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Nonna questo goal è per te

Nonna questo goal è per te

Quella era la porta dove 22 anni prima avevo segnato la mia prima rete da calciatore professionista. Un sinistro confuso che rese solo un po’ meno amara la sconfitta casalinga per 6 a 2 in Bradia Azzurri-Foce del Magra. Era esattamente il giorno della morte di mia bisnonna Wilma, così dopo la rete alzai gli occhi al cielo per dedicarle la marcatura. Ma d’improvviso cambiai idea: dopo tutto la bisnonna era sopravvissuta a due guerre mondiali combattendo in fanteria, aveva preso la patente al primo esame pratico, era stata amante di Forlani e nel ’72 aveva vinto la 24 ore di Le Mans, che all’epoca era una valigetta ambitissima. Insomma, una vita piena di soddisfazioni e traguardi: sinceramente dedicarle pure una segnatura, per quanto ininfluente ai fini del risultato, mi sembrava davvero eccessivo, troppa grazia. Così cambiai in corsa destinatario della dedica e scelsi le vittime della strage di Ustica, ma mentre stavo cominciavo a rivolgere il pensiero ai passeggeri del Dc9 mi è venuto in mente che la sera prima avevo visto una trasmissione di Paolo Del Debbio in cui l’allora 16enne giornalista spiegava che era sicuro che non c’era stato alcun abbattimento ma che con ogni probabilità l’aereo era precipitato perché alcuni passeggeri di sinistra non stavano mai seduti. Allora vuoi da un lato che Del Debbio è tutto tranne che un coglione, vuoi dall’altro che non mi andava di dedicare il mio gol basandomi su ricostruzioni sbagliate dei fatti, decisi di modificare ancora una volta i miei intenti. E così, mentre correvo ormai da dieci minuti sotto la curva con le braccia al cielo – la maglia sapientemente alzata sul capo per mostrare la canotta con impresso volto del mio idolo calcistico David Coulthard – mi venne in mente che forse per trovare il destinatario della dedica dovevo virare verso la questione sociale: fu così che mi ricordai che gli operai della Italsider di Boston erano in sciopero da diversi giorni. Ero pronto a dedicare a loro la mia cannonata vincente, felice di stringermi alla causa di chi evidentemente si batteva per condizioni di lavoro umane e per intravedere un barlume di luce nel proprio futuro. Orgoglioso di questo mio pensiero, estrassi dai calzoncini il telefonino (all’epoca si poteva portare, non era ancora questo calcio malato e schiavo dei diritti tv) e chiamai un amico sindacalista per comunicargli la mia nobile scelta, tra l’altro con l’auspicio che mi facesse scrivere due righe sul Riformista. “Sono al vostro fianco nella lotta per un avvenire fatto di lavoro, pace e dignità”, gli dissi, ma lui, quasi infastidito, mi spiegó che la protesta era per avere degli armadietti colorati negli spogliatoi aziendali in luogo di quelli grigi, un po’ tristarelli. Disse pure che come al solito sul più bello la Cisl se n’era tirata fuori, poi riattaccó. Io a quel punto non me la sentii più di dedicare la rete a dei lavoratori francamente viziati e superficiali. Allora quando ormai stavo festeggiando da venti minuti e la partita era finita, presi una decisione netta: questo primo gol lo dedico alla persona che amo di più al mondo, me stesso pari merito con Alberto Tomba. Il giorno dopo, terrorizzato dalla possibilità di trovarmi in ragionamenti tanto complicati ogni volta che avrei segnato, mi ritirai dal calcio giocato appena 12enne e andai a fare l’opinionista a Rai Sport col nome d’arte Vincenzo D’amico.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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