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Les arioplani

Tenevo un corso per superare la paura di volare in aereo. Appuntamento tutti i martedì e i giovedì dalle 18.30 alle 20.00 nei locali del circolo Acli di Seattle, 15 euro a lezione bevanda inclusa. Alla terza lezione si arriva al piatto forte: i consigli per salvarsi in caso di disastro aereo. Del resto può capitare a tutti di restare coinvolti in un evento simile. Una brutta avaria, controlli approssimativi, un impatto con uno stormo di bellissimi cormorani. Ma ci sono cinque piccole regole di buonsenso per salvarsi:

1) Vestirsi a cipolla, soprattutto in caso di lunghi viaggi che attraversano fasce climatiche e ambienti differenti. L’abbigliamento a strati, una volta rovinosamente precipitati a terra, consentirà di regolarsi con la temperatura del luogo dell’impatto letale. Se possibile indossare una maglia termica. Da Decathlon ad esempio ne hanno diverse.
2) Portare sempre con sé una bottiglietta d’acqua e qualche snack (ovomaltine, legumi, pollame ecc.), perché non è detto che l’apocalittico incidente aereo si verifichi in prossimità di centri urbani. Sarà quindi necessario avere di che rifocillarsi dopo l’epocale schianto.
3) Sembrerà assurdo, ma farà senz’altro comodo avere con sé un gioco da tavolo/di carte per passare il tempo con il resto dei passeggeri nelle ore successive all’immane tragedia. Niente di troppo complesso: non tutti sono abituati ai giochi da tavolo ed è quindi preferibile qualcosa di intuitivo, accessibile all’intero gruppo.
4) Recare seco doni per i locali. Non è da escludere che la nauseabonda carneficina si verifichi in luoghi abitati da popolazioni ai margini della civiltà che sarà possibile ingraziarsi porgendo semplici regali quali indumenti, tazze simpatiche, droni, la maglia della Roma.
5) Infine, non perdersi mai d’animo e vivere la situazione nel segno delle tre magiche P: Preghiera, Partecipazione e Progettualità.

Finita la mia esposizione, mi accorgo che in quarta fila c’è una giovane donna, forse nuova del corso. Caschetto biondo, tailleur verde, coiffeur viola e così via. Un incanto. Quando suona la campanella non faccio in tempo a pensare a una scusa per attaccare discorso che lei, Clelia, si avvicina alla cattedra e mi chiede se posso metterle le slide nella chiavetta usb a forma di mucca. E lì scatta il “Che cos’è il genio” di fantozziana memoria.: fingo di non avere il materiale sul portatile e la invito a cena a casa mia in modo da poterle dare tutto. “Proprio tutto”, mormoro ridanciano tra me e me. Mezz’ora dopo siamo nel mio appartamento di Via Francesco Saverio Nitti, nel cuore della città. Delle slide ci dimentichiamo presto e dopo un paio di bicchieri di vino finiamo sotto le lenzuola a testare il materasso memory Fabricatore. “E tu, mai avuto paura di volare?”, mi domanda Clelia durante le coccole. “Come no, tutt’ora ne ho parecchia”. “E come fai?”, mi chiede stupida. “Come faccio, come faccio… faccio come tutti quelli che hanno paura di volare: non prendo l’aereo”. Clelia non ci crede, mi tira un cuscino, io le mollo un calcio nei coglioni, ridiamo. “Davvero, mai preso un aereo in vita mia”, assicuro. “E insegni alle persone a non aver paura a volare?! Ma dai, scherzi”, replica. Faccio il faccino serio e le spiego che sì, anche una persona che non vola può insegnare agli altri a non aver paura di volare. Del resto ci sono eccellenti dietologi obesi, o, ancora, il presidente Berlusconi, pur non essendo un santo nella vita privata, come politiche per la famiglia è quello che ha fatto di più negli ultimi quarant’anni di storia italiana. Alla fine la convinco e ci addormentiamo abbracciati. Quando riapro gli occhi me la trovo in piedi davanti allo specchio che si sta preparando. Camicia bianca, giacca e pantaloni blu, uno splendido cappellino stile Guardia costiera. “Ciao scusa, non volevo svegliarti. Ho fatto il caffè – mi dice, mentre si raddrizza il copricapo -. Ora devo scappare al lavoro”. Mi stropiccio gli occhi: “Lavori in divisa? Cosa sei, controllore del treno?”, le chiedo un po’ scombussolato. “No no scemino”, mi fa. Si avvicina, mi dà un bacio in fronte e mi mostra sulla camicia la spilletta di Alitalia. “Sono pilota di linea, Max – mi spiega – Stamani ho un Seattle-Rotterdam con scalo a Brindisi. Vogliazzzzzzz”. “Ma devi superare la paura di volare o no?”. “Certo, mai preso un volo in vita mia. Però l’aereo lo porto volentieri. Ho 16mila ore di volo”. Si tirà su la zip, infila gli occhialoni da aviatore e se ne va. Sono sconvolto come se mi avessero messo dentro un frullatore o peggio ancora se mi avessero messo un frullatore dentro. Sono distrutto per quell’amore appena nato e già finito. Mi chiudo in casa, mollo il corso, mollo tutto. Passano le settimane e, complice la crisi del dollaro barile, si rianima il terrorismo internazionale. Ogni volta che sento di piloti uccisi a bordo dai palestinesi, eventualità che capita sempre più spesso, in cuor mio spero si tratti di Clelia, ma non ho il coraggio di confessarlo nemmeno a Don Renzo.

Un giorno guardando Focus scopro che l’escalation di violenza nei cieli ha portato all’avvio del servizio Live_Guide da parte di diverse compagnie aeree (Ryanair, Lufthansa, Emirates, Garrani Volare ecc.). Si tratta di una novità che prevede, in caso di indisposizione di pilota e copilota, la possibilità da parte di un passeggero di prendere il controllo del velivolo seguito passo passo dalla torre di controllo da una figura dedicata e appositamente formata, il cosiddetto ‘instradatore’. Con una serie di istruzioni semplici e precise, unite a un inevitabile lavoro motivazionale, l’instradatore farà di tutto per consentire al PP (pilot passenger) di condurre l’aereo scongiurando tragedie, evitando che il velivolo si schianti su metropoli, zone industriali e distretti dei servizi, facendolo invece precipitare in mare aperto, tra i boschi o sulle tanto vituperate favelas. Ovviamente, durante l’affiancamento, al PP gli si fa credere che al massimo invece che a Barcellona si fa scalo d’emergenza alla Malpensa e che all’aeroporto i vigili del fuoco offrono a tutti la colazione e le coperte. Morale: non è che ci si può improvvisare piloti… tantomeno amministratori, cari amici a cinque stelle!

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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