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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

I 90 anni di Enzo Jannacci. “Nuovo disco in primavera. Politica? Mi piaceva Renzi, ora dico Salvini”

I 90 anni di Enzo Jannacci. “Nuovo disco in primavera. Politica? Mi piaceva Renzi, ora dico Salvini”

Enzo Jannacci ci accoglie nella sua casa pesarese che non sono ancora le undici del mattino. «Ma io ho già mangiato», ci spiega, tanto per chiarire che gli sono rimaste dentro le sane abitudini di quell’amata Milano che, su consiglio del suo entomologo, ha dovuto lasciare due anni fa per venire a svernare in Appennino, dove l’aria è buona e il corpo rinasce allo sciogliersi della prima neve. L’intervista per il suo novantesimo compleanno ce la concede stando seduto al piano. «Un Busacca del ‘56, sempre il solito», assicura, ma alle sue spalle il figlio Giordano sorride e ci fa «no no» col ditino, sussurrando: «Questo veramente è del …». «Questo un cazzo!», lo interrompe il maestro, dimostrando di non aver perso la grinta dei giorni migliori, quelli delle scazzottate all’Harry’s Bar, delle incursioni a Fantastico 4, del Festival della canzone popolare di Marina di Massa, diretto per vent’anni assieme a Strehler. Una rassegna dove nell’82 Jannacci incontra Simona Tagli, che un anno più tardi diventa la sua seconda moglie. «Come la vidi – racconta – capii subito che per quanto avessi provato a resistere, a temporeggiare, a ragionare, ci avrei comunque sbattuto il muso, magari quando sarebbe stato troppo tardi. Così in capo a due settimane lasciai Liliana (Segre, ndr) e come niente fosse un attimo dopo mi trovai sposato con Simona». Matrimonio da cui sono nati l’ornitologa Silvia, nell’89, e due anni dopo Giordano, che ha seguito le orme di papà e ha fondato i King Crimson. C’è poi un terzo figlio, avuto nel ‘51 dalla prima moglie, Vera Carrodani. «Michelino, ‘l mat»: così lo chiama ancora oggi affettuosamente papà Enzo, che ha sempre scherzato sulla malattia mentale del primogenito, ripudiato non ancora dodicenne e fatto rinchiudere in una residenza protetta sul Gran Sasso, dove pare dipinga splendide maioliche. «È bravo, è bravo… l’è ‘n gran artist!», continua con gli occhi lucidi papà Enzo. Dopo una breve pausa sigaretta («Fumo due pacchetti di Nazionali al giorno per combattere la scoliosi», ci confessa pensando di essere divertente), ecco che finalmente si parla di musica. «In primavera comincerò a lavorare a un nuovo disco: si chiamerà Ragazzo con l’ape, come una delle canzoni. Sarà dedicato a figure e situazioni della mia giovinezza torinese. Altri pezzi saranno Indicazioni stradali, Luciano e i cinesi, Rassicurazioni. La prima ricorda un gioco che facevamo da ragazzi quando ci chiedevano indicazioni per il Consorzio Agrario: noi per beffarli dicevamo “sempre dritto!”, ma in realtà andando sempre dritto finivi alla sede della Deputazione consortile, e non allo sportello al pubblico, per quello avresti dovuto girare a destra venti metri prima. Comunque poi una volta arrivati alla Deputazione penso che gli utenti venivano indirizzati correttamente».
È quasi mezzogiorno, che per il maestro Jannacci significa litoterapia massiva. Nei pochi minuti che restano parliamo un po’ di quest’Italia che lui ha attraversato per quasi un secolo, un Paese di valori assoluti e cadute sonanti, di successi e delusioni. Di amare contraddizioni, soprattutto. «Più che cambiar tutto per cambiar niente – osserva l’Enzo nazionale – è stato cambiar niente per cambiar niente. Io di politica non me ne intendo ma se siamo nella situazione che siamo vuol dire che qualcosa è andato storto. Cinque Stelle? Sono amico di Grillo ma non li ho mai votati, però sono tosti. Mi piaceva Renzi, quando l’hanno arrestato ci son rimasto male, secondo me l’hanno messo dentro perché stava smuovendo qualcosa. Ora dico Salvini. Ha tutti contro, ma, come dite voi a Roma, è gajardo. Un altro forte era Martinazzoli».

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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