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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Favola del bosco di Senigallia

Favola del bosco di Senigallia

Ai margini della foresta due cervi si affrontano per decidere chi farà sua la cerva più bella della zona di Senigallia. Si scrutano da lontano, lentamente si avvicinano, poi quando sono a cinque o sei metri cominciano a sbuffare, a fare gli occhi cattivi, a scavare la terra con gli zoccoli olandesi. D’improvviso i due formidabili esemplari si lanciano furiosamente alla carica fino a impattare testa contro testa con violenza inaudita. Pezzi di corna schizzano in ogni direzione diventando preda di scoiattoli, castori e opossum che se li rivendono a peso d’oro come souvenir. Appena li conquistano, li stringono al petto ispirando tenerezza all’occhio del documentarista, ma dentro quei piccoli petti di roditori vibrano cuori di broker implacabili. Intanto al centro della radura giacciono senza sensi i due giovani cervi. Dopo una mezz’oretta quello sulla sinistra si solleva, vivo e vincitore. Per l’altro non c’è niente da fare: il suo corpo senza vita viene requisito dai picchi e dalle martore che ne fanno scempio di fronte ai parenti. Manrico, il cervo trionfatore, può prendere possesso della splendida cerva Michela, che esce radiosa dalla boscaglia portata al guinzaglio dal Sindaco, incidentalmente fino a giugno anche Presidente della Provincia. «È la prima volta che un cornuto è considerato un vincitore!», esclama dalla tribuna l’attore e agente forestale Lando Buzzanca, la cui battuta non fa ridere nemmeno l’avifauna, ed è tutto dire. «Su, prendi la tua bella! Andate e moltiplicatevi», dice il primo cittadino a Manrico. «Ora? Subito?», domanda la bestia. Il Sindaco lo guarda storto e la popolazione agreste pronuncia all’unisono un «Oh» di stupore misto a fastidio, indignazione e – limitatamente ai tassi – un pizzico di humor. C’è chi, come i coleotteri e i daini, per la delusione sta già prendendo la via di casa pronto a gustarsi in tv il probabile trionfo di Mario Cipollini alla Milano-Sanremo. Ma il cervo Manrico chiarisce: «Attenzione, sono felicissimo di questo risultato e desidero fortemente accoppiarmi con la Michela, però non ora! Non mi sento per niente bene, ho un trauma cranico incredibile! Vorrei vedere voi!». A quel punto il maschio trionfatore si accascia invocando l’intervento dei sanitari, servizio storicamente in mano ai ghiri. Mentre viene portato via imbarellato, sussurra a Michela che si rivedranno presto sotto il grande oleandro al centro del bosco, ma lei è offesa e nemmeno lo guarda, per non parlare del Sindaco che scaglia la fascia a terra e si dimette strepitando, come se la vera ragione fosse quell’avvenimento e non il fatto che la giunta è al capolinea da mesi perché i socialisti vogliono l’assessore. Intanto Buzzanca scende da un’agave e cerca di catturare l’attenzione di Michela: «Signorina, se permette…», ma lei noncurante scompare nella natura rigogliosa gettando nello sconforto l’istrione siciliano, uno che sulle prime non gli daresti niente ma, a conoscerlo bene, è un imbecille.

Qualche giorno più tardi, Manrico, ristabilitosi grazie alle cure del Centro rapaci di Livorno, fa ritorno nella foresta e trova un clima ostile. Viene bersagliato da pesanti insulti che ne mettono in dubbio la virilità, e certi alci se la prendono addirittura con sua mamma rivolgendo alla signora quei classici e odiosi epiteti a tema evasione fiscale. Emarginato e scansato da tutti, privato non solo dell’umana simpatia ma anche delle provviste minime per vivere, Manrico decide di lasciarsi morire. E proprio a un passo dalla fine gli si affezionano i koala, gli abitanti più derisi del regno degli alberi. «Se non ci si aiuta tra noi…», gli dicono, e lo rifocillano a suon di pizzoccheri. Chiacchierando con i suoi nuovi amici, Manrico scopre che i koala nel mondo degli orsi non hanno mai sfondato perché sono visti come dei semplici caratteristi. Loro un po’ ci soffrono, ma nella vita prima o poi ci si abitua a tutto.

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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