ON AIR


I’m not a Fashion Blogger

I’m not a Fashion Blogger

“I’m not a fashion blogger” ovvero come confondere l’interlocutore che ti ha posto una domanda semi seria alla quale non hai la più pallida idea di come rispondere.

Quando N. mi ha proposto questa cosa del blog, dopo un iniziale “Ma dai, ma quanto sei carino, ASSOLUTAMENTE NO, ma grazzissime” (cerco di essere sempre straordinariamente gentile quando dico “No” a qualcuno per la prima volta… poi se devo continuare a farlo la cordialità si attenua e la storia si conclude con un “blocca utente” e bona lé), mi son presa qualche giorno per pensarci per poi richiamarlo e dirgli un “SUPER SIIII” carico di reale entusiasmo come se fosse stata la cosa che avessi sognato di fare da tutta la vita, come se a Brooke di Beautiful chiedono se vuol coniugarsi con il gatto del bisnonno sepolto 2 mesi prima, unico maschio scapolo inda family, stessa euforia nel cuore.

Io faccio così in tutto, non conosco le mezze misure: o mi piaci da matti e adoro tutto di te, come ti vesti, come parli, gli occhi strabici, “oh ma che bella la tua calligrafia” e pure il ruotino di scorta dell’auto di tua cugina di secondo grado, oppure ti odio profondamente e mi dà pure fastidio quel modo rumoroso che hai di respirare: “Ma porca miseria ma tua madre non ti ha spiegato che puoi pure assumere ossigeno ed eliminare anidride carbonica senza necessariamente farcelo sapere!!??“. L’indifferenza, questa sconosciuta.

Ebbene, carica come un bimbetto di 8 anni la mattina di Ferragosto a cui regali un Super liquidator (chissà se sono ancora in produzione), decido che dal 1° maggio 2020, presso me stessa, sarò una Blogger.

La notte non dormo e la mattina dopo avviene quella che in gergo spirituale prende il nome di “Illuminazione”, ovvero: trovo il nome perfetto per il mio blog (chiaramente insieme al nome del blog scopro anche la mia strada e penso che nella vita avrei dovuto fare questo dalla nascita, che ho buttato via anni ed anni, ho sbagliato tutto a fare Economia e a lavorare in Amministrazione. Io dovevo DARE-NOMI-ALLE-COSE. Unfortunately però, per oggi, sono una blogger e non posso fare Naming, riprenderò in mano il progetto tra un paio di mesi).

Carichissima, apro whatsapp alla ricerca di povere inconsapevoli vittime con le quali condividere cotanta giouia: inizio quindi a tampinare le mie amiche di messaggi annunciando il nome preceduto da “rullo di tamburi” e “udite udite” vari: loro porelle mi vogliono bene da sempre, mi sopportano dai tempi del liceo (e una santa addirittura dalle medie), delle crocerossine praticamente che mi assecondano quasi sempre. Un giorno in cui sarò ricchissima le ricompenserò per tutte le molestie subìte nel corso degli anni e per tutti i vaffa che avrei meritato ma che mi hanno risparmiato.

Dopo aver rotto le pa. a tutte, chiamo N. per dirgli che accetto la proposta di gestire un blog tutto mio per Wip. Tutto liscio fin quando lui, molto serenamente mi dice “ok allora siamo d’accordo, basta che mi mandi 3/4 righe in cui mi parli di te” … “ehm…ok ” e dentro già sudo, e poi “1 o 2 righe di presentazione del blog“. . .


HOMER(Encefalogramma piatto)

Qualche secondo di silenzio e poi mi fingo serena “Sì sì tranquillo, ora ci penso. Un paio di giorni e ti mando tutto” . Riaggancio.
In mente solo e soltanto la parola MARRONE.

1 o 2 righe di presentazione del blog?! No va be’ lo richiamo e gli dico che non ne facciamo di niente. Non me la sento, ma pure io che mi infogno in queste robe!? Ma che ne so io di blog? ” il tutto condito da imprecazioni di svariata natura.

E poi: “No va be’, questo mi prende per scema, non lo posso richiamare”.

Passano 5 minuti. Ok. “Calma, respira”, “Si respiro, ma come faccio a dirgli di che cosa parlerà il mio blog se ancora non esiste?”

E’ come se mi chiedi al primo appuntamento come finirà il nostro matrimonio!

Ma come posso risponderti adesso? Magari ti becco con un’altra e resto vedova (purtroppamente, disgraziatamente, dopo che ti ho beccato con l’altra, sei morto di morte naturale asfaltato sotto le ruote della mia auto mentre facevo manovra nel vialetto di casa) o magari invece mi riempi di debiti e te ne scappi a Cuba con una prosperosa seducente rampante 16enne che si finge maggiorenne (e io poi ti ribecco, ci metto un po’ di più perché devo cercarti in America centrale, e la questione è meno banale del previsto, ma io son una tipa tenace e l’epilogo è il medesimo: Asfaltato anyway).

Sono blogger da appena 3 ore e già mi fanno ‘ste domande. “Sii razionale. Sei riuscita a prendere 110&lode alla specialistica in economia senza che nessuno si accorgesse che non sai leggere un bilancio e non riconosci il dare dall’avere:  te la caverai anche stavolta!”. Ci sono. Partiamo dal vedere cosa scrivono del loro blog le altre blogger, my new colleagues. Non voglio copiare ma solo prendere spunto. Apro Google e digito “Blogger italiane”, invio:

  • Fonte 1) “Le 10 fashion blogger italiane più famose”  NO
  • Fonte 2) “Le 13 fashion blogger italiane e influencer che fanno tendenza” NA
  • Fonte 3) “Fashion blogger italiane: le dieci più seguite in rete”  NAAA

E così via per tutta la prima pagina e per le successive. I titoli variano ma i risultati sono i medesimi, (timide, in un paio di articoli vengono nominate come gente informata sui fatti, le food blogger Soniona Peronaci e Benedetta -una di noi- Rossi, e poi Clio, la beauty blogger de noartri cui dovremmo tutte far un monumento perchè ci ha evitato di uscire di casa truccate come un panda travestito da Marilyn Manson in tante ma tante occasioni).

Praticamente scopro che in Italia se si parla di Blogger, si parla di strafigone figlie di papà, che sifashion blogger sparano foto con espressioni corrucciate mentre indossano calzini di spugna che costano come una rata del mio mutuo trentennale sulla prima casa, abbinati a capi fluo improponibili pure per il parcheggiatore che lavora in pineta a Castiglioncello d’estate.

E io che c’azzecco? Nulla (e per la cronaca non posso manco copiare).

La ricerchetta è stata utile solo per capire ciò che non sono: io non sono una fashion blogger (e di questo ne è certissimo pure il mio consulente Credem, che, a proposito, Silvano, se per caso mi stai leggendo: Ciao Caro, volevo scusarmi se non ti ho risposto alle telefonate degli ultimi 10 gg, quel sottilissimo ed interminabile lasso di tempo che va dall’addebito della carta di credito, all’accredito dello stipendio, ma il cane mi ha mangiato il cel e ho perso tutti i numeri salvati in rubrica, perdonami!).

Non resta che far chiarezza con N. e dirgli la verità: Il blog parlerà delle mie normalissime disavventure (egocentrica del cavolo come tutte le figlie uniche nate sotto il segno della Vergine), delle banalità che mi appassionano, di minuscoli gesti che potrebbero emozionarmi tantissimo o di quisquilie che potrebbero farmi incazzare eccessivamente: di quotidianità fatta di fesserie oneste che magari, nella migliore delle ipotesi, accomunano me a chi mi leggerà (ma soprattutto CHI? mi leggerà?).

E quindi, fate largo gente che, oltre alle bonissime fashion, alle morbidissime food, alle fortunatissime travel blogger, si aggiunge oggi la categoria dei pesi super piuma delle banalissime “Normal bloggerperché in fondo Lucio (<3) aveva ragione e “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.

 

Giulia Rossi

Giulia Rossi

Chiacchierona, fantasiosa e precisetti. Le interessa tutto e non si specializza in niente. Non ha ancora trovato la sua strada forse perché semplicemente UNA strada non c'è.

Articoli Correlati

Commenti