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YELLOW SUBMARINE (Lennon – Mc Cartney)

Yellow Submarine

Starr: voce, batteria, percussioni, cori, effetti sonori, schiamazzi •
McCartney: cori, basso, effetti vocali, effetti sonori • Lennon: cori, chitarra
ritmica, effetti vocali, effetti sonori • Harrison: cori, tamburino, effetti sonori
••• Mal Evans: grancassa, catene, effetti sonori, schiamazzi, cori • John
Skinner, Terry Condon, Alf Bicknell: catene, schiamazzi, cori • Brian
Jones: ocarina, bicchieri, schiamazzi, cori • Patti Harrison, Mick Jagger,
Marianne Faithfull: cori, schiamazzi, effetti sonori • Neil Aspinall, George
Martin, Geoff Emerick: cori

Registrazione 26 maggio e 1° giugno 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 8 agosto 1966 (LP Revolver) •
IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

 

 

Origini

L’autore principale della canzone ne ha raccontato nel dettaglio l’ispirazione e l’origine.

George at home in Esher, July 17, 1964McCartney: “Ero a letto nell’attico di casa Asher, in quella piacevole zona crepuscolare a metà tra la veglia e il sonno, una specie di limbo nel quale stai liberandoti dal peso della giornata e stai scivolando nel sogno. Pensai che sarebbe stata una bella idea scrivere una canzone per bambini, e prima mi venne in mente un colore, il giallo, e poi un oggetto, il sottomarino – molto carino, molto infantile, un giocattolo, un sottomarino giallo. Pensai che fosse una bella idea di canzone per Ringo, quindi non avrebbe dovuto avere una grande estensione vocale. Costruii una semplice melodia e poi cominciai a immaginare una storia, quella di un vecchio marinaio che racconta la sua vita, di quando viveva in un sottomarino giallo.
Pensai anche che sarebbe stato giusto per Ringo cantare una canzone per bambini, perché lui con i bambini era bravissimo, un giocherellone. La canzone è mia, scritta per Ringo in quel momento di limbo prima del sonno. John mi aiutò per il testo, che man mano che procede diventa sempre più indecifrabile; ma la melodia, le strofe e il ritornello sono miei”.

George Harrison davanti la sua casa in Esher, 1967

Nel 1966 in Inghilterra i giornali parlavano spesso del Valiant, il primo sommergibile atomico costruito con componenti completamente britannici, che entrò in servizio attivo nel luglio del 1966. Coincidenza o ispirazione subliminale? O McCartney rievocò inconsciamente il racconto di John Lennon, che durante il suo primo “viaggio” di LSD, il 27 marzo dell’anno prima, aveva immaginato che il bungalow a Esher di Harrison fosse un sommergibile che lui e George stavano pilotando?

 

 

Se sei brutto ti tirano le pietre

Secondo MacDonald, la melodia potrebbe essere stata ispirata da quella di Rainy Day Women # 12 & 35 di Bob Dylan, tratta da Blonde On Blonde e da poco entrata nella classifiche inglesi (la stessa canzone che poi vistosamente ispirò Pietre di Gian Pieretti e Ricky Gianco, presentata al Festival di Sanremo del 1967).

Lennon: “Paul ha scritto quel ritornello orecchiabile, io l’ho aiutato per il testo, anche Donovan l’ha aiutato. L’idea è di Paul, il titolo è di Paul, quindi è
sua, scritta per Ringo”.

Donovan: “Venne a casa mia e parcheggiò la sua Aston Martin in strada, con le portiere aperte e la radio a tutto volume. Entrò, mi fece ascoltare un
frammento di Eleanor Rigby con un testo diverso e mi disse anche che aveva un’altra canzone per la quale gli mancava un pezzo di testo, un  Pezzettino piccolo. Gli suggerii ‘Sky of blue, sea of green’: niente di particolarmente geniale, ma gli piacque e lo usò”.

 

Scenette comiche ad Abbey Road

The Beatles con George Martin, 1967

Anche Ringo fornì un contributo al testo. McCartney: “Era uno di quei giochini grammaticali che ci divertivano tanto. La frase corretta sarebbe stata
‘Everyone of us has all he needs’; lui la cambiò in ‘Everyone of us has all we need’: sbagliato, ma forte”. A un certo punto John e Paul entrarono nella stanza dell’eco e cominciarono a improvvisare frasi in gergo pseudo-marinaresco (“Full speed ahead, Mr. Boatswain, full spead ahead”, “Full speed ahead it is, Sir”, “Cut the cable… drop the cable…”, “Aye, aye…”, “Captain, captain…”). Tutto questo caos controllato fu governato da George Martin, che aveva dalla sua una lunga esperienza in comedy records, cioè in registrazioni di scenette comiche e in effetti sonori. Alle due e mezza del mattino la canzone era conclusa.

Yellow Submarine fu pubblicata, oltre che su Revolver, anche su un 45 giri a doppia facciata A, con Eleanor Rigby sull’altro lato. Il singolo uscì nello stesso giorno della pubblicazione dell’album. Come tutte le altre canzoni di Revolver, Yellow Submarine non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles. Oltre a fornire il titolo e l’ispirazione per l’omonimo lungometraggio a cartoni animati basato sulle musiche dei Beatles, diretto da George Dunning e uscito il 17 luglio 1968, Yellow Submarine è diventata “la” canzone di Ringo Starr, per lui quasi una sigla. In quanto tale, non manca mai nei concerti della  sua All Starr Band ed è stata più volte inclusa nei live che da essi sono stati tratti.

 

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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