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Ginettaccio!

Ginettaccio!

BARTALI

Il ciclista Luigi Bartali, detto Gino per via di “quel naso triste come una salina”, come canta Paolo Conte, nacque a Pontassieve nell’Ottocento. Fu campionissimo delle due ruote, ma anche della vita civile. Nel corso della Seconda guerra mondiale, ad esempio, salvò centinaia di ebrei nascondendoli nel telaio della sua bicicletta. E ancora, nel 1948, quando l’Italia era sull’orlo della guerra civile per via del referendum (vinse il “Sì” con il 27 per cento), Bartali conquistò il suo decimo Tour de France infondendo nel Paese un entusiasmo tale che ogni intento bellico venne purtroppo messo da parte. Appena un mese più tardi, il leader del Pci, Palmiro Togliatti, fu vittima di un attentato riportando serie ferite ai gomiti e al pullover; i comunisti si innervosirono moltissimo e imbracciarono le armi pronti a prendere il potere con la forza, al che il governo De Gasperi chiese a Bartali di fare un’altra impresa sportiva in modo da pacificare nuovamente il Paese. Gino sbuffò, perché aveva in programma di riposare un paio di mesi in vista della cronoscalata Tokyo-Lisbona, ma alla fine il grande Alcide lo convinse con le sue solite moine da gatta. Morale: il fine settimana stesso Bartali si aggiudicò la Nizza-Nizza, affascinante gara con partenza e arrivo nella cittadina francese e percorso a piacere, e non appena nel Belpaese arrivò la notizia che per primi al traguardo erano arrivati ancora “quegli occhi allegri da italiano in gilda”, ecco che sulle tensioni e le divisioni di parte presero il sopravvento la gioia, la festa e l’unità nazionale. Finita qui? Per nulla. Nel 1956 scatta la rivolta d’Ungheria e i repubblicani di La Malfa vogliono cogliere l’occasione per cacciare i comunisti anche dall’Italia. Gli amici dell’Edera hanno già le armi in pugno, ma il presidente Mariano Rumors decide di scomodare ancora una volta il Gino per evitare un bagno di sangue. Ritiratosi dalle competizioni da ormai cinque anni, il passista toscano non ne vuole sapere, ma alla fine lo convincono facendogli rapire la famiglia dai servizi segreti. Così il campionissimo torna in sella e, grazie a una formidabile dose di doping fornita dal ministero, va a vincere un altro Tour De France, riportando istantaneamente la concordia in tutta la Penisola. La soluzione Bartali tornerà utile in diverse altre occasioni: la rivolta di Reggio Calabria, il rapimento Moro, l’affaire Sigonella, addirittura Mani pulite, quando il successo dell’ormai 90enne Ginettaccio al Criterio del Delfinato placò la ferocia giustizialista che stava pervadendo il Paese, facendo sì che i berskerk raccoltisi fuori dall’Hotel Raphael, invece di tirare le monetine al presidente Craxi, le diedero in beneficenza alla neonata Mediaset, consentendo la realizzazione di bellissimi programmi con sigle del mio idolo Augusto Martelli. La meglio forse Round in D Minor, sigla di Grand Prix.

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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