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PENNY LANE (Lennon – Mc Cartney)

Penny Lane

McCartney: voce, pianoforte, basso, armonium, tamburino, effetti • Lennon:
cori, pianoforte, chitarra, conga, battimani • Harrison: cori, chitarra • Starr:
batteria, campanello ••• George Martin: pianoforte • Ray Swinfield, P.
Goody, Manny Winters, Dennis Walton: fauti, ottavino • David Mason:
trombino • Leon Calvert, Freddy Clayton, Bert Courtley, Duncan
Campbell: trombe, ficorno • Dick Morgan, Mike Winfield: oboe, corno
inglese • Frank Clarke: contrabbasso

Registrazione 29, 30 dicembre 1966 e 4, 5, 6, 9, 10, 12, 17 gennaio 1967
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 17 febbraio 1967 (singolo; sull’altro lato: Strawberry Fields
Forever) • USA 13 febbraio 1967 (singolo; sull’altro lato: Strawberry
Fields Forever) • IT 14 febbraio 1967 (singolo; sull’altro lato:
Strawberry Fields Forever)

Il capolinea di Penny Lane

Nel 1966 John Lennon aveva ventisei anni, Paul McCartney ventiquattro: apparentemente un po’ troppo giovani per provare già nostalgia per l’età adolescenziale (anche se le esperienze vissute, in particolare quelle del periodo amburghese, li avevano sicuramente fatti crescere in fretta), ma evidentemente già inclini a guardare non solo al passato, benché recente, ma anche alla città natale, che entrambi avevano lasciato con affetto e rimpianto trasferendosi a Londra nell’autunno del 1963.

Già l’anno precedente, iniziando quella che sarebbe diventata In My Life, Lennon era partito elencando i luoghi di Liverpool nella sequenza precisa di un viaggio in autobus da casa sua al centro cittadino: e quell’elenco iniziava proprio con Penny Lane (una rotonda stradale dove c’era un capolinea di interscambio delle linee degli autobus).

McCartney: “Molti dei nostri anni di formazione li abbiamo trascorsi aggirandoci per quei luoghi. In Penny Lane io scendevo dall’autobus per cambiare linea e andare a casa di John”.

Nel caso di Strawberry Fields Forever, completata il 22 dicembre 1966, soltanto il titolo si limitava a evocare un luogo dell’infanzia, facendolo diventare teatro di un viaggio mentale e non geografico; ma Paul colse l’occasione per rispondere a John con un’esplicita e dettagliata rievocazione dei comuni “bei tempi andati”. Paul scrisse Penny Lane nella sua casa londinese, su un piano verticale recentemente ridipinto da David Vaughan (un artista di Manchester che realizzava mobili con decorazioni psichedeliche – ne vendette anche alla principessa Margaret d’Inghilterra).

McCartney: “John venne da me e mi aiutò con la terza strofa, come succedeva spesso. Stavamo raccontando ricordi d’infanzia, reminiscenze appena sbiadite di una decina d’anni prima, una nostalgia recente di momenti di vita piacevoli per entrambi. Ci ricordavamo le cose così bene che avremmo potuto aggiungere altre strofe”.

Sembra che il contributo di John sia stato in particolare la frase “four of fish and finger pie”, che riprende due termini gergali. “Four of fish” si riferisce all’ordinazione – quattro pence, a metà degli anni ’50 – di un cartoccio di pesce fritto. “Finger pie” – dove pie è il pasticcio di carne (meat pie) – descrive il gesto di ficcarvi le dita (un’ovvia ed esplicita allusione al petting spinto).

McCartney: “Le ragazze di Liverpool non avrebbero mai osato pronunciarla, quell’espressione, se non fra loro. Per i ragazzi, invece, era di uso quotidiano [nelle sbruffonate fra maschi]”.

E anche “he likes to keep his fire engine clean” ha un doppio senso sessuale, del quale McCartney andava maliziosamente fiero.

Un barbiere e una stazione dei pompieri

Venendo dopo Strawberry Fields Forever, con cui finirà con l’essere abbinata in un 45 giri a due facciate A (ma questa decisione fu presa dopo la
registrazione), Penny Lane suggeriva dunque un comune intento narrativo fra John e Paul.

McCartney: “Capitava spesso che uno di noi due rispondesse con una canzone sua a una canzone dell’altro. La mia era basata su reminiscenze dell’infanzia. Penny Lane era un capolinea d’autobus, c’era una bottega di barbiere [James Bioletti] con esposte in vetrina le tipiche fotografie esemplificative dei vari tagli di capelli, e io ho giocato un po’ su questo fatto suggerendo che fosse un’esposizione dei suoi lavori… Era tutta costruita su luoghi e situazioni reali. […] La stazione dei pompieri è un po’ una licenza poetica; ce n’era una, ma qualche centinaio di metri più giù, non proprio in Penny Lane”.

A proposito di Bioletti, è gustosa la rievocazione di un amico d’infanzia di Lennon.

David Ashton: “Sulle pareti della bottega erano esposti cimeli bellici – vecchi fucili, granate, proiettili – che secondo il titolare risalivano ai suoi tempi da garibaldino [difficile che fosse vero, per ragioni di età anagrafica]. Il vecchio Bioletti, che negli anni ’50 ne avrà avuti novanta, aveva le mani che gli tremavano moltissimo, e noi ragazzini avevamo sempre paura che ci tagliasse un pezzo d’orecchio. Una volta ero con John in attesa che venisse il
nostro turno, e avevamo davanti a noi altri due ragazzini. John cominciò a raccontare ad alta voce che giorni prima Bioletti aveva scalpato un bambino a causa del tremore alle mani, e si diffuse in dettagli cruenti sulla fuoruscita di materia cerebrale dal cranio del malcapitato. I due, terrorizzati, si alzarono e uscirono di corsa!”.

La registrazione

La lavorazione in studio di Penny Lane fu iniziata dal solo McCartney, il 29 dicembre, registrando sei takes di accordi di pianoforte, su cui poi sovraincise un’altra traccia di pianoforte passata attraverso un Vox e poi un’altra ancora registrata a mezza velocità, un tamburino, un armonium e alcuni effetti percussivi. Il giorno dopo Paul registrò la voce solista, con John ai cori.

Il lavoro sulla canzone riprese il 4 gennaio: John suonò il pianoforte, Paul un’altra voce (poi sostituita il giorno seguente), George la chitarra solista. Il 6 gennaio si registrò una pista di basso (Paul), chitarra ritmica (John) e batteria (Ringo). Poi John sovraincise le conga e, dopo un trasferimento di nastro per liberare altre piste, vennero aggiunti i battimani (John), altro pianoforte (John e George Martin) e una traccia vocale di riferimento (Paul, John e George Martin) con le voci a imitazione dei fiati da sovraincidere in seguito.

Il 9 gennaio si registrarono i fiati (quattro flauti, due trombe, due ottavini e un flicorno); il 10 i cori e il campanello (che segna le presenze nel testo del pompiere); il 12 due trombe, l’oboe, il corno inglese e il contrabbasso.

L’ultimo tocco alla canzone fu aggiunto il 17 gennaio. L’11 gennaio McCartney aveva visto in televisione (BBC Two) un’esecuzione del Secondo Concerto Brandeburghese di Bach in cui era impegnato il trombettista Dave Mason con la New Philharmonia. Mason fu convocato in studio per registrare quella parte di trombino che diventerà distintiva della canzone (il trombino fu scelto fra i nove strumenti che Mason portò con sé alla bisogna; lo strumento che usò è stato venduto all’asta nel 1987 per 5800 sterline).
Dave Mason: “Ci lavorammo tre ore. Paul cantò la parte come la voleva, George Martin la scrisse e io la suonai. La registrazione andò via veloce. C’erano anche gli altri tre Beatles, vestiti in maniera bizzarra: pantaloni a rigoni, papillon gialli… Chiesi a Paul se stavano girando un film, perché sembravano usciti da un set cinematografico, e John mi rispose: ‘No, amico, ci vestiamo sempre così’”.

Mason registrò due sovraincisioni: l’assolo e la fioritura sul finale, che fu inclusa solo nella prima tiratura britannica e nella versione americana del 45 giri (documentate in Anthology II) e fu pagato ventisette sterline e dieci pence.

 

Il video di Peter Goldmann

Per Penny Lane i Beatles realizzarono un filmato prodotto da Tony Bramwell e diretto da Peter Goldmann. Il 5 febbraio si girarono le scene in cui i quattro passeggiano per Londra, nella zona di Angel Lane; il 7 febbraio, a Sevenoaks, nel Kent, dove era già stato ambientato il filmato di Strawberry
Fields Forever, si girarono le scene in cui i Beatles vanno a cavallo indossando giubbe rosse e siedono a una tavola apparecchiata dove alcuni valletti in abiti settecenteschi porgono loro gli strumenti musicali. Nel montaggio vennero interpolate sequenze filmate a Liverpool, nelle quali i Beatles non compaiono.

La scelta sbagliata di un 45 giri

Penny Lane e Strawberry Fields Forever vennero pubblicate su 45 giri nella seconda settimana di febbraio del 1967.

George Martin: “Fummo io e Brian Epstein i responsabili dell’idea di far uscire quelle due canzoni su un 45 giri. Brian voleva recuperare popolarità
[preoccupato perché A Collection Of Beatles Oldies… But Goldies non era andato al primo posto in classifica] e volevamo essere certi di avere per le
mani un disco che vendesse benissimo. Venne da me e mi disse: ‘Ho bisogno di un 45 giri davvero forte. Cos’hai per le mani?’. Risposi: ‘Tre canzoni, e
due di queste sono le migliori che i ragazzi abbiano mai fatto. Potremmo metterle insieme’. Lo facemmo, e il 45 giri in effetti è fantastico, ma
commettemmo anche un gravissimo errore. Avremmo ottenuto migliori risultati se avessimo pubblicato una sola di quelle due canzoni accoppiata con
When I’m Sixty-Four [che era stata completata il 21 dicembre]”.

Il 45 giri, il primo nella discografia britannica dei Beatles con una copertina fotografica (su un lato i Beatles che per la prima volta esibivano i baffi, sull’altro un collage di foto dei quattro da bambini), non riuscì ad andare al numero uno in Gran Bretagna: era la prima volta che questo accadeva dai tempi di Love Me Do. Salì fino al secondo posto, ma la vetta della classifica gli fu preclusa da Release Me di Engelbert Humperdinck (in italiano Please amore, dei Roll’s 33). In realtà, la quantità di copie vendute di Strawberry Fields Forever / Penny Lane fu quasi doppia rispetto a quella di Release Me; ma per le modalità di compilazione della classifica britannica le due canzoni del 45 giri dei Beatles vennero considerate individualmente.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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