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Recensione Taxi Driver, film davvero carino

Recensione Taxi Driver, film davvero carino

In un Paese come il nostro, dove domina il costume di tradurre i titoli dei film stranieri anche quando non ce n’è bisogno, paradossalmente si commette spesso l’errore opposto, cioè non andare a rendere in lingua italiana titoli che necessiterebbero realmente di una traduzione. È il caso di ‘Taxi Driver’, lungometraggio del 1976 di Martin Scorsese, che certo si sarebbe giovato in fase di distribuzione e circuitazione di un ‘L’autista’ e o ‘Il conducente del tassì delle 3’. Ma mancata traduzione dell’oscuro titolo a parte, va detto che ci troviamo di fronte a un film riuscito da ogni punto di vista. Ambientazione, fotografia, elettricisti, tutto pazzesco. Straordinario il protagonista, il tassista Wizard (interpretato da un grande Peter Boyle), di cui fino alla fine non veniamo a sapere il vero nome, una sorta di sigillo sul mesto anonimato a cui è condannata la notte newyorkese e con essa, forse, quella dell’Occidente. ‘Wiz’, come lo chiamano amici e i parenti, è una sorta di filosofo metropolitano, anche se lui stesso precisa “Non sono un filosofo, sono un tassista” nel corso di un dialogo con il giovane tassista Travis Bicycle.

Wizard rappresenta per molti versi l’ambivalente America degli anni Settanta. Da un lato quella ancorata al suo passato, dall’altro quella irrevocabilmente non immune alle istanze del cambiamento, del progresso, del futuro. Ad esempio, dialogando con i colleghi in una tavola calda, Wiz-Boyle prima se la prende con una coppia di omosessuali che si è messa a litigare durante una corsa (“Io gli dico: non mi frega niente di quel che fate in privato a casa vostra con la porta chiusa, ma non vi permetto di rompervi la testa qua nel mio Taxi. Altrimenti andate in California!”), ma contestualmente ricorda con orgoglio che “l’America è sempre stato un Paese libero, lo dice la Costituzione” e, quando il tassista al suo fianco gli fa notare che in California, quando due omosessuali di lasciano, chi se ne va deve pagare gli alimenti all’ex, il Mago sentenzia: “E’ vero, sono molto più avanti là, gran Paese la California”. Siamo di fronte a uno dei più intensi protagonisti scorsesiani, rassegnato ma non disperato, se vogliamo fatalista. “Se uno fa un certo lavoro diventa quel lavoro”, osserva sibillino nel corso di una chiacchierata sui marciapiedi del Bronx. Una frase che diventerà cult nel cult, destinata a essere ripetuta da almeno un paio di generazioni di appassionati. Parole, quelle di Wiz, che appaiono tanto di incerta decifrazione, quanto di stringente e soffocante attualità. Un personaggio indimenticabile, un’interpretazione magica, un film semplicemente straordinario. Voto: 6.5 pieno.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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