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GOT TO GET YOU INTO NY LIFE (Lennon – Mc Cartney)

GOT TO GET YOU INTO NY LIFE (Lennon – Mc Cartney)

Got To Get You Into My Life

McCartney: voce, basso, chitarra solista • Lennon: chitarra ritmica, organo
Hammond • Harrison: chitarra solista • Starr: batteria, tamburino •••
George Martin: organo • Eddie Thornton, Ian Hamer, Les Condon:
trombe • Alan Branscombe, Peter Coe: sax tenori

Registrazione 7, 8, 11 aprile, 18 maggio e 17 giugno 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 8 agosto 1966 (LP Revolver) •
IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

Sarebbe stato megio negli Stati Uniti?

Steve Cropper

Non è molto noto il fatto che i Beatles avessero ipotizzato di registrare negli Stati Uniti l’album successivo a Rubber Soul.

McCartney: “Però ci chiesero una quantità di denaro spropositata – ovviamente cercavano di approfittarsi di noi. Volevamo che ce lo producesse , il chitarrista di Booker T & The MG’s. Penso che comunque solo un paio delle canzoni di Revolver sarebbero riuscite meglio, se le avessimo registrate in America: Taxman e Got To Get You Into My Life”.

Per quanto riguarda la seconda, quel che è certo è che per arrivare al risultato ottenuto i Beatles ci lavorarono parecchio, tanto è vero che fra l’inizio e la conclusione della registrazione intercorsero più di due mesi.

Paul: marijuana o LSD?

La canzone è principalmente di Paul, e anche John, sebbene per gradi, lo ha confermato.

Lennon: “Stavamo facendo il nostro pezzo in stile Tamla/Motown” (1968). “È di Paul; penso – ma non ne sono certo – che George e io l’abbiamo aiutato per il testo” (1972). “È di Paul, e penso che sia una delle sue cose migliori: il testo è buono – e non l’ho scritto io! Quando dico che lui sa scrivere dei buoni testi, se ci si mette, intendo testi come questo. Qui descrive la sua esperienza con l’LSD. Almeno penso. Non posso giurarlo, ma penso che sia così” (1980).

Da parte sua, Paul in parte conferma e in parte smentisce.

McCartney: “È mia, l’ho scritta io. Ed è una canzone sulla marijuana. Un’ode, come la si potrebbe scrivere per la cioccolata o per il vino”

La registrazione

Composta probabilmente nel marzo del 1966 (anche se la prima ispirazione potrebbe essere antecedente di parecchio), fu portata ad Abbey Road nel secondo giorno di registrazioni per quello che sarebbe diventato Revolver, e fu iniziata dopo la conclusione di Tomorrow Never Knows, cioè intorno alle 20.

Le cinque takes della base ritmica registrate il 7 aprile, però, non recano traccia di influenze Tamla/Motown: le prime tre furono stese con chitarra acustica (Paul), charleston (Ringo) e un drone (una singola nota tenuta) dell’organo suonato da George Martin. Furono poi introdotti la batteria, la voce solista e i cori, che cantano un testo in parte diverso dal definitivo (in Anthology II è documentato il risultato finale del primo giorno di lavoro).

Il giorno seguente, 8 aprile, alle 14,30 i Beatles ricominciarono la canzone da zero. Registrarono tre takes della base ritmica, stavolta con John alla chitarra elettrica ritmica, George alla chitarra solista fuzztone, Ringo alla batteria e Paul al basso e alla voce solista. George suonò le parti poi eseguite dai fiati. La take 8 fu considerata la migliore e venne destinata alle sovraincisioni.

L’11 aprile fu sovraincisa una chitarra elettrica col tremolo (Harrison, probabilmente), poi il gruppo si dedicò a Love You To e nei giorni seguenti fu distratto da lavori più urgenti (Paperback Writer e Rain). I Beatles tornarono a dedicarsi a Got To Get You Into My Life solo dopo più di un mese, il 18 maggio. Nel frattempo aveva preso piede l’idea di utilizzare i fiati, forse perché Paul frequentando i club londinesi aveva sentito suonare Georgie Fame And The Blue Flames. Alla seduta di registrazione furono infatti convocati anche due dei Blue Flames, Eddie Thornton (tromba) e Glenn Hughes (sax baritono); il secondo s’ammalò proprio la mattina del 18 e fu sostituito in tutta fretta da un altro elemento dei Blue Flames.

Peter Coe: “Mi chiamò Georgie Fame, e corsi agli studi della EMI. Io suono il sax tenore, non il baritono, ma Paul e George Martin se lo fecero andar bene ugualmente. Non c’era nessuno spartito: Paul ci fece ascoltare al pianoforte quello che voleva che suonassimo. Lo suonammo un po’ di volte, finché John Lennon, che era in sala di regia, corse fuori a pollici alzati gridando: ‘Ce l’abbiamo!’”.

I cinque musicisti ricevettero la consueta paga sindacale (18 sterline) ma non ebbero la menzione in copertina, che andò solo ad Anil Bhagwat per Love You To e ad Alan Civil per For No One.
Anche il fonico, come gli è solito fare, rivendica i suoi meriti.

Geoff Emerick: “Nessuno aveva mai registrato i fiati così prima di allora: infilai i microfoni direttamente nelle campane degli strumenti anziché piazzarli a un metro di distanza come si faceva solitamente”.

A quel punto si decise di riregistrare la voce solista, che Paul cantò due volte. Non è nota la data esatta in cui furono sovraincisi il tamburino e l’organo Hammond, ma è documentato nei registri di Abbey Road che il 17 giugno Paul sovraincise un’altra parte di chitarra e che il 20 giugno, non ancora soddisfatto, ormai in fase di mixaggio chiese che la pista dei fiati venisse duplicata su un nuovo nastro e poi sovraincisa con un leggero sfasamento, raddoppiando così di fatto il numero degli strumenti a fiato.

Live

Come tutte le altre canzoni di Revolver, Got To Get You Into My Life non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles.

Paul McCartney la ripropose il 29 dicembre 1979, con i Wings, in uno dei “Concerts For The People Of Kampuchea” (e nel doppio album corrispettivo, uscito nel 1981), e tornò a inserirla nelle scalette di alcuni dei suoi tour da solista e negli album dal vivo che li documentano, compreso il concerto che tenne alla Casa Bianca davanti al presidente Obama.

 

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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