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GOOD DAY SUNSHINE (Lennon – Mc Cartney)

Good Day Sunshine

McCartney: voce, cori, pianoforte, battimani • Lennon: cori, battimani •
Harrison: basso, cori, battimani • Starr: batteria, tamburino, battimani •••
George Martin: pianoforte

Registrazione 8 e 9 giugno 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 8 agosto 1966 (LP Revolver) •
IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

 

 

Le origini (chi ha ispirato chi?)

Non ci sono discussioni sull’attribuzione a Paul della composizione di questa canzone. Lennon: “L’ha scritta Paul. Forse ci ho messo qualcosina anch’io, ma non credo”.

McCartney: “L’abbiamo scritta insieme a Kenwood, ma è sostanzialmente mia, lui mi ha aiutato un po’. Era una bella giornata di sole”.

Doveva essere una giornata di maggio o di inizio giugno, come si evince da una esplicita dichiarazione dell’autore.

McCartney: “Era una precisa allusione a Daydream dei Lovin’ Spoonful, all’atmosfera quasi da jazz tradizionale di quel pezzo”.

Il 45 giri di Daydream era al secondo posto nella classifica britannica di vendita nell’aprile del 1966: da qui si ricava la certezza che Good Day Sunshine sia stata composta in maggio o giugno. L’autore di Daydream non si era accorto della connessione fa le due canzoni.

John Sebastian: “Trovavo delle atmosfere alla Lovin’ Spoonful in un paio delle canzoni dei Beatles, ma fino a quando Paul non ha esplicitamente dichiarato che la sua composizione era modellata sulla mia non me n’ero reso conto. La cosa fantastica dei Beatles è che erano così originali che anche quando prendevano un’idea da altri la facevano apparire propria. A mia volta, del resto, avevo scritto Daydream ispirandomi a Baby Love delle Supremes”.

La registrazione

Quando McCartney portò Good Day Sunshine ad Abbey Road (dove inizialmente fu indicata sul box del nastro come A Good Day Sunshine) le registrazioni di Revolver erano quasi completate – questa fu la terzultima canzone registrata per l’album. I lavori iniziarono alle 14,30 dell’8 giugno; dopo parecchie prove finalizzate a preparare l’arrangiamento, i Beatles registrarono tre takes della base ritmica (basso, pianoforte e batteria – in Good Day Sunshine John non suona nessuno strumento). Sulla migliore, la prima, vennero sovraincisi la voce solista di Paul e i cori di John e George.
Alle due e mezza di notte si levarono le tende, rimandando il completamento della canzone al giorno seguente. Il 9 giugno, sempre dalle 14,30 (era questo l’orario abituale di inizio delle sedute di registrazione per Revolver), si ricominciò con le sovraincisioni: una seconda batteria di Ringo (solo piatti, grancassa, rullante e bacchette), un assolo di pianoforte di George Martin (registrato più lento e poi accelerato in riproduzione), un secondo pianoforte di Paul, nuovi interventi vocali per il finale, battimani e tamburino.

 

Live

Come tutte le altre canzoni di Revolver, Good Day Sunshine (che, secondo MacDonald, piacque particolarmente a Leonard Bernstein) non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles. McCartney la reincise, praticamente identica all’originale salvo una piccola variazione nel testo (“burns my feet as I touch the ground” invece di “as they touch the ground”), per la colonna sonora del suo film Give My Regards To Broad Street (uscito nel 1984), e si avvalse della produzione di George Martin e della batteria di Ringo Starr. In seguito includerà
occasionalmente la canzone nei suoi concerti da solista. Una versione registrata dal vivo a Montreal il 9 dicembre 1989 è stata utilizzata come lato B di una versione live di Birthday (registrata a Knebworth il 30 giugno 1990) per un singolo pubblicato nell’ottobre 1990 allo scopo di celebrare quello che sarebbe stato il cinquantesimo compleanno di John Lennon.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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