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Voyage dans le Moyen Age

Voyage dans le Moyen Age

Ho sempre desiderato pubblicare un libro ma non ci sono mai riuscito, vuoi per la mancanza di costanza, vuoi per il maltempo, vuoi soprattutto perché, per quanto io con la penna me la cavi bene, probabilmente a scrivere non sono abbastanza bravo e le cose che butto giù, anche quelle riuscite meglio, risultano ogni volta incomplete, imperfette, manchevoli. Di qui la mia grande invidia per l’uomo del Medioevo, il quale non aveva preoccupazioni di questo tipo e ogni cosa che scriveva andava bene, visto che il settore editoria era agli albori. Nel Trecento se ti veniva commissionato un trattatello sugli animali del bosco e tu dopo un mese presentavi un elaborato con quattro-cinque descrizioni in croce (cervo, daino, lince, leprotto, belva) andava bene così e la settimana successiva te lo ritrovavi in vetrina a 60 ghinee col titolo ‘Gli animali del bosco anno 1380’. Faccio io una cosa del genere si va nel penale! Altri esempi si possono fare con i macchinari, le professioni, le piante e così via. Ulteriore spinoso tema del Medioevo è quel che ci è stato tramandato in letteratura. Se pensiamo alla contemporaneità, è chiaro che, grazie al digitale, ai posteri riusciremo a far arrivare di tutto, da autori mainstream quali Giolitti e Gesualdo Bufalino a poeti marginali come i Macchiaioli, dai grandi romanzieri del Novecento americano a gente come Steinbeck e Faulkner. Ma se guardiamo all’Età di Mezzo, è chiaro che la produzione letteraria è passata giocoforza attraverso una strettoia – un foyer – dal quale sono usciti vincitori, come guizzanti spermatozoi, solo alcuni titoli, probabilmente non i migliori, ma quelli meglio rispondenti al senso comune vaccaboia. Con tutto rispetto di Dante, Boccaccio e Patriarca, pare evidente che i Ciprì e Maresco del XIII secolo, anche se pur saranno esistiti, non hanno avuto nessun amico della sinistra extraparlamentare che li pubblicasse, nessuna etichetta indipendente che desse loro quel minimo di circuitazione da garantire una certa sopravvivenza nei secoli. E noi contemporanei restiamo incomprensibilmente a bocca aperta di fronte a un cretino come Cecco Angiolieri, che in ‘Sol tre cose m’enno in grado, la donna la taverna e il dado knorr’ sostanzialmente ci spiega che gli piacciono il vino e la figa – e a chi non piacciono? Magari frullati -, ma non facciamo caso al fatto che con ogni probabilità nel Medioevo c’era anche gente capace di parlare di sentimenti non banali come tenerezza, solidarietà e artigianato ma che purtroppo è finita miseramente nel dimenticatoio. Tuttavia, piaccia o no, il Medioevo, ancor più del mondo precolombiano, è la culla culturale da cui nasce la nostra Europa: lo si vede nelle professioni, nelle pratiche sociali, nei costumi. Addirittura nei cognomi, ispirati da attributi fisici, provenienza geografica, mestiere svolto. Quest’ultimo tipo ovviamente nell’Italia meridionale non esiste. Di questi e altri interessanti argomenti parleremo in ‘Voyage dans le Moyen Age’, speciale in quattro puntate realizzato da Rai e Canal + in onda dal prossimo gennaio 1987.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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