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PAPERBACK WRITER (Lennon – Mc Cartney)

PAPERBACK WRITER

(Lennon – Mc Cartney)

McCartney: voce, basso, chitarra solista
Lennon: cori, chitarra ritmica
Harrison: cori, basso
Starr: batteria, tamburino

Registrazione: 13 e 14 aprile 1966
Produttore: George Martin • Fonico: Geoff Emerick
6 giugno 1966 (singolo; lato B: Rain)

Norman Smith aveva finalmente ottenuto la sospirata promozione da fonico a produttore, e all’inizio del 1967 aveva cominciato a lavorare con un nuovo gruppo della EMI, di nome Pink Floyd. Smith aveva chiesto a George Martin di poter anche continuare a prestare la sua opera da fonico per le
registrazioni dei Beatles; ma, un po’ le rigide norme aziendali della EMI, un po’ la comprensibile riluttanza di Martin ad avere a fianco come collaboratore/esecutore un suo pari grado, avevano fornito la grande occasione a Geoff Emerick, che, non ancora ventenne, dal 6 aprile 1966 diventò il fonico titolare nei dischi dei Beatles.

Un’altra novità di questo periodo, che avrà ricadute logistiche e creative sul lavoro dei Beatles, è il trasferimento di Paul dall’attico di casa Asher in cui era ospite a una casa di sua proprietà, acquistata nell’aprile del 1965 per quarantamila sterline, in cui Paul abitò dalla fine di marzo 1966. La casa di
Paul, 7 Cavendish Avenue, St Johns Wood, distava meno di dieci minuti a piedi da Abbey Road.
MacDonald: “McCartney arrivava spesso in studio prima degli altri, e qui sperimentava idee musicali ed effetti di produzione che poi presentava ai colleghi come fatti compiuti”.

I lavori sul nuovo album, quello che diventerà Revolver, er ano iniziati da pochi giorni quando George Martin ricevette un memo aziendale: era tempo che i Beatles pubblicassero un nuovo 45 giri (il precedente, Day Tripper / We Can Work It Out, era uscito “già” da quattro mesi, il 3 dicembre 1965).
Geoff Emerick: “John e Paul vennero messi immediatamente al lavoro. Il premio per quello dei due che avrebbe portato la canzone migliore – giudice unico: George Martin – sarebbe stata la prestigiosa posizione sul lato A del 45 giri”.
Il più reattivo fu questa volta McCartney, che con Eleanor Rigby si aggiudicherà anche il lato A del singolo successivo. Per quanto concerne la data di
composizione di Paperback Writer, ovvio quindi che si debba ipotizzare che la canzone sia stata scritta, o almeno completata, nei primi giorni di aprile del 1966.

Per quanto riguarda invece l’ispirazione e la genesi della canzone, ci sono parecchie testimonianze, anche discrepanti, delle quali diamo conto senza che nessuna sembri essere la più credibile. Ecco una dichiarazione di Paul datata 1966.

Mc Cartney: “Anni fa mia zia Lil mi chiese: ‘Perché scrivete sempre canzoni sull’amore? Non potreste scriverne su un cavallo o su qualcosa di interessante?’. In effetti, recentemente abbiamo cominciato a scrivere canzoni che non parlano d’amore”.
Il disc jockey Jimmy Savile ha raccontato di aver sentito John chiedere a Paul a che punto era con la sua canzone. Guardandosi intorno, Paul aveva
visto Ringo con un libro in mano, e aveva annunciato a John la sua intenzione di scrivere una canzone che parlava di un libro. Il poeta e scrittore Royston Ellis, che conosceva i Beatles già da qualche anno (e sosteneva di essere stato l’ispiratore del nome Beatles), ha rivendicato di aver detto a John e Paul che la sua aspirazione era diventare “un autore di libri tascabili” (paperback writer) e che l’espressione era piaciuta moltissimo a McCartney.

McCartney: “Quando andavo a Weybridge da John per le nostre sedute di composizione, tornava utile avere già pronta l’idea per una nuova canzone.
Quella volta l’idea che mi era venuta aveva qualcosa a che fare con il Daily Mail, quindi può darsi che quel giorno sul quotidiano fosse uscito un articolo che parlava dei libri tascabili e dei loro autori. Quelli che avevo in mente erano i tascabili della Penguin, gli archetipi dei tascabili” (1997). Nel 2007 Paul ha ricordato che prima di scrivere Paperback Writer aveva letto sul Daily Mail un articolo, probabilmente dedicato allo scrittore Martin Amis,
ribadendo però che dietro al testo non c’era una storia vera, e che non era ispirato a una persona realmente esistente.
McCartney: “Arrivai a Weybridge e dissi a John che avevo l’idea di scrivere una canzone in forma di lettera, tipo la lettera scritta a un editore da
un aspirante autore. Tirai fuor i un pezzo di carta e dissi che sarebbe dovuta essere una cosa del tipo ‘Gentile signore o signora…’, e proseguii scrivendo la lettera di fronte a lui, inserendoci di quando in quando delle rime. E ricordo John seduto davanti a me che diceva cose tipo ‘ecco, così’, oppure ‘ah, sì’ oppure ‘eh già’. Ricordo il suo sorriso divertito quando disse: ‘Sì, così, così va bene’. Fu un bel momento. Poi salimmo al piano di sopra e mettemmo una melodia sul testo – non è proprio una melodia, in effetti, è più una cosa blues. John e io la componemmo insieme, ma direi che siccome l’idea originaria era mia gli posso riconoscere un trenta per cento” .

Lennon: “È possibile che l’abbia aiutato con il testo. Anzi, l’ho fatto. Ma la canzone è principalmente sua”.

Paperback Writer fu portata in studio il 13 aprile, quinto giorno di registrazioni per quello che diventerà Revolver. Nel pomeriggio era stata completata Love You To; il turno serale fu ded icato alla nuova canzone. Il ricordo di Emerick è molto dettagliato. Geoff Emerick: “Paul entrò in
studio, si diresse immediatamente al pianoforte ed esclamò: ‘Venite qui, ragazzi, ascoltate il nostro nuovo singolo’. John gli lanciò un’occhiata di
sbieco – detestava perdere – ma si unì ugualmente agli altri, Ringo e i due George per ascoltare. […] Ogni volta che arrivava al ritornello, Paul smetteva
di suonare e a gesti indicava a John e a George Harrison le armonie vocali che aveva loro assegnato. […] Ancor prima di dedicarsi al compito
fondamentale di insegnare agli altri le loro parti, Paul si rivolse a me: ‘Geoff, ho bisogno che tu cominci a pensarci già adesso…’ ”.
McCartney voleva che il suo basso fosse registrato come nei dischi americani che i Beatles tanto apprezzavano, in particolare quelli della Motown. Cosa che, secondo le rigide regole di Abbey Road, era considerata inattuabile. Emerick riferisce con grande soddisfazione il metodo che escogitò per accontentare Paul. Qui non lo dettaglieremo tecnicamente, ma era basato essenzialmente sull’uso di un altoparlante in funzione di microfono. L’esperimento comunque fu effettuato il giorno seguente, ed ebbe successo. Quella sera, invece, in sei ore e mezza il gruppo provò la canzone e registrò due takes della base ritmica (Ringo alla batteria, George al basso, John alla chitarra ritmica e Paul alla chitarra solista); la seconda take venne considerata buona (la prima era stat a interrotta dopo nemmeno un minuto). Il lavoro riprese il giorno seguente, all’inizio del pomeriggio. La prima sovraincisione riguardò il basso di Paul (che suonò un Rickenbacker 4001S), registrato col “metodo Emerick”, la seconda la voce di Paul (due volte), la terza il tamburino di Ringo; poi John e George sovraincisero i cori (tre volte) nella terza e nella quarta strofa cantando le parole “Frère Jacques”, cioè il titolo originale, in francese, della canzoncina per bambini che in Inghilterra si intitola Are You Sleeping? e in Italia Fra’ Martino. Alle 19,30 la canzone era finita.

Paperback Writer / Rain, il dodicesimo singolo dei Beatles pubblicato in Inghilterra, fu il loro primo, dopo She Loves You, a non entrare direttamente al numero uno nella classifica inglese (lo raggiunse alla seconda settimana). Il 45 giri americano, uscito con copertina fotografica, è caratterizzato da un errore: delle quattro foto dei singoli Beatles riprodotte nella composizione grafica, tre (quelle di George, di John e di Ringo) sono stampate al contrario; l’errore è evidentissimo nelle prime due, dato che George e John impugnano la chitarra da mancini.

A questo stadio della loro carriera, i Beatles avevano praticamente cessato di apparire di persona nei programmi televisivi; fecero un’eccezione per “Top Of The Pops”, e il 16 giugno si recarono nello Studio 2 del Television Centre di Londra per provare, e poi eseguire in diretta (in playback) Rain e Paperback Writer. Fu non solo l’unica apparizione dal vivo dei Beatles nella popolarissima trasmissione (le precedenti erano state tutte prefilmate o realizzate mediante filmati promozionali), ma anche l’ultima partecipazione dei Beatles a una trasmissione televisiva, se si esclude quella al programma “Our World”, trasmesso in mondovisione il 25 giugno 1967 (quando presentarono All You Need Is Love).

Paul McCartney da solista ha ripreso per la prima volta Paperback Writer dal vivo nel 1993, e da allora la canzone è tornata spesso nei suoi concerti. È
documentata anche in due album dal vivo: Paul Is Live, 1993, e Good Evening New York City, 2009.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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