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Il figlio dei giostrai

Il figlio dei giostrai

Quando ero in quarta elementare una famiglia di giostrai ha messo le tende nel campo sportivo allacciandosi abusivamente ai baracconi della Festa dell’Unità a loro volta illegalmente collegati per acqua e luce alla locale mensa Caritas. L’arrivo in paese di quei personaggi ha subito preoccupato noi bambini e anche le maestre, le quali tuttavia dovevano far finta che non c’era niente da temere e che era giusto conoscere le culture differenti dalla nostra e fondamentalmente errate. Come alunni speravamo di tutto cuore che non ci avrebbero distribuito i ragazzini nelle varie classe, cosa che invece prontamente avvenne per intervento dei Servizi sociali, evidentemente non paghi di tirar fuori di galera i carcerati mettendoli a dipingere le maioliche e a fare i centri tavola come se non avessero ucciso decine di benzinai. Ebbene un bel giorno ecco che in classe nostra attiva questo Eric, ragazzino nomade di età indefinita, olivastro tranne le parti col fungo, un tipo direi alla Celentano. Resterà con noi circa due mesi, i peggiori della mia vita, in cui guardacaso mi verranno magicamente sottratti due astucci, una stilografica Montegrappa, un mappamondo luminoso, la biografia di Adolfo Celi, diverse carte Magic rare e la mia amata Smemoranda tappezzata di foto dell’ex ministro Sirchia. Non contenti gli assistenti sociali tirano dentro anche i genitori di Eric, che fanno piccoli numeri di circo. Il papà, tutto Teocoli, è un lanciatore di coltelli molto basilare, come trova un coltello lo lancia fuori dalla finestra perché lo ritiene un utensile pericoloso, vista anche la presenza di tanti bambini, la mamma invece è per così dire l’elemento sveglio della coppia, infatti interpreta la parte del clown vestita grossomodo come Sbirulino. Alla prima esibizione (siamo nel locale palestra) ci fa: “Sapete che differenza c’è tra O Sole Mio (corsivo mio) e il salame? Che O Sole Mio sta in fronte a te, il salame sta in fronte a me!”. Stiamo ridendo ancora adesso. Quando finalmente tutta questa situazione volge al termine – Eric e i suoi se ne vanno al pari di tutte le altre famiglie di giostrai giunte a far baldoria in Lunigiana – facciamo assemblea di classe e mentendo diciamo alle maestre che ci dispiace che alla fine il nostro nuovo amichetto se ne sia andato e che ci mancherà, e addirittura queste falsità le mettiamo nero su bianco nei temi di italiano. Una scelta dettata ovviamente da pura convenienza, essendoci in vista il concorso per entrare nei “Giusti tra le nazioni” di Israele, traguardo che di lì a poco in effetti centriamo grazie ai nostri scritti favorevoli alle minoranze, al circo e all’integrazione dei nomadi nelle scuole di noi bambini regolari. La cerimonia a Tel Aviv è un disastro perché è esattamente in quell’occasione che uccidono il primo ministro Rabin, proprio mentre ci sta consegnando gli attestati. La premiazione ovviamente viene interrotta di colpo con il risultato che alcuni alunni hanno ricevuto la loro bella pergamena, altri, tra cui io, restano a bocca asciutta, e poi c’è Sandro Festorazzi in una situazione ancora differente in quanto ha la pergamena macchiata del sangue presidenziale, alla Jackie Kennedy, e anni dopo la rivenderà per seicentomila euro a dei collezionisti riuscendo a coronare il sogno di comprarsi un piccolo televisore. Tornati in Italia abbiamo solo una gran voglia di normalità: basta attentati, basta zingari nel piazzale, basta assistenti sociali che con le loro iniziative da sballati turbano la didattica scolastica. Vorremmo insomma finire l’anno in pace e poi goderci l’estate, ma non c’è verso, ogni giorno abbiamo un’intervista, una conferenza stampa, un convegno, un incontro con le organizzazione agricole, insomma tutte quelle cose che si convengono a una classe che suo malgrado è diventata la più famosa e stimata del Belpaese. Allora a quel punto decidiamo di approfittarci della nostra fama prendendoci qualche soddisfazione, ad esempio rispondiamo male ai bidelli, otteniamo il 6 politico per tutte le materie tranne domotica (la studiamo volentieri perché un domani è utile) e cambiamo radicalmente il programma del cineforum sostituendo i cartoni animati educativi di Enzo D’Alò (ad esempio La Freccia Azzurra) con i migliori lungometraggi interpretati da Arnold Scharzenegger, a partire dal bellissimo Danko. Venendo a sapere di questo atteggiamento da ammutinati, lo Stato di Israele ci revoca ogni onorificenza. Di fatto diventiamo poco più che dei criminali comuni e veniamo presi in carico dai Servizi sociali i quali ci sparpagliano in classi di bambini nomadi ormai inseriti e che vivono all’occidentale, con i genitori in appartamento e il Land Rover donato dal Lions. Tra i docenti c’è proprio quel bambino Eric che un tempo c’eravamo trovati fra i piedi. Ora ha sedici anni, due lauree magistrali e anche il motorino. Inoltre, dettaglio che sfugge ai più ma non a me, nel taschino ha una penna Montegrappa che mi pare di conoscere molto bene. “Dopo tutti questi anni sarà bella che scarica”, mi dico per consolarmi. Ma alla fine quelle penne lì che si regalano per la Cresima non le usa mai nessuno, è più il pensiero che l’oggetto in sé. Però ovvio dispiace.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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