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Mia nonna nel dorato mondo del tennis

Mia nonna nel dorato mondo del tennis

Per chi come noi liguri è terrorizzato dalla morte è vivamente consigliato trovare delle influenti categorie umane che abbiano sempre un’età media superiore alla nostra, in modo da sentirsi costantemente abbastanza giovani – e quindi lontani dalla morte – per accedere a determinate posizioni di potere. Ben presto viene meno la categoria dei calciatori, in quanto a soli 32-33 anni ce li troviamo tutti anagraficamente alle spalle e non vale la pena di tifare per quei pochi 35enni testardi che cercano di restare sulla cresta dell’onda. Conviene infatti cambiare gradino della piramide guardando ai carismatici leader politici italiani, tutti sui 40-45 anni o anche più giovani come Follini negli anni ’80. Una volta superato anche questo step non bisogna sentirsi strozzati dalla morsa di Thanatos perché c’è lì bella e pronta una pratica schiera umana di 55-60enni: gli amministratori delegati, detti anche Ceo. Tiscali, Amazon, Telecom Serbia e così via. Persone che hanno più vita alle spalle che davanti, eppure sono al loro apice, si godono i dividendi, spaccano i Cda e regalano arredi all’ospedale Gaslini di Genova. A un livello ancora superiore stanno i presidenti della Repubblica, soprattutto quelli francesi in quanto potentissimi. Persone dai 75 agli 85 anni che con la loro stessa esistenza comunicano un senso di sollievo a moltissimi 70enni che ancora non si sono realizzati ma che nell’Eliseo possono scorgere un’occasione di riscatto. Del resto lo stesso George Pompidou prima di diventare il numero uno della Republique non era altro che un croupier, per quanto bravo. Questo, insomma è lo schema generale, ma ci sono delle eccezioni. La più palese è Roger Federer, tennista svizzero che ancora oggi, a quarant’anni suonati, gioca ad altissimi livelli. Con la sua eterna fanciullezza di fatto si è mangiato un’intera generazione di più giovani avversari impedendo loro di affermarsi, in barba a ogni sana dinamica cosmogonica. Federer ogni settimana vince qualche torneo, restando sempre nei primi cinque del mondo e andando talvolta a rubare posizioni ad atleti che hanno anche trent’anni meno di lui. Dev’essere una sensazione bellissima, simile a quella provata quest’estate da mia nonna Delia, 91 anni, quando purtroppo è mancata sua sorella Teresa, di anni 87. Infatti, accanto all’inconsolabile dolore per la perdita, si è fatto spazio un gagliardo sentimento di federeriano orgoglio per essere ancora in classifica a dispetto di chi, pur più giovane – e quattro anni, superati gli ottanta, sono un eternità, un’era geologica -, ha deciso di appendere la racchetta al muro. Queste cose, in quei giorni terribili di luglio, a mia nonna gliele ho spiegate bene, e anche il prete era d’accordo. E mentre la persuadevo già me la immaginavo a Wimbledon 2020, ormai 92enne, avanti 5-2 al terzo contro Tsonga. Eccola che manda giù la cardioaspirina con una sorsata di Gatorade, spacca la racchetta solo per sentire che effetto fa e guarda radiosa il pubblico come oggi fa con i rappresentanti di casalinghi quando racconta loro che da giovane sembrava la Cardinale. Succedesse davvero, mia nonna Delia diventerebbe un modello per tante persone della quarta età che pensano che ormai la vita possa riservare loro soltanto una lunga serie di infezioni alle vie urinarie, fino a quella fatale. Naturalmente un altro riferimento motivazionale per ottuagenari è la senatrice a vita Liliana Segre, purtroppo anche ieri al centro di episodi di odio social visto che ha commentato la Ferragni dandole della troia.

 

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Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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