Recensione “Storia di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, Luis Sepúlveda

Recensione “Storia di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, Luis Sepúlveda

STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNO’ A VOLARE

di Luis Sepúlveda

 

Editore: Guanda

Pagine: 131

SINOSSI. “I gabbiani sorvolano la foce dell’Elba, nel mare del Nord. “Banco di aringhe a sinistra” stride il gabbiano di vedetta e Kengah si tuffa. Ma quando riemerge, il mare è una distesa di petrolio. A stento spicca il volo, raggiunge la terra ferma, ma poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C’è un micio nero di nome Zorba su quel balcone, un grosso gatto cui la gabbiana morente affida l’uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto dal gatto solenni promesse: che lo coverà amorevolmente, che non si mangerà il piccolo e che, soprattutto, gli insegnerà a volare. E se per mantenere le prime due promesse sarà sufficiente l’amore materno di Zorba, per la terza ci vorrà una grande idea e l’aiuto di tutti.”

 

RECENSIONE.

Vola solo chi osa farlo.

Una frase celebre che tutti noi ormai conosciamo, anche a causa della morte dell’autore Luis Sepúlveda per il Covid-19, avvenuta il 16 aprile scorso. Devo ammettere che non ho mai avuto l’occasione di leggere il libro prima di adesso (mea culpa) anche se, in passato, ho letteralmente amato questa storia grazie al cartone animato che è stato basato su questo testo.
L’innamoramento alla storia del gatto Zorba e della gabbianella Fortunata è stato tale da desiderare assolutamente lo zaino a tema per entrare nella prima elementare, desiderio che i miei genitori hanno espresso (purtroppo per loro però, è durato poco, tempo un lavaggio e ha perso il colore… immaginate la loro gioia di aver buttato soldi al vento….)

<< Voglio deporre un uovo. Con le ultime forze che mi restano voglio deporre un uovo. Amico gatto, si vede che sei un animale buono e di nobili sentimenti. Per questo ti chiedo di farmi tre promesse. Mi accontenterai?>>

Come si evince dal titolo, il protagonista della storia è un gatto nero grande e grosso di nome Zorba, che ha uno strano incontro con una gabbiana di nome Kengah che purtroppo è planata sul suo terrazzo in fin di vita a causa di una grande macchia di petrolio. Kengah, chiede a Zorba di non mangiare l’uovo che ella deporrà, di crescerlo e di insegnare al piccolo che nascerà a volare. Che… insomma, sappiamo tutti che i gatti non siano dei grandi volatili.

<< Per l’inchiostro del calamaro! Accadono cose terribili nel mare. A volte mi chiedo se certi umani sono impazziti, perché tentano di trasformare l’oceano in un enorme immondezzaio.>>

In questa fiaba, sono racchiusi molti concetti importanti espressi con semplicità, a prova di bambino ma riesce ad essere comune un libro versatile, adatto anche agli adulti. Uno di questi concetti è la tossicità delle azioni umane e il menefreghismo, la mancanza di rispetto degli uomini che compiono queste azioni che per il mondo e per gli altri esseri viventi sono letali. L’uomo è proprio la causa principale di morte per molte specie animali del nostro pianeta: pensiamo al surriscaldamento globale e all’inquinamento (mi viene in mente l’inquinamento marino) che portano molte specie alla morte (e potrei continuare a scrivere all’infinito).

<< Con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. E’ molto più facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile e tu ci hai aiutato a farlo.>>

Un altro messaggio molto importante (e che purtroppo ancora molti adulti non riescono a comprendere; gli eventi dimostrano che è invece compreso molto meglio dai bambini) che viene espresso in questa fiaba è l’amore per la diversità. Nella realtà, Zorba avrebbe visto nella piccola figlia di Kengah (che prende il nome di Fortunata) una fonte di cibo; ma in questa fiaba si usa proprio questi protagonisti così diversi per esprimere questo messaggio. Amare qualcuno che è simile a noi è semplice: è difficile invece amare o apprezzare qualcuno che è diverso da noi. Un messaggio che ha ancora bisogno di essere diffuso e interiorizzato, e i fatti di cronaca lo dimostrano: basti leggere del razzismo contro gli stranieri (non solo africani) in Cina (aumentato in modo considerevole a causa del Covid-19) o, per non andare troppo lontano, anche al razzismo che c’è qui in Italia (e ci rientrano anche quelli che dicono “Senti, io non sono razzista, MA…”).

<< Ah si? E cosa hai capito?>>
<< Che vola solo chi osa farlo>> Miagolò Zorba.

E arriviamo alla famosa frase che tutti conosciamo, che porta con sé un altro messaggio molto importante: credere in sé stessi e nelle proprie capacità. Fortunata ha paura di volare, non vuole volare; si sente un gatto e i gatti non volano. Nonostante tutti i suoi sforzi, non riesce a spiccare il volo e si demoralizza, si arrende. Sarà Zorba e i suoi amici felini a convincerla a riprovare e a riuscire. Questo ultimo messaggio è davvero importantissimo per chiunque: quando le cose si complicano, diventano difficili e non ti senti in grado di poter superare la prova che hai davanti a te, non mollare mai e credi in te stesso e nelle tue capacità. Non avere paura di sbagliare o di fallire, non aver paura delle critiche degli altri perché “Sbaglia solo chi sta facendo qualcosa” e “Vola solo chi osa farlo”.
(Io personalmente dovrei tatuarmelo in fronte… chi si mette in lista?)

 

Buona Lettura!

 

Rachele.

 

PS. Per chi se la fosse persa, lascio qui il link per ascoltare un’altra fiaba di Luis Sepulveda:  “Le Rose di Atacama” proposta dal Podcast “Assaggi di Lettura” in collaborazione con la Biblioteca Comunale – Centro Culturale Le Creste. Buon Ascolto!

 

PPS. La postfazione dell’autore, apparsa originariamente sul “Messaggero” l’11 settembre 1996 è altamente pericolosa: rischio lacrima dopo fine storia è altissimo. (poi non dite che non ve l’avevo detto, eh.)

 

 

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Rachele Bini

Rachele Bini

Rachele, 27 anni, Una, Nessuna, centomila. Studentessa lavoratrice con l’hobby di leggere, dalle scritte sui muri ai grandi classici della letteratura.

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