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HERE, THERE AND EVERYWHERE (Lennon – Mc Cartney)

HERE, THERE AND EVERYWHERE (Lennon – Mc Cartney)

McCartney: voce, cori, chitarra acustica ritmica, basso, schiocchi delle dita •
Lennon: cori, schiocchi delle dita • Harrison: cori, chitarra solista, schiocchi
delle dita • Starr: batteria

Registrazione 16 e 17 giugno 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 8 agosto 1966 (LP Revolver) •
IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

 

 

Origini controverse

Quando nel 1985 Michael Jackson comprò le edizioni musicali delle canzoni firmate Lennon-McCartney, Paul McCartney disse che gli sarebbe piaciuto possedere almeno quelli di due sue canzoni che gli piacevano in maniera particolare: Yesterday e Here, There And Everywhere.
Non ci sono questioni a proposito dell’attribuzione della composizione del brano: lo stesso John dichiarò che era “completamente di Paul”, aggiungendo, in vena di gentilezze, che Here, There And Everywhere era una delle sue canzoni dei Beatles preferite.

Ecco come racconta la nascita della canzone nel libro autobiografico Many Years From Now (1997), scritto con Barry Miles. McCartney: “L’ho scritta a casa di John. Quando sono arrivato lui dormiva ancora: ho chiesto a qualcuno una tazza di tè e mi sono seduto vicino alla piscina con la chitarra in mano. Era una bella giornata di giugno. Ho cominciato a strimpellare e ho messo insieme degli accordi; quando John si svegliò la canzone era quasi pronta e la finimmo insieme. Direi che è mia all’ottanta per cento”.

Nell’Anthology (2000) Paul racconta invece questo episodio.

McCartney: “Uno dei miei ricordi più cari è di quando eravamo a Obertauern, in Austria, per le riprese di Help!. John e io condividevamo una stanza d’albergo, e una sera ci stavamo togliendo quei pesanti scarponi da sci, dopo una giornata di riprese, ed eravamo pronti a farci una doccia e a prepararci per la cena. Stavamo ascoltando una musicassetta delle nostre nuove composizioni e c’era anche la mia Here, There And Everywhere. Ricordo che John mi disse: ‘Sai che probabilmente questa mi piace più di tutte le mie canzoni che ci sono su quel nastro?’ E, venendo da John, quello
era un gran complimento”.

Kenwood

John comprò la casa di Kenwood il 15 luglio 1964 e ci andò ad abitare dopo averla ristrutturata. Se fosse vero che Paul aveva un demo della canzone con sé in Austria fra il 14 e il 20 marzo 1965, non è possibile che l’abbia composta nel giugno del 1965 a Kenwood (né poteva averla composta a Kenwood nel giugno del 1964, perché John ancora non abitava là). Quindi probabilmente l’episodio di Obertauern si riferisce a un’altra canzone, la composizione di Here, There And Everywhere è avvenuta in uno dei primi giorni di giugno del 1966 a Kenwood, e il brano è stato portato ad Abbey Road quasi subito dopo. Il che concorda anche con altre dichiarazioni di Paul secondo le quali la canzone risente dell’influenza di Pet Sounds dei Beach Boys: Paul aveva ascoltato il disco nel maggio del 1966 (negli Stati Uniti era uscito il 16 maggio) in anteprima sull’uscita britannica, avvenuta il mese seguente.

 

L’atmosfera dei Beach Boys

MacDonald: “Non esiste alcuna connessione musicale fra Here, There And Everywhere e qualsiasi brano di Pet Sounds; anche se l’atmosfera di Don’t Talk (Put Your Head On My Shoulder) è simile a quella della canzone di McCartney”.

Paul, però, è stato più preciso nel 1990 parlando con David Leaf.

McCartney: “A John e a me piacevano le canzoni che avevano – come lo definiscono i compositori vecchio stile – il verse, che è quello che noi chiameremmo intro; e io volevo che Here, There And Everywhere ce l’avesse. Ed è la frase ‘To lead a better life I need my love to be here’. Sono le armonie di questa frase a essere ispirate ai Beach Boys”.

 

La registrazione: un capolavoro di cesellatura

La seduta di registrazione del 14 giugno, iniziata alle 19, fu interamente dedicata a Here, There And Everywhere. Si lavorò un po’ sull’arrangiamento e si registrarono quattro takes della base ritmica (Paul alla chitarra ritmica, Ringo alla batteria e George alla chitarra solista) a un tempo più veloce di quello che sarà il definitivo. Alla quarta take, quella buona, vennero poi sovraincisi – curati da Martin – gli “ooh” in armonia di John, Paul e George.

George Martin: “Quelle armonie vocali sono molto semplici, e i ragazzi le trovarono facili da realizzare. Molto semplici, ma molto d’effetto”.

Tutto il lavoro del 14 giugno, ad eccezione delle armonie vocali, fu però messo da parte il 16 giugno, quando i Beatles decisero di rallentare il tempo della canzone e ne registrarono una nuova base ritmica con la stessa strumentazione della precedente. La take 13 fu quella considerata buona; in essa c’era anche la voce guida di Paul. La take 7 e la take 13 sono state pubblicate nel 1996 nel CD singolo di Real Love. Sulla take 13 vennero sovraincisi i cori e gli schiocchi delle dita di John, Paul e George, una seconda chitarra solista di George e il basso di Paul. Dopo una duplicazione di nastro per ricavare una pista libera, venne sovraincisa la voce solista di Paul.

McCartney: “Ricordo che cercai di cantarla come l’avrebbe cantata Marianne Faithfull, con una voce piccola, quasi in falsetto… la mia imitazione di Marianne Faithfull”.

La voce solista fu registrata su un nastro a velocità rallentata in maniera da suonare accelerata nella riproduzione. A questo punto, alle 3,30 del mattino, si ritenne completata la canzone, che però, il giorno seguente, fu sottoposta a un ultimo intervento; un raddoppiamento della voce solista di Paul. La faccenda richiese un’oretta, dalle 19 alle 20.

 

Live

Nessuna delle canzoni di Revolver, e quindi nemmeno Here, There And Everywhere, fu mai eseguita dal vivo o presentata in occasioni promozionali dai Beatles. Paul McCartney la riprese riregistrandola per la colonna sonora del film Give My Regards To Broad Street, uscito nel 1984, e poi negli anni a venire in alcuni dei suoi tour da solista e negli album live che li documentano.

Un ultimo aneddoto

Nel 2007, intervistato in occasione della pubblicazione del suo album The Guitar Man, nel quale è inclusa una cover strumentale di Here, There And Everywhere, Hank Marvin degli Shadows ha ricordato: “Stavamo registrando un album [Shadow Music, 1966], e Paul veniva spesso in studio a rubacchiare delle idee. Un giorno ci chiese se poteva farci ascoltare una
melodia che aveva scritto e che pensava potesse andar bene per noi. La suonò al pianoforte, e a noi sembrò bellissima. Ci promise che ce ne avrebbe spedito un demo la settimana dopo. Ma non lo fece mai. Qualche mese dopo uscì l’album Revolver, e ci trovammo la sua canzone, completa di testo”.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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