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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Consigli a un amico

Consigli a un amico

Buonasera, sono un tipico personaggio di Franco Fabrizi, perciò mi piace il biliardino, la cedrata e soprattutto far male agli altri. Ci godo proprio. C’è chi aspetta di essere in difficoltà per consolarsi facendo sprofondare il prossimo in un vortice di avversità. Io no. Io, pure quando sto bene, per stare meglio mi impegno per nuocere agli altri, per renderli ridicoli, fragili, indifesi. E questo, attenzione, non mi ha mai reso interessante. Perché di quei cattivi che piacciono al pubblico mi mancano l’intelligenza, l’acume, quel vago ma costante sentore che tutta la perfidia possa un giorno o l’altro, chissà in che maniera, convertirsi in sforzo per il bene, come coso Barbareschi. Ma io no, questa prospettiva non posso né voglio averla. Non andrò in Africa a scavare pozzi petroliferi per i ragazzini assetati, non salverò piccoli istituti di credito, non porterò il pranzo di Natale ai senzatetto, anzi continuerò a definirli dei perdenti nella mia rubrica sul Foglio. E no, non troverò la fede al primo palesarsi della vecchiaia, traducendo il fresco soffio divino in uno smodato impegno per i carcerati. Nemmeno per quelli ormai in semilibertà che fanno il laboratorio di ceramica. Anzi, gliele spaccherei quelle ceramiche, quelle maioliche, i carretti siciliani, i cesti di vimini e tutte le altre leccornie che fior di criminali forgiano persuasi che grazie all’artigianato ci dimenticheremo delle loro spregiudicate marachelle. E questo ovviamente lo farei per mio vizio e piacere, non certo per rispetto delle vittime dei crimini, della cui sofferenza sorrido e mi adorno il cuore malato. Nessuno sfugge al mantello della mia malanima. Nemmeno il mio migliore amico Niccolò, che, anzi, è quello che del mio spiritaccio nefasto paga le conseguenze più terribili. Perché non c’è peggior male di quello che si infligge mascherandolo da bene, da squisita bonomia, da smargiasso altruismo.

Ad esempio, io nella mia vita ho avuto tutte le donne che voglio: nessuna. Niccolò invece poverino non è riuscito mai ad averne e ci soffre. Soprattutto la sera, prima di dormire, quando al lume di una candela fa i suoi conti di onesto usuraio. Spesso mi chiede una mano, qualche consiglio per avere successo con l’altra metà del cielo. E io non posso certo tirarmi indietro. Gli spiego che se a una donna fai capire che ti piace, lei ti ignora. E se insisti sfugge, scappa, talvolta si rifugia in un portone senza più uscirne per anni. È invece molto meglio fare i vaghi, guardarle raramente, sfiorarle, sì, ma subito dopo scusarsi. Non tanto per mostrare buona educazione – la più squallida delle virtù teologali –, ma per sottolineare che non c’era alcuna reale intenzione di avere un contatto, dando a intendere che l’idea ci fa anche un po’ senso. Così facendo l’ambita preda, un po’ alla volta, anno dopo anno, comincerà a sentirsi irrimediabilmente attratta dall’uomo che da tempo immemore la ignora, la disprezza, la evita. A quel punto sarà facile come far ridere Amadeus: abbastanza facile. La donna infatti brucerà di desiderio e presto, caro Niccolò, vi troverete nudi davanti al focolare, con lei che ti brama e tu che per l’emozione non riesci a indurire. Allora cercherai di stimolarti da solo sfregando le cosce mentre pensi al corpo di ballo di Crem Caramel (o show analoghi). Non dovesse funzionare, comincerai a darti degli schiaffetti sui genitali come si fa nello spogliatoio per non sfigurare al cospetto dei compagni più pasoliniani. Sappi che sarà tutto perfettamente inutile. Ma non importa, perché la donna che hai di fronte ti desidera così tanto che le vai bene in ogni modo, anche del tutto inservibile, e allora, finalmente, vi amerete per lunghe ore rotolandovi nudi davanti al camino uno alla volta. Poi, per chiudere toccando il cielo – e qui Niccolò caro ascoltami bene – vi concederete quanto di più sensuale c’è tra gli atti d’amore: una bella doccia insieme per ristorare le membra e l’anima. E sotto il getto bollente i vostri corpi diventeranno una cosa sola, un’unica carne, un ermafrodito putrescente con quattro braccia, duecento reni, il parvovirus e la casa al mare all’Argentario. Nome: Patrizia. Pregio: essere testarda. Difetto: sempre la cosa di essere testarda. Ma vai a cagare dai!

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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