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TAXMAN (Harrison)

TAXMAN (Harrison)

Harrison: voce, chitarra ritmica, chitarra solista
Lennon: cori
McCartney: cori, basso, chitarra solista
Starr: batteria, maracas, campanaccio

Registrazione: 20, 21, 22 aprile e 16 maggio 1966
Produttore: George Martin • Fonico: Geoff Emerick 25 agosto 1966 (LP Revolver)

Nella sua autobiografia I Me Mine, uscita nel 1980, nella quale fra l’altro presenta brevemente molte delle sue composizioni registrate, George Harrison descrive così Taxman: “È stata scritta quando mi sono reso conto per la prima volta che, benché avessimo cominciato a guadagnare dei soldi, in realtà ne stavamo dando via la maggior parte in tasse; una situazione tipica, allora come adesso. Perché dev’essere così? Ci stanno punendo per qualcosa che abbiamo dimenticato di fare?”.

Tony Barrow, addetto alle pubbliche relazioni dei Beatles, nel suo John, Paul, George, Ringo & Me ricorda: “George era il Beatle che più teneva d’occhio le questioni di denaro. Era lui che andava regolarmente da Epstein per controllare la situazione finanziaria. Sapeva quanto dovevano ricevere
dalla EMI in royalties, e voleva sapere quando sarebbe arrivato l’assegno”.

Harrison: “Avevo scoperto che stavo pagando un sacco di soldi al fisco. Sei così contento di aver finalmente cominciato a guadagnare del denaro, e poi scopri che esistono le tasse. All’epoca pagavamo 19 scellini e 6 pence per ogni sterlina guadagnata – e in ogni sterlina c’erano 20 scellini. Ridicolo: una punizione pesantissima per il fatto che stai guadagnando dei soldi. Sovrattasse, supertasse, tasse-tasse… Fu un momento di svolta, in Gran Bretagna: tutti quelli che potevano si trasferirono in America o da qualche altra parte”.

 

McCartney: “Quando facevamo le riunioni, gli avvocati e i consulenti ci spiegavano com’era la situazione.

Noi eravamo molto ingenui, come dimostrano tutti gli accordi economici che avevamo firmato all’epoca, e George diceva: ‘Be’, io le tasse non le voglio pagare’, e loro: ‘Devi pagarle, come chiunque altro – e più guadagni, più loro ti portano via’. E George: ‘Non è giusto’. E loro: ‘Anche quando morirai ci sarà da pagare una tassa’. ‘Cosa?’ ‘La tassa di successione’. E da lì venne a George l’idea per quella frase fantastica del testo: ‘Dichiara i penny che ti metteranno sugli occhi’, che esprimeva la sua giustificata indignazione” (la frase allude all’antica tradizione di mettere due monetine sugli occhi dei defunti perché servissero a pagare il “passaggio” all’Aldilà).

Lennon: “Ricordo il giorno in cui mi chiamò per chiedermi di aiutarlo su Taxman, una delle sue prime canzoni. Gli ho buttato lì alcune frasi per dargli una mano sul testo. Aveva chiamato me perché non poteva rivolgersi a Paul, che in quel periodo certo non l’avrebbe aiutato. In realtà non mi andava di farlo, ma mi morsi la lingua e dissi: OK”.

Da una bozza del testo manoscritta da George si possono individuare (in
corsivo) le frasi originarie che furono sostituite, probabilmente con quelle
suggerite da John.

La canzone fu portata ad Abbey Road il 20 aprile 1966 alle 14,30, nona
delle trentadue sedute di registrazione per il nuovo album. Dopo un paio di takes di And Your Bird Can Sing i Beatles si dedicarono a Taxman,
registrando quattro takes della base ritmica – due sole delle quali complete – ma nessuna fu ritenuta sufficientemente buona, anche perché ci furono molte discussioni sulla struttura del brano. Alle due e mezza del mattino si decise di riprendere il lavoro il giorno seguente. Alle 19,30 la canzone fu considerata finita. Parecchi giorni più tardi, probabilmente a causa della decisione che Taxman sarebbe stato il brano di apertura di Revolver, la canzone subì un ultimo intervento. Nello Studio 2, alle 14,30, prima di riprendere il lavoro su
For No One, venne registrata un’introduzione: la voce di Paul che conta “wunn, too, thray, four, wun, too” su un tappeto di note sparse, rumori indistinguibili e un colpo di tosse. Il responsabile del colpo di tosse sarebbe stato , un disc jockey americano della WFUN che era diventato direttore dei programmi di una stazione pirata offshore britannica, Swinging Radio England: un’attribuzione peraltro sostenuta solo dalla dichiarazione
dell’interessato.

Taxman, così completata, non sarà mai eseguita dal vivo dai Beatles né proposta in occasioni promozionali, come del resto tutte le altre canzoni di Revolver; la simulazione di una loro (mai avvenuta) esecuzione della canzone dal vivo in Giappone è inclusa nel videogioco “The Beatles: Rock Band”.

In Giappone, però, George Harrison, nel corso del suo breve tour con Eric Clapton (dal 1° al 17 dicembre 1991) incluse Taxman in scaletta con una strofa e un bridge supplementari.

Taxman in questa versione fu anche eseguita da Harrison nel suo ultimo concerto da solista, quello per il Natural Law Party alla Royal Albert Hall di Londra dell’8 aprile 1992.
Nel tributo live “Concert for George” (Londra, Royal Albert Hall, 29 novembre 2002) Taxman è stata cantata da Tom Petty.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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