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La vita è un viaggio

8 Ottobre 2020 Acqua salata, BLOG
La vita è un viaggio

Vorrei parlarvi delle mirabolanti bellezze surfistiche dell’Algarve, del clima mite per 12 mesi all’anno, delle onde che si srotolano perfette e indisturbate in baie nascoste, delle surfate indimenticabili insieme a pochi amici. Mi sarebbe piaciuto, ma non sarà così.

Quando si va in un posto carichi di aspettative e racconti entusiasti spesso, o meglio quasi sempre, si trova la fregatura.

Niente da togliere alla bellezza naturalistica della punta a sud del Portogallo, scenari mozzafiato, falesie alte sul mare tagliate da baie di sabbia dorata e ciottoli dai colori variopinti, arbusti odorosi ed una quantità di specie di uccelli tale da farla diventare una meta ambita per il turismo ornitologico.

Un clima amichevole tra tutti i turisti che arrivano lì, furgoni, ragazzi da tutta Europa, sorrisi, un furto (ma sicuramente saranno stati i famigerati “zingari da Lisbona”).

Ma le onde no. Sarò stata sfortunata o abituata troppo bene nelle mie mete precedenti, ma qui per trovare un’onda per il verso c’è stato da penare e fare chilometri e chilometri in lungo e in largo.

Grazie a questo mi sono documentata ovviamente sulla storia e archeologia della zona…un intrattenimento dovevo pur trovarlo!

Mi sono quindi imbattuta, più o meno casualmente nel menhir di Zavial (Zavial è la località): all’aspetto non è niente di inusuale, si tratta di una pietra calcarea a forma di mandorla dell’altezza di un paio di metri.

Tra il 4000 e il 3000 a.C., la sensibilità chiamiamola religiosa, aveva questo tipo di manifestazioni, circoli di pietre, dolmen, altari rupestri. Non mi spingo nel fare congetture in un campo che non conosco e che comunque è molto dibattuto; mi piace però pensare al motivo del perché proprio lì, sulla quasi sommità del colle, a poche centinaia di metri dall’oceano, in una radura (oggi gli alberi sono davvero pochi, magari nel neolitico no), in un percorso insieme ad altri manufatti di pietra. Mi incuriosisce cercare di immergermi a pensare quello che sentiva una persona vivente all’epoca, chissà quale tipo di forza l’aveva spinta a scegliere tutto quello sistema di massi più o meno grandi, posti non a caso.

Era un tributo alle forze della natura o agli antenati? Un augurio di prosperità? Una forma di comunicazione? Certo è che il luogo è davvero suggestivo, si respira l’aria che arriva dalle distese dell’Atlantico, un infinito per noi che lo solchiamo e chissà per loro che non avevano idea di cosa ci fosse al di là. Si percepisce la vetustà del terreno roccioso sulle quali le architetture umane poggiano, i milioni di anni che hanno plasmato la finis terrae che li accoglie, è senz’altro un luogo ricco di grande energia.

L’energia che deve essere sentita e catturata anche da chi fa lo sport del surf e, che spinto dalla smania della ricerca di onde perfette, si ritrova spesso a bocca asciutta. L’aspettativa disattesa è amara, ma se si coglie l’essenza del viaggio e diamo a lui la valenza di scoperta, qualunque essa sia, allora non c’è niente di vano poiché significa che abbiamo imparato ancora qualcosa.

Autore del Post

Federica Mazza

Surfista e archeologa marina o “subacquologa”, come ama definirsi con i colleghi. Il suo blog "Acqua Salata" è un diario di esperienze, riflessioni, viaggi e culture condito ogni tanto da qualche nota storico archeologica.

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