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DR. ROBERT (Lennon – Mc Cartney)

Dr. Robert

Lennon: voce, chitarra ritmica, armonium • McCartney: cori, basso,
pianoforte (?) • Harrison: cori, chitarra solista, maracas • Starr: batteria

Registrazione 17 e 19 aprile 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 20 giugno 1966 (LP
Yesterday… And Today) • IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

Il dottore misterioso

L’identità del personaggio del titolo è stata oggetto di accurate indagini. In realtà l’autore della canzone, John, nel 1980 ha negato che si tratti di una
persona realmente esistita.

Lennon: “Nella canzone parlo di me. Ero io che durante i tour portavo le pillole eccitanti, agli inizi almeno. Poi il compito è passato ai roadies”.

Ma molte altre dichiarazioni divergono da quella di John.

McCartney: “La canzone è uno scherzo a proposito di questo tizio che curava tutti, per qualsiasi malattia, con pillole e tranquillanti. Era uno che teneva su di giri mezza New York”.

Pete Shotton: “John si riferisce a un vero medico di New York. Il suo vero nome era Charles Roberts: il suo modo poco ortodosso di prescrivere medicinali aveva fatto di lui uno dei preferiti del giro di Andy Warhol e, in effetti, anche dei Beatles, quando passavano dalla città”.

McCartney: “Per quanto ne so io, nessuno di noi è mai andato da un medico per esigenze di questo tipo”.

Steve Turner: “Non esisteva un Charles Roberts; quello è il nome di fantasia usato da Jean Stein, l’autrice della biografia di Edie Sedgwick, per nascondere la vera identità di uno ‘speed doctor’, un medico compiacente nella prescrizione di stupefacenti”.

: “Il nome del titolo della canzone si riferisce a quello del medico newyorchese Robert Freymann, che aveva una clinica privata sulla East 78th Street e praticava ai ricchi dell’Upper East Side, fra cui , iniezioni di vitamina B12 arricchita con massicce dosi di anfetamine”. Di
origini tedesche, era soprannominato “The Great White Father” per via di una frezza bianca. Praticò la sua attività per parecchi anni – nel 1955 aveva firmato il certificato di morte di Charlie Parker – servendo una clientela prestigiosa (“in dieci minuti potrei fare il nome di almeno cento
persone famose che sono venute da me”). Nel 1975 fu espulso per “negligenza” dalla New York State Medical Society di New York. Morì nel 1987.
Paul non ha mai contestato la rivendicazione di John a Hit Parader(1972).

Composizione e registrazione

Lennon: “L’ho scritta quasi tutta io, Paul mi ha aiutato con il middle eight”.

E per quanto concerne l’epoca della composizione, questa può essere datata nel periodo di pausa fra la fine del tour britannico del 1965 (12 dicembre) e l’inizio delle registrazioni di quello che diventerà Revolver (6 aprile 1966).

La canzone fu portata ad Abbey Road il 17 aprile, ottavo giorno di lavoro in studio per il nuovo album. Iniziando alle 14,30, i Beatles registrarono tutta
la parte strumentale del brano: sette takes della base ritmica (John e George alla chitarra elettrica, Paul al basso e Ringo alla batteria). Sulla settima
vennero poi sovraincisi un armonium (John), la chitarra solista e le maracas (George) nonché – pare – un pianoforte (Paul), che però è scomparso nel mixaggio. Alle 22,30 si chiuse la seduta di registrazione, e a questo punto mancavano solo le voci.

Due giorni dopo, il 19 aprile, sempre dalle 14,30, vennero sovraincise la voce solista e i cori di Paul e George. La seconda voce solista, che di solito veniva ricantata, fu invece ottenuta con l’ADT. Escogitato dal tecnico della EMI , era un metodo che permetteva, duplicando una traccia vocale, di raddoppiarla ottenendo un leggero effetto di sfasatura che la rendeva più risonante e quasi naturale; consentiva un grande risparmio di tempo e di energie, e infatti George Harrison sosteneva che a Townsend si sarebbe dovuta consegnare una medaglia al merito per la sua invenzione.

Come I’m Only Sleeping e And Your Bird Can Sing, Dr. Robert fu pubblicata negli USA su Yesterday… And Today in anticipo rispetto all’uscita britannica su Revolver.

Come tutte le altre canzoni di Revolver, non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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