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Pillole di superfluo pt. 2

Pillole di superfluo pt. 2

Amici di “Non è buio ancora”! Nonostante questo sia l’articolo inaugurale della cosiddetta “Fase 2”, poco è cambiato sul fronte che ci interessa – il mondo delle arti e della cultura. Il cronoprogramma scandito dal decreto ad oggi prevede la riapertura dei musei dal 18 maggio. Anche cinema e teatri sembra possano essere inclusi nelle prossime autorizzazioni, con tutte le precauzioni del caso (niente file, posti solo a sedere preassegnati e distanziati).

Cultura e virus

Ultimamente si è aperto un acceso dibattito sulle nuove modalità di fruizione degli eventi culturali, e su possibili soluzioni di compromesso. In tale congiuntura emergenziale, anche la cultura – nelle persone delle sue maestranze e dei suoi fruitori – è chiamata ad adattarsi e a reinventarsi. La domanda che rimbalza sempre più prepotentemente tra le nostre teste è quanto siamo disposti a rinunciare della nostra vita in nome di una sicurezza che (forse) ci permetterà di sopravvivere, ma non di vivere. Mi ricollego alla riflessione che portavo avanti nello scorso articolo (vedi qui) sull’essenzialità del superfluo. Si è parlato di fare i concerti su Zoom, di trasformare gli spettacoli teatrali in “confessioni” rivolte a una webcam…

Ma avrebbe davvero senso? Cosa resterebbe del guardarsi negli occhi, dell’emozionarci, del sentirsi parte di un tutto, del condividere lo stesso istante con migliaia di altre persone? Sono tutte cose di cui la nostra umanità si nutre, ultimo bastione contro un individualismo che stabilisce le coordinate di una parte sempre più consistente del nostro agire. Saremmo disposti a barattare tutto questo per un effimero ed illusorio senso di protezione? Mi rendo conto che senza una vita che respira nessuna altra vita è possibile, ma forse è venuto il momento di interrogarci sul senso più profondo del vivere e della cura. E su quanto gli altri siano non tanto il limite della nostra libertà, ma piuttosto il terreno sui cui essa può innestarsi e germinare pienamente.

Detto questo, in assenza di eventi veri e propri di cui parlarvi, continua la mia caccia di contenuti “volatili” ma di valore. Sperando ancora di alleggerire queste giornate di semi-quarantena.

Oggi vi segnalo…

Oggi vi segnalo #Maestri, programma di Rai Cultura condotto da Edoardo Camurri in onda da lunedì 4 maggio alle 15.20 su Rai3 (qui il link a RaiPlay). Si tratta di brevi lezioni tenute da accademici e divulgatori sui temi più disparati. I primi protagonisti sono stati il geologo Mario Tozzi, la chef stellata Cristina Bowerman, e poi Telmo Pievani, filosofo della biologia, Piergiorgio Odifreddi, matematico, Alessandro Barbero ed Eva Cantarella, storici.

Per mantenere una finestra sempre aperta sul patrimonio artistico e culturale d’Italia, vi rimando poi alla pagina web di Sky Arte. In questo periodo sono infatti in chiaro le sue più belle produzioni (qui il link alla diretta streaming).

Vi propongo anche le letture d’autore promosse dal Teatro della Pergola di Firenze (che trovate qui). Stefano Accorsi, Giorgio Panariello, Isabella Ferrari, Edoardo Leo, Claudio Santamaria ed altri vi faranno ascoltare le sfumature più profonde dei grandi classici della letteratura e del teatro.

Vi lascio con la cover di “Ma il cielo è sempre più blu”, un lavoro corale a cui hanno partecipato 50 artisti italiani in favore della Croce Rossa. Sperando di godercelo ancora di più, questo cielo.

 

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Autore del Post

Simone Gasparoni

Classe 1995, studio Filosofia all'Università di Pisa. Allievo ortodosso di Socrate, ho sempre pensato che le parole siano roba troppo seria per abusarne (lo so, lo so, detta così sembra una scusa degna del miglior cerchiobottismo, per dirla in gergo giornalistico). Romantico per vocazione, misantropo per induzione. Attualmente, in via di riconciliazione con il genere umano attraverso la musica, l'arte, la cultura. Per ora, sembrano buone vie. Oltre che all'Unipi, potete trovarmi in giro in qualche locale o teatro a strimpellare la tastiera. O, con più probabilità, a casa mia. P.S. Ecco, l'ho già fatta troppo lunga...

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