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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Scavallando

Se a un giovane d’oggi dici ‘Celi’, lui probabilmente penserà al famoso “Certificato di conoscenza della lingua italiana” rilasciato dall’Università di Perugia, o al massimo crederà che lo si stia accusando di nascondere qualcosa, magari su Ustica. Purtroppo solo pochissimi collegheranno all’attore messinese Adolfo Celi, prematuramente scomparso trent’anni fa – sentendosi male in scena, come Montesano – e quindi, di fatto, uno sconosciuto per le leve più verdi. Un gran peccato, perché parliamo di uno dei massimi interpreti cinematografici del secondo dopoguerra. Con un tratto unico: la “scavallata”, così come la definì Gianni Rondolino nel volume della collana del Castoro dedicato al mattatore siciliano. «Ci sta un elemento che salta all’occhio facile facile – scrive il Rondolino papà del mitico Fabrizio – e cioè questo fatto che Adolfo Celi interpreta personaggi distinti, autorevoli, con ruoli importanti nella società, che però all’improvviso, con una “scavallata”, si reinventano cazzoni e superficiali». I casi noti, spiega il critico, sono quelli di Amici miei e Febbre da cavallo. Nel primo Celi interpreta il cardiochirurgo dottor David Sassoli, che non esita ad abbandonare camice e posizioni apicali in Asl per darsi alla pazza gioia con i suoi compagni di infinite goliardie («Supercazzola denaturata! Come fosse Marco Pantani! Piripiripì!»), mentre nel film di Steno riveste i panni dell’inflessibile presidente del tribunale di Viterbo, che a sorpresa nel finale si rivela un frizzante ludopatico tutto ippodromo e cocaina. Ma questa è soltanto la punta dell’Eisenberg, perché la “scavallata” torna anche in altri lungometraggi, nei quali, tuttavia, a causa di un problema di formati video (il tuning digitale Titanus dell’epoca era inadatto alle rifrazioni del nastro a doppio strato), non viene minimamente percepita dallo spettatore. Però c’era! Ad esempio in 007 Thunderball Celi-Emilio Lago a metà film lascia il posto di numero due della ditta Spectre e va ad allenare una scalcinata squadra di calcio della provincia italiana, la Ammiraglio Magnaghi di Sondrio, in un’irresistibile vertigine di scorregge e battutacce da stadio. O ancora, nella miniserie Sandokan, Celi-Lord Brook da un lato combatte senza pietà la Tigre della Malesia, dall’altro “scavalla” e va a tirare i sassi dal cavalcavia con Janez ubriaco e i Fratelli Savi. Stesso discorso per lo sceneggiato su Joe Petrosino: Celi è un poliziotto integerrimo per le prime venti puntate, ma nelle ultime due impazzisce, molla la divisa della Polstrada e va a Woodstock ad ammucchiarsi con i genitori di Camila Raznovich. Poi altri film non ne ho visti perché ora sono un attimo dai miei e qua non abbiamo il videoregistratore.

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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