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Théodore Géricault – il romantico con il gusto per l’orrido

15 Ottobre 2020 Frammenti d'arte
Théodore Géricault – il romantico con il gusto per l’orrido

Théodore Géricault – il romantico con il gusto per l’orrido

 

Théodore Géricault, come anticipato la scorsa volta, sarà il protagonista del mio articolo di oggi.

 

Anche Géricault rientra tra gli artisti romantici ma, in qualche modo, si discosta dai suoi colleghi a causa del suo gusto macabro che lo portò addirittura a dipingere teste di decapitati o pezzi anatomici. Il suo rifiuto per la bellezza lo differenzia alquanto dai bellissimi paesaggi di Constable, di Friedrich e degli altri pittori romantici ma, nonostante questo, io lo apprezzo molto e trovo che molte delle sue opere siano dei veri e propri capolavori.

 

Iniziamo a scoprire qualcosa di più sulla sua vita.

 

Géricault

 

I primi studi di Théodore Géricault

 

Théodore Géricault nacque a Rouen nel settembre del 1791 da una famiglia parigina ma originaria della Manica. Trascorse la sua infanzia in un ambiente facoltoso e questo gli consentì di ricevere un’ottima istruzione presso il Lycée Impérial. Per quanto riguarda i suoi studi artistici, questi iniziarono presso l’atelier di Carle Vernet per poi proseguire nell’atelier di Pierre-Narcisse Guérin (dove conobbe l’amico Eugène Delacroix e del quale abbiamo parlato la scorsa volta) e alla Scuola di Belle Arti di Parigi.

 

Géricault

 

La sua fama iniziò quando, nel 1812 presentò al Salon il quadro “Ufficiale dei Cavalleggeri della Guardia Imperiale alla carica”. I cavalli rappresentavano una delle sue più grandi passioni e furono spesso oggetto di suoi numerosi studi e dipinti nonché, come vedremo più avanti, la causa della sua prematura morte.

 

Géricault

 

Dopo aver partecipato senza troppo successo al Prix de Rome, Théodore si recò in Italia dove cercò di riprodurre le tele di Tiziano e Tintoretto e dove studiò l’operato di Michelangelo, Leonardo, Raffaello e Caravaggio.

 

La zattera della Medusa

 

Al suo rientro a Parigi, avvenuto nel 1817, Géricault ebbe un figlio da una sua giovane zia che venne chiamato Ippolito Giorgio. In questi stessi anni iniziò a dedicarsi con ancora più impegno al disegno utilizzando la litografia, tecnica che gli consentiva di ottenere una certa espressività. Ben presto Théodore iniziò ad interessarsi ai temi sociali facendo particolare attenzione alla sofferenza umana e alla tragedia. Grazie a questi suoi interessi venne a conoscenza della tragica notizia di un naufragio avvenuto nel 1818 e che lo portò a dipingere la sua opera più celebre, “La zattera della Medusa”:

 

Géricault

 

La Meduse, insieme ad altre navi, stava trasportando una delegazione francese nella colonia senegalese di St. Louis. Dopo quattordici giorni di navigazione la Meduse naufragò su una secca. Dal momento che le scialuppe non erano sufficienti per tutti i naufraghi, venne costruita una zattera per coloro che erano rimasti senza un mezzo di salvataggio. Su tale zattera erano stipati ben centoquarantanove uomini e ben presto, senza alcun motivo, venne tagliato il cavo che permetteva il traino della zattera da parte delle altre scialuppe e il mezzo di fortuna si trovò abbandonato senza che nessuno facesse niente per soccorrerlo. Iniziò così una dura lotta per la sopravvivenza. Alcuni moribondi vennero buttati in mare e si verificarono addirittura dei casi di cannibalismo dovuti alla fame e alla sete. Dopo dodici giorni una nave, l’Argus, raccolse i soli quindici naufraghi superstiti, anch’essi tutti moribondi.

 

L’idea iniziale di Géricault, indignato dal modo in cui quei naufraghi erano stati abbandonati, fu quella di realizzare delle litografie che illustrassero l’intera vicenda ma, alla fine, decise di dipingere un unico grande quadro che illustrasse l’accaduto. Arrivò addirittura a prendere uno studio vicino all’Ospedale in modo da poter studiare dal vivo i malati, i moribondi, i cadaveri e persino i pezzi anatomici per riprodurre al meglio l’episodio di cannibalismo.

 

Questa tela generò molto scandalo e aspre polemiche ma fece allo stesso tempo raggiungere a Géricault il picco della fama, portandolo a ricevere alti guadagni.

 

La serie degli alienati monomaniacali 

 

Purtroppo, in seguito ad alcuni investimenti finanziari finiti male, Géricault ebbe enormi perdite economiche che gli causarono una forte forma depressiva. Fu per questo che si rivolse al dottor Etienne-Jean Georget con il quale nacque una sincera amicizia. In seguito a questa terapia Théodore realizzò, dal vivo, dieci ritratti di alienati monomaniacali. Delle dieci opere ne sono rimaste solo cinque ovvero quelle del dottor Georget. Tra queste vi erano l’invidia, la mania del gioco, la cleptomania, il rapimento di bambini e la mania del comando militare.

 

Invidia Mania del gioco

                          Cleptomania

 

La datazione di queste tele è collocata tra il 1822 e il 1823 e non è chiaro se vennero commissionate dallo stesso dottore come terapia o se fu un’idea dello stesso Géricault. Ad ogni modo questi eccezionali dipinti vedevano gli internati ritratti a mezzobusto e a colpire sono soprattutto le loro espressioni talmente realistiche da consentirne quasi una diagnosi. Théodore sembra scavare nella persona che ha davanti e anche i colori utilizzati contribuiscono a generare un senso di inquietudine nello spettatore.

 

Rapimento dei bambini Comando militare

 

Nel 1822 due cadute da cavallo gli causarono una lesione del midollo spinale dalla quale derivò una paralisi. Fu così che Théodore Géricault, nel 1824 e dopo un mese e mezzo di agonia, morì. La sua vita si concluse a soli trentatré anni e a raccogliere la sua eredità artistica fu soprattutto il suo amico Delacroix.

 

Géricault

 

Se gli ostacoli e le difficoltà scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari, e quasi lo alimentano.

 

 

Autore del Post

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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