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RUN FOR YOUR LIFE (Lennon – Mc Cartney)

RUN FOR YOUR LIFE

(Lennon – Mc Cartney)

Lennon: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica
McCartney: cori, basso
Harrison: cori, chitarra solista e chitarra ritmica
Starr: batteria, tamburino

Registrazione: 12 ottobre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
30 dicembre 1965 (LP Rubber Soul)

Il punto di partenza è una canzone country&western del 1951 di Eddy Arnold, I Want To Play House With You, scritta da Cy Coben.

Ispirandosi a questa, il ventottenne Arthur Gunther, figlio di un predicatore di Nashville, scrisse nel 1954 Baby Let’s Play House, pubblicandola su etichetta Excello.

Elvis Presley la registrò il 5 febbraio 1955 e con quel 45 giri entrò per la prima volta nelle classifiche di vendita nazionali (a luglio di quell’anno il disco era quinto nella classifica country&western di Billboard ). Baby Let’s Play House fu poi incisa anche da Buddy Holly (1955) e Vince Everett (1965).

Lennon: “Non mi è mai piaciuta Run For Your Life, è una canzone che ho scritto in fretta tanto per fare numero. L’ispirazione – ma è una connessione abbastanza vaga – mi è venuta da Baby Let’s Play House. Nel testo c’è una frase che dice ‘I’d rather see you dead, little girl, than to be with another man’, e sono partito da lì, ma senza darle troppo peso”.

La data della composizione dovrebbe essere settembre-ottobre 1965 e la canzone è da attribuire principalmente, se non esclusivamente, a John
Lennon.

McCartney: “In nessuna delle mie canzoni avrei potuto usare una frase come ‘catch you with another man’. Non era mai stata una delle mie
preoccupazioni, perché avevo sì una ragazza, ma uscivo anche con altre. La mia relazione con Jane era assolutamente aperta”. Nel tempo, l’aggressività misogina espressa dal testo di Run For Your Life fece pentire Lennon di averlo scritto: “Una roba usa e getta”, “Non mi è mai piaciuta”, “L’ho sempre detestata” furono alcuni dei suoi commenti negli anni a venire. Nel 1973 sostenne che fra le canzoni dei Beatles era quella che gli
piaceva di meno, aggiungendo però che era una delle preferite di George. E nel 1980 John disse che Run For Your Life era stata “un favore a George”.
Probabilmente intendeva dire di averla scritta in un modo che desse spazio alla chitarra di Harrison.

Run For Your Life fu la prima canzone affrontata nel corso della prima seduta di registrazione per il nuovo album, il 12 ottobre 1965, e fu completata in meno di cinque ore, fra le 14,30 e le 19. Cinque takes della base ritmica (John alla chitarra acustica e alla voce, Paul al basso, George alla chitarra ritmica e Ringo alla batteria) servirono per ottenere quella buona per le sovraincisioni. Si cominciò col tamburino di Ringo per proseguire con parecchi interventi di chitarra di George, assolo compreso, alcuni dei quali raddoppiati. La voce di John, che era stata registrata su una pista separata, fu eliminata e sovraincisa; come i cori di Paul e George, fu poi raddoppiata, concludendo così la lavorazione della canzone.

Run For Your Life non fu più rieseguita dai Beatles fino al 24 gennaio 1969, quando, durante i lavori per il progetto Get Back, il gruppo si lanciò in un’improvvisazione di trenta secondi della canzone, con John che la iniziò accompagnandosi con la chitarra acustica per poi essere raggiunto dagli altri.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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