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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Ginettaccio!

Ginettaccio!

Il ciclista Luigi Bartali, vulgo Gino, nacque a Pontassieve nell’Ottocento. Campionissimo delle due ruote, grazie alla bicicletta è stato assoluto protagonista non solo dello sport, ma anche della storia patria. Tanto per cominciare, nel corso della Seconda guerra mondiale salvò dalla deportazione migliaia di ebrei nascondendoli nel telaio della sua mountain bike e tirandoli fuori a metà anni settanta, per sicurezza. Quindi, nella primavera del 1948, quando l’Italia era sull’orlo della guerra civile per via del referendum Monarchia-Dittatura, Bartali conquistò il suo decimo Tour de France, infondendo nel Paese un entusiasmo tale che ogni intento violento venne messo da parte.
Poi, appena un mese dopo, il leader del Pci, Palmiro Togliatti, fu vittima di un attentato dinamitardo, riportando serie ferite ai gomiti e al pullover. Logicamente i comunisti si innervosirono e imbracciarono le armi pronti a prendere il potere con la forza, al che lo scaltro presidente De Gasperi chiese a Bartali di fare un’altra impresa sportiva in modo da pacificare nuovamente il Paese. Gino sbuffò, perché aveva in programma di riposare un paio di mesi in vista della cronoscalata Tokyo-Lisbona, ma alla fine il grande Alcide riuscì a convincerlo col suo fare da gatta capricciosa. Morale: il fine settimana stesso Bartali si aggiudicò la Nizza-Nizza, affascinante gara con partenza e arrivo nella cittadina francese e percorso a piacere, e non appena nel Belpaese arrivò la lieta notizia ecco che sulle tensioni e le divisioni di parte presero il sopravvento la gioia, la festa e l’unità nazionale.
Finita qui? Per nulla. Nel 1956 scattò la rivolta d’Ungheria e ai repubblicani di La Malfa venne l’idea di cacciare i comunisti anche dall’Italia, preferibilmente a sassate. Al che, per evitare un bagno di sangue, il presidente Mariano Rumors decise di scomodare ancora una volta il mitico Gino. Ritiratosi dalle competizioni da ormai cinque anni, il passista toscano non ne voleva sapere, ma alla fine lo convinsero facendogli rapire la famiglia dai servizi. Il campionissimo tornò quindi in sella e, grazie a una formidabile dose di doping fornita dal ministero, andò a vincere 60enne un altro Tour de France, riportando istantaneamente la concordia in tutta la penisola.
La soluzione Bartali tornerà poi utile in diverse altre occasioni: la contestazione studentesca; il rapimento Fanfani; l’affaire Sigonella; addirittura Mani Pulite, quando il successo dell’ormai 90enne Ginettaccio al Criterio del Delfinato placò la ferocia giustizialista che stava pervadendo il Paese, tant’è che i berserk raccoltisi fuori dall’Hotel Raphael, invece di tirare le monetine al presidente Craxi, le poggiarono per terra e tornarono a casa. Nemmeno un minuto più tardi passò di lì l’imprenditore Silvio Berlusconi, raccolse tutti quei soldini e li utilizzò per fondare la rete Mediaset e il partito Forza Italia, primi mattoncini di quello che di lì a poco sarebbe diventato un Paese un po’ meglio. 

 

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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