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I’M ONLY SLEEPING (Lennon – Mc Cartney)

I’M ONLY SLEEPING (Lennon – Mc Cartney)

Lennon: voce, chitarra ritmica • McCartney: cori, basso, chitarra solista •
Harrison: cori, chitarra solista • Starr: batteria

Registrazione 27, 29 aprile e 5, 6 maggio 1966
Produttore George Martin • Fonico Geoff Emerick
UK 5 agosto 1966 (LP Revolver) • USA 20 giugno 1966 (LP
Yesterday… And Today) • IT 25 agosto 1966 (LP Revolver)

L’origine

Nell’intervista a Lennon “Come vive un Beatle? John Lennon vive così”, pubblicata dall’Evening Standard il 4 marzo 1966 – quella famigerata che causò tanti guai ai Beatles per la frase “ora come ora siamo più popolari di Gesù” –, la giornalista Maureen Cleave scriveva di John: “Può dormire per un tempo indefinito, è probabilmente la persona più pigra d’Inghilterra”. Quando Paul, solitamente nel primo pomeriggio, arrivava a casa di John, a Kenwood, per una delle loro abituali sedute di composizione, gli capitava spesso di trovarlo ancora addormentato. Secondo Barry Miles, fu uno di questi episodi che ispirò Lennon per I’m Only Sleeping. Paul nega che nel testo ci siano nascosti riferimenti alla droga.

McCartney: “Era solo un’idea carina, niente di allusivo. Sto solo dormendo, sto sbadigliando, sto pensando, sto facendo un riposino…”.

Il testo fu scarabocchiato da John sul retro del sollecito di pagamento di una bolletta (12 sterline e 3 scellini); la lettera è datata 22 marzo, il che permette di stabilire con buona approssimazione la data di composizione della canzone.

La registrazione

I’m Only Sleeping fu portata ad Abbey Road il 27 aprile, quattordicesimo giorno di sedute di registrazione per Revolver. Buona parte del turno, iniziato alle 18, fu utilizzata per mixare Taxman, And Your Bird Can Sing e Mark I (che diventerà Tomorrow Never Knows); nessuno di questi remix sarà poi impiegato nell’album. I Beatles, che in passato avevano delegato completamente i mixaggi a George Martin, in questo periodo cominciarono a essere presenti e attivi anche in questa fase di lavorazione dei dischi.

Conferma l’assistente fonico : “Si resero conto che presenziando ai mixaggi potevano avere più controllo sui risultati finali”.

I lavori su I’m Only Sleeping cominciarono poco prima di mezzanotte, e nelle tre ore seguenti il gruppo si dedicò alla base ritmica (John e George alle
chitarre acustiche, Paul al basso e Ringo alla batteria), registrandone undici takes a velocità aumentata. Due giorni dopo, il 29 aprile, i Beatles
ricominciarono la canzone daccapo. Dopo un paio d’ore dedicate alle sovraincisioni per Eleanor Rigby, intorno alle 19 ripresero a lavorare su I’m Only Sleeping. La provarono un po’ di volte, con Paul al vibrafono, poi registrarono cinque takes rinunciando al vibrafono, usando chitarre acustiche e tamburino e con John e Paul alle voci. n Anthology II sono documentati un frammento residuato delle prove con il vibrafono e la take 12, che al
lancio John chiama “I’m Only Sleeping, Take One”.

La voce solista

Insoddisfatti, tornarono però alla take 11 del 27 aprile e su questa sovraincisero la voce solista di John.

Harrison: “Cercavamo di fare in modo che la voce suonasse come quella di una persona addormentata, il che fu molto difficoltoso”. Ci furono anche molte manipolazioni della velocità del nastro; la base ritmica, che era stata registrata con il nastro accelerato, fu rallentata fino a portarla sotto la velocità normale, mentre la voce di John fu registrata con il nastro rallentato e poi velocizzata. All’una fu deciso che la voce solista era sistemata”.

La chitarra a ritroso

I Beatles tornarono su I’m Only Sleeping il 5 maggio, alle 21,30, per cinque ore e mezza di lavoro che furono dedicate interamente all’assolo di chitarra. Già il 16 aprile avevano fatto qualche timido esperimento, ma stavolta Harrison volle scientemente ottenere l’effetto “chitarra a ritroso”. A questo scopo, anziché suonare il suo assolo normalmente e poi far scorrere il nastro all’indietro, suonò due assolo, chiese a George Martin di trascriverne le note, poi di riscriverle partendo dal fondo, e infine rieseguì gli assolo uno sull’altro (per uno dei due usando il fuzz box) suonandone le note a ritroso.

Geoff Emerick: “Già George aveva problemi a suonare i suoi assolo normalmente, figuriamoci a ritroso. Fu una sera interminabile, le stesse otto battute suonate e risuonate continuamente. Rivedo ancora George – e poi anche Paul, che si unì a lui in duetto per suonare il finale sfumato a ritroso – chini sulle chitarre, con le cuffie in testa, le sopracciglia aggrottate per la concentrazione”.

Vennero registrati anche brevi frammenti di chitarra a ritroso, poi utilizzati qua e là nelle strofe. Il giorno seguente, 6 maggio, la canzone venne
completata con le sovraincisioni della voce solista in alcuni punti del cantato (“I’m still yawning”, “float upstream”) e i cori di Paul e George.

Le versioni di I’m Only Sleeping reperibili nei dischi ufficiali differiscono nella quantità di chitarre a ritroso perché sono il risultato di diversi mixaggi effettuati in giorni diversi (in ordine cronologico: mono per Yesterday… And Today, stereo per Yesterday… And Today – fu usato solo nelle ristampe; per la prima edizione era stato approntato un finto stereo detto ‘duophonic’ –, stereo per Revolver, mono per Revolver).

Come tutte le altre canzoni di Revolver, I’m Only Sleeping non fu mai eseguita dal vivo né proposta in occasioni promozionali dai Beatles.

C’è chi sostiene che a 1’57” dall’inizio del brano si possa sentire una voce che dice “yawn, Paul!”, seguita dal suono di uno sbadiglio… in effetti!

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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