matto! Sai, quando lavori con gruppi devi per forza mediare ed a volte son processi mentali faticosissimi. Quando altri artisti ti chiamano a collaborare, addirittura spesso suoni proprio dei fraseggi che ti vengono richiesti e nient’altro. Ma anche quando lavori come produttore, anche se in teoria hai l’ultima parola in campo, si tratta sempre di una mediazione e di giochi di schermaglie psicologiche di cui a dirla tutta ne ho fin sopra i capelli… Quindi l’approccio totalmente “verginale” con cui ho affrontato ”Cosmic rambler” mi ha letteralmente rigenerato.

Quali influenze lo animano?

E’ un disco di world music che nasce da un rockettaro acustico! Scherzi a parte, include tutto il mio mondo. Da Bjork alla musica berbera…Ho suonato di tutto: da strumenti giocattolo a pezzi di liuteria di prim’ordine, da percussioni primitive a campionatori! Poi, senti questa: mi son divertito a far ascoltare il mio disco in anteprima ad amici fidati musicisti e anche a semplici fruitori della musica per non avere solo un’opinione “tecnica”. Gli accostamenti che hanno fatto sono diversissimi tra loro. Uno ha accostato un brano ai Nickelback, una band niente male ma di cui conosco a malapena due pezzi. Un altro ha accostato il mio album ad “Electric sufi” del suonatore di oud Dafer Youssef, ed è stato un gran complimento perché amo quel cd! Un altro mi ha detto che il mio album gli ricorda ”The end of the game” di Peter Green, un lp che non conosco ma che andrò a sentire appena finita la nostra intervista! (Ride)

Cosa hai portato nel disco del tuo nuovo ruolo di padre? Quanto sono importanti le tue radici, la tua famiglia, la tua terra?

Sicuramente il ruolo di padre ha modificato il mio modo di suonare e di comporre. Sicuramente la gioia e la tranquillità che mi ha regalato il mio piccolo Lorenzo hanno di molto abbassato l’asticella della vanità e quindi della foga dell’esibizione. Insomma, ho un modo di suonare meno ”smargiasso“ da quando c’è lui… Comunque le mie radici sono importantissime e mi manca tanto la mia meravigliosa Toscana. La copertina del cd disegnata dal grandissimo Daniele Caluri è emblematica il tal senso. L’astronauta musicista che fa autostop col cartello ”to earth” son io, in pelle e riccioli! Nel senso: posso andare su Saturno ed anche più in là, ma so sempre chi sono, da dove vengo e quando e dove tornare.

Chi ha collaborato con te al disco?

Intanto il già citato Daniele Caluri, che stimo da tanti anni e che rappresenta uno dei “pastelli” più felici degli ultimi vent’anni di fumetto italiano. Poi ”sua maestà”, come amo definirlo, Patrizio Fariselli degli Area che con Hammond e piano ha impreziosito “African scars” e ti giuro ho i brividi ogni volta che sento le sue parti nel mio brano! Al “dio tamburo” Alfio Antico ho fatto colorare ”My sweet tsunami”: Alfio è un altro pezzo da 90 con un curriculum impressionante dato che ha suonato con De Andrè, Vinicio Capossela, Peppe Barra e tanti altri: un gran personaggio, un vero terremoto. Passi un pomeriggio con lui e t’incanta con note, storie e la sua immensa cultura contadina. Poi c’è Francesco Di Bella, l’ex cantante dei 24 grana che si è occupato delle parti vocali di ”This is the world we live in” ed ha scritto una strofa in napoletano che è una poesia, da quanto è bella…Nello stesso brano suona l’ottimo drummer Marco Confetti, artista tuo concittadino, e il chitarrista storico di Di Bella: Mr. Alfonso Bruno. Insomma, come vedi ospiti eccezionali, come eccezionale è stato Gino Generoso Pierascenzi, il co-produttore artistico assieme a me del cd. Gino ha vissuto il disco dall’inizio alla fine, ha proposto idee, ha suonato parti di basso e percussioni con una serietà e gusto assoluto.  Tra noi due è intercorsa un’intesa straordinaria e ti assicuro che non ha nulla da invidiare ad altri produttori con nomi altisonanti con cui ho lavorato in precedenza…

Quali sono i brani di Cosmic Rambler a cui sei più legato e quelli di cui sei particolarmente soddisfatto?

Il brano che amo di più è ”Lorenzo, the magnificent”, dedicato al mio piccolo gibbone di due anni. (Ride). E’ una sorta di family song: il brano comincia con Lorenzo che parla e il mio babbo che lo accompagna col banjo… Come produzione ed arrangiamento mi piace molto anche “This is the world we live in” per questa sorta di mezcla tra musica africana ed irlandese. Poi, mi ha molto divertito la creazione di ”My sweet tsunami”. Stavo ascoltando con uno strumento in mano il brano ”pane e cipudda” di Alfio Antico e volevo ospitarlo su un brano che non fosse troppo distante dal suo stile…Mi lascio ispirare dal brano e scrivo qualcosa di simile dopo cinque ascolti…Lascio sedimentare l’idea ed il giorno dopo apro la registrazione e continuo a suonare ed affinare il brano. Completo il brano e riascolto l’originale a cui mi ero ispirato. Ecco, non c’entrava più nulla! Il brano di Alfio è bellissimo ma dark, scuro, con una tensione costante, il brano mio, appunto ”My sweet tsunami” al contrario è solare, aperto e può ricordare la produzione più romantica di Pat Metheny, se vogliamo… Insomma, come dire: il giorno e la notte. Eppure ho composto il brano basandomi su ”Pane e cipudda” di Alfio… Bah, che dire? Sono i misteri ed assieme la bellezza della musica!

Stai anche scrivendo un libro, di cosa tratta? E a cosa si deve questa tua esplosione creativa?

Sì, il mio primo libro uscirà a marzo per la Officina di Hank, casa editrice di Genova, e si chiamerà “In un elaborato impeto d’ira”. E’ una sorta di road movie ambientato nel mondo della musica. I fatti narrati risalgono all’estate del 95 , un’estate che potrebbe cambiare la vita a Vinnie Brody, al secolo Vincenzo Brodo, chitarrista un po’ anaffettivo ed introverso, protagonista del libro. E’ un romanzo divertente, almeno credo, dove stigmatizzo un po’ l’ambiente musicale: dalle cantanti con l’ego ipertrofico e coi perenni mal di gola, ai discografici da vignetta, dai manager incompetenti ai panini immangiabili degli autogrill… Ma per rispondere alla seconda parte della tua domanda, di sicuro la cattività che ci ha imposto il lockdown ha spinto il mio cervello alla creatività e all’escapismo!

Insomma: un figlio, un disco, un libro. Non mi dire che hai anche altri impegni che stai portando avanti in questo difficile momento…

Ebbene sì! Sto producendo un disco a Spoleto ed ho cominciato a collaborare con la rivista “Strumenti & musica”, la più antica delle riviste musicali italiane. Mi occupo di una rubrica che si intitola ”That’s all folks” dove recensisco cd di folk rock e mi occupo anche di interviste varie, nonché di test di strumenti. Poi ho cominciato a dare lezioni on line di violino, mandolino ed altri strumenti a corda, oltre a continuare a fare quello che ho sempre fatto, ovvero suonare in studio per altri artisti. Inoltre sto seguendo assieme alla New model label la promozione del mio disco solista e dovrei fare un salto in Puglia per registrare un video con un’altra band con cui sto collaborando. Appena sarà possibile ripartire coi Modena City Ramblers e col nuovo batterista (che è fortissimo e la cui identità vi sveleremo quanto prima), porteremo in giro il tour che doveva partire l’anno scorso ma che non è iniziato a causa della pandemia. Invece con Casa del Vento dovremmo entrare in studio per il nuovo cd di inediti…Insomma di cose da fare alla fine ne ho pure troppe…

Che dire? Dalla cattività alla creatività per certi artisti il passo è proprio breve.

 

Elisa Giobbi, Firenze 11/1/2021

 

 

 

 

Elisa Giobbi

Elisa Giobbi

Fiorentina, coltiva musica e scrittura fin dall'adolescenza. Ex editrice, è autrice di "Firenze suona", "Rock'n'roll noir", "La rete", "Eterni", "Love (& Music) Stories, "La sposa occidentale", "La morte mi fa ridere, la vita no". Presidente dell'ass. cult. "Firenze suona", organizza e dirige rassegne e contest musicali.

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