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FOR NO ONE (Lennon – Mc Cartney)

For No One

McCartney: voce, basso, pianoforte, clavicordo • Starr: batteria, tamburino
••• Alan Civil: corno francese

Registrazione 9, 16 e 19 maggio 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 8 agosto 1966 (LP Revolver) •
IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

Una vacanza sulla neve

Prima di trasferirsi nella sua nuova casa di Cavendish Avenue, Paul McCartney andò in vacanza con la fidanzata Jane Asher; la coppia partì il 6 marzo da Londra diretta in Svizzera, dove prese in affitto uno chalet nei pressi di Klosters, e rientrò in Inghilterra il 20 marzo.

McCartney: “Era la mia prima vacanza sulla neve. Avevo provato a sciare durante le riprese di Help! e mi era piaciuto. Ho scritto lì For No One, partendo da una frase di basso. Ricordo il personaggio della canzone, la ragazza che si trucca”.

Inizialmente intitolata Why Did It Die, la canzone, opera completamente di Paul, piacque anche a John.

Lennon: “Una delle sue che preferisco, insieme a Here, There And Everywhere; un lavoro molto carino”.

Il clavicordo e il corno francese

Paul portò la canzone ad Abbey Road la sera del 9 maggio, registrandone insieme a Ringo una semplice base ritmica di pianoforte e batteria (dieci takes). Sulla take 10 vennero sovraincisi il basso di Paul, il tamburino di Ringo e il clavicordo, suonato da McCartney.

George Martin: “Lo strumento era mio: l’avevo portato da casa perché mi piaceva il suo suono”.

Secondo il minuzioso Lewisohn, lo strumento era stato ceduto in affitto alla EMI, al costo di cinque ghinee, dalla AIR Company, la società di produzione fondata da George Martin nel 1965. Nell’agosto del 1965 Martin aveva lasciato la EMI e si era messo in proprio, fondando con John Burgess della Capitol, Ron Richards della EMI e Peter Sullivan della Decca la Associated Indipendent Recording (AIR) e negoziando con la EMI una percentuale di royalties dello 0,8% sui dischi da lui prodotti per l’etichetta. Una settimana più tardi, il 16 maggio Paul registrò la voce solista – rallentando il nastro e poi riportandolo alla velocità normale per la riproduzione. Del testo originario restarono non utilizzate, o vennero sostituite, alcune frasi: “You believe it may work out one day, you need each other”, “Why did it die? You’d like to know / Cry and blame her” e “Why did it die? I’d like to know / Try and save it”. A quel punto la canzone assunse il titolo definitivo, ma le mancava ancora qualcosa.

McCartney: “A volte ci veniva un’idea per qualche strumento nuovo, specialmente per gli assolo. Mi interessava il corno francese, uno strumento che amavo fin da ragazzo. Lo proposi a George Martin, che mi rispose: ‘Chiamerò il migliore’. E convocò Alan Civil” (che era il solista della BBC Symphony Orchestra).

Alan Civil: “Mi telefonò Martin e mi disse: vogliamo un obbligato di corno francese in una canzone dei Beatles. Vuoi suonarlo?” (nel lessico musicale, un obbligato è una parte strumentale di accompagnamento eseguita da un singolo strumento musicale).

Ad Abbey Road

Il 19 maggio alle 19 Civil si presentò ad Abbey Road. McCartney aveva cantato la melodia dell’assolo a George Martin, che l’aveva trascritta in notazione musicale.

: “Pensavo che la canzone si intitolasse For Number One, perché da qualche parte in studio avevo visto scritto For No One. Mi suonarono la registrazione com’era a quel punto, e pensai che fosse scadente tecnicamente, perché era a mezzo fra il Si bemolle e il Si maggiore, il che mi mise in difficoltà per l’intonazione del mio strumento. Paul disse: ‘Ci serve qualcosa a questo punto. Puoi suonare qualcosa che ci vada bene?’. Non fu facile capire precisamente cosa volessero. Ne suonai parecchi tentativi, ogni volta sovraincidendo sul precedente”. Il ricordo di Paul è un po’ diverso.

McCartney: “Alan arrivò, lesse lo spartito e disse a George: ‘Ehi, penso che ci sia un errore’, perché George aveva scritto una nota che di solito è fuori dalla gamma del corno. George e io gli rispondemmo: ‘Non è un errore’. Sapevamo che poteva suonarla, e infatti lo fece”.

George Martin: “Paul non si rese conto di quanto fosse stato bravo Alan. Suonò una versione perfetta, e Paul gli disse: ‘Be’, OK, penso che puoi fare anche di meglio, vero, Alan?’. Civil quasi esplodeva di rabbia”.

Civil non solo suonò l’assolo nel punto previsto, ma lo riprese anche nel finale. La seduta di registrazione, durata quattro ore, gli fu pagata il consueto compenso sindacale.

Alan Civil: “Per me era la terza seduta di registrazione della giornata, e fu molto interessante”. Fu anche gratificante dal punto di vista professionale, perché il nome di Civil venne inserito nei crediti della copertina di Revolver.

Come tutte le altre canzoni di Revolver, For No One non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles. Paul McCartney l’ha inclusa in seguito nelle scalette di alcuni dei suoi concerti da solista e ne ha realizzato una nuova registrazione per l’inclusione nella colonna sonora del suo film Give My Regards To Broad Street, uscito nel 1984.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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