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BAD BOYS (Larry Williams)

Bad Boys

Lennon: voce, chitarra ritmica, organo • McCartney: basso, piano elettrico •
Harrison: chitarra solista • Starr: batteria, tamburino

Registrazione 10 maggio 1965
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 9 dicembre 1966 (LP A Collection Of Beatles Oldies… But Goldies)
• USA 14 giugno 1966 (LP Beatles VI) • IT 19 dicembre 1966 (LP A
Collection Of Beatles Oldies… But Goldies)

Natale con i Beatles

Nell’autunno del 1966 la EMI si rese conto che quell’anno sarebbe stato il primo senza un “prodotto Beatles” da lanciare sul lucroso mercato natalizio (With The Beatles era uscito il 22 novembre 1963; Beatles For Sale il 4 dicembre 1964; Rubber Soul il 3 dicembre 1965), quindi decise di allestire il primo greatest hits del quartetto.
La performance in classifica di A Collection Of Beatles Oldies… But Goldies, uscito il 9 dicembre 1966, non fu però esaltante: fu il primo album dei Beatles a non andare al numero uno. In effetti la raccolta – sedici brani – non offriva particolari motivi di interesse se non la presenza di un inedito “minore”, appunto Bad Boy, che era stato registrato più di un anno e mezzo prima ed era stato pubblicato solo sul mercato americano.

Negli Stati Uniti Bad Boy era stata pubblicata da Larry Williams il 19 gennaio 1959, su un 45 giri per l’etichetta Specialty, abbinata a She Said ‘Yeah’ ; in Gran Bretagna era uscita per la London. Dato che la canzone era nel loro repertorio live, ai Beatles bastò un’ora per chiudere la pratica (lo sbrigativo giudizio di MacDonald sulla versione di Bad Boy dei Beatles è: “Un frettoloso lavoretto da mercenari”).

La registrazione

Venne buona la quarta take, sulla quale John sovraincise l’organo e la voce solista (sbagliando qualche parola del testo originario), George una seconda chitarra solista, Paul il piano elettrico (l’Hohner Pianet di The Night Before, You Like Me Too Much e Tell Me What You See) e Ringo il tamburino.

I Beatles tornarono una sola volta su Bad Boy, improvvisandone un’esecuzione il 24 gennaio 1969 durante i lavori per il progetto Get Back.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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