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AND YOUR BIRD CAN SING (Lennon – Mc Cartney)

AND YOUR BIRD CAN SING (Lennon – Mc Cartney)

And Your Bird Can Sing

Lennon: voce, chitarra ritmica, tamburino, battimani • McCartney: cori,
basso, chitarra solista, battimani • Harrison: cori, chitarra solista, battimani •
Starr: batteria, battimani

Registrazione 26 aprile 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 20 giugno 1966 (LP
Yesterday… And Today) • IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

Origine

La canzone è di Lennon, il quale non se ne glorierà in seguito, liquidandola con giudizi sbrigativi (“orribile”, “una roba usa-e-getta delle mie”). E nemmeno Paul cercherà di accreditarsene meriti.

McCartney: “Una canzone di John. Sospetto di aver dato una mano per le strofe, la seconda e la terza. Mi par di ricordare di averlo aiutato con il middle eight, ma la assegnerei a John all’ottanta per cento”.

Il senso del testo, criptico e fumoso, è stato oggetto di numerose interpretazioni. Secondo alcuni deriverebbe da un regalo che la moglie aveva fatto a Lennon.

Cynthia Lennon: “Comprai un uccellino meccanico in una gabbia dorata, lo avvolsi accuratamente in carta da regalo lasciando fuori, sul fondo, solo la chiavetta per la carica, e prima di consegnarlo a John caricai la molla, facendo ‘cantare’ l’uccellino; John scartò il regalo con un’espressione di totale incredulità”.

Secondo altri si riferirebbe agli amici e rivali Rolling Stones, considerati inclini all’imitazione (e la “bird”, la pollastrella, sarebbe Marianne Faithfull).

Altri ancora identificano il bersaglio in Bob Dylan, che in Corrina, Corrina, unico brano non acustico di The Freewheelin’ Bob Dylan (1963) cantava “I a bird that whistles / I got a bird that sings / But I ain’t a-got Corrina / Life don’t mean a thing”.

L’interpretazione più divertente è però quella basata su un comunicato stampa dell’addetto alle pubbliche relazioni di Frank Sinatra, Jim Mahoney. In esso, dopo un riferimento ai “ragazzini dalla zazzera così ampia da poterci nascondere una cassetta di meloni”, si riporterebbe questa frase di Frank: “Tell me that you’ve heard every sound there is and your bird can swing. But you can’t hear me. You can’t hear me”. Se n’è dedotto che Lennon, sarcasticamente, avrebbe ripreso pari pari la frase utilizzandola nel testo di And Your Bird Can Sing. A sostegno dell’ipotesi si cita un lungo articolo (quindicimila parole!) di Gay Talese apparso su Esquire dell’aprile 1966 e intitolato “Frank Sinatra Has A Cold”. Recuperato l’intero articolo, in cui fra l’altro si racconta un sapido aneddoto dal set del film con Virna Lisi U-112, assalto al Queen Mary (1967), e si spiega che nel lessico sinatriano bird è un appellativo dell’organo sessuale maschile, vi si ritrova in effetti l’accenno sopra riportato ai “ragazzini zazzeruti”, ma nessun virgolettato avvicinabile a un passaggio del testo di And Your Bird Can Sing.

Per quanto riguarda la nascita della canzone, la si può ragionevolmente collocare nella primavera del 1966, quando le sedute di composizione a Kenwood di John e Paul erano frequenti.

Lennon: “Non è che ci incontriamo per caso e se non abbiamo altro di meglio da fare ci diciamo: ‘Dai, scriviamo una canzone’. Preventiviamo le date. ‘Allora, ci si incontra per lavorare mercoledì e venerdì di questa settimana, martedì, mercoledì e giovedì della prossima’. Così abbiamo un’agenda alla quale attenerci”.

 

Registrazione

Per il momento ancora intitolata You Don’t Get Me, la canzone arrivò ad Abbey Road all’inizio del pomeriggio del 20 aprile, decima giornata di lavoro per quello che diventerà Revolver. Per dodici ore i Beatles lavorarono a due canzoni (l’altra era Taxman) ma niente di quello che fu fatto quel giorno finì su disco. Di You Don’t Get Me si registrarono due takes della base ritmica (John alla chitarra elettrica ritmica, George alla 12 corde e Ringo alla batteria), e sulla take 2 vennero sovraincisi dei passaggi di chitarra solista.

Harrison: “Penso che li abbiamo suonati io e Paul, oppure io e John” (è più probabile la prima ipotesi). Poi si aggiunsero il basso di Paul, il tamburino di Ringo, la voce solista di John e i cori di John e Paul. Durante una delle esecuzioni di questi ultimi i due caddero preda di un accesso di ridarella, provocato da un versaccio di John che poi modificò il testo (“when my bike is broken”, “look at my erection”) suscitando l’ilarità del partner. Secondo George Martin, per la seconda frase Lennon fornì anche l’opportuna mimica. Una versione di And Your Bird Can Sing che documenta l’episodio è inclusa in Anthology II.

La canzone a quel punto venne considerata pronta (e infatti fu mixata alla fine della giornata); i Beatles però riconsiderarono il risultato nei giorni seguenti, decidendo di riprendere la canzone praticamente da capo. E il 26aprile, in altre dodici ore e arrivando alla take 13, registrarono una nuova versione di And Your Bird Can Sing. All’inizio della prima take della base ritmica, come nota MacDonald, “facendo il conteggio d’avvio per il brano, Lennon scimmiottò le pedanti indicazioni degli spartiti commerciali: ‘Okay, ragazzi: molto vivace, moderato, foxtrot’”.

Stavolta la strumentazione fu quella classica (John alla chitarra ritmica, Paul al basso, George alla chitarra solista e Ringo alla batteria) e la take migliore fu considerata la numero 10, il cui finale fu però sostituito da quello della take 6. Le sovraincisioni furono la voce solista di John (artificialmente raddoppiata con l’, ADT), i battimani, il tamburino, alcuni interventi supplementari di batteria (charleston e piatti) e alcuni passaggi di chitarra solista di Paul.

Mixata il 12 maggio, come pure I’m Only Sleeping e Dr. Robert, per essere inviata negli Stati Uniti (dove le tre canzoni saranno pubblicate su Yesterday… And Today), poi rimixata il 20 maggio in stereo e di nuovo il 6 giugno e l’8 giugno in mono (ne risulteranno versioni della canzone leggermente diverse fra loro) And Your Bird Can Sing, come tutte le altre canzoni di Revolver, non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles. La simulazione di una loro (mai avvenuta) esecuzione della canzone dal vivo in Giappone è inclusa nel videogioco “The Beatles: Rock Band”.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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