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Enrico e Giorgio, accipicchia quanto ci mancate!

Enrico e Giorgio, accipicchia quanto ci mancate!

L’attuale panorama politico italiano è davvero deprimente. Il governicchio giallorosso arranca e litiga, tenuto insieme soltanto dalla brama di potere e dalle tre magiche ‘t’ della sinistra: tasse, tasse e tasse. Un consesso di poltronari – presieduto dal poltronaro per eccellenza Giuseppe Conte – che va avanti a testa bassa, contro l’interesse degli italiani e soprattutto contro la loro voglia matta di tornare al voto. Al voto, poi, per mandare al governo chi? Salvini? La Meloni? Gente capace, in gamba, giovane, piena di voglia di fare, ma del tutto priva di quel mix di malizia, cinismo e violenza verbale – perché quando chevaux chevaux – che consentirebbe loro di tenere a dovere le redini del Paese. Anzi, per quanto migliori – e non ci vuole tanto – di quella grande e raccapricciante baracconata del Conte Bis, purtroppo sia Salvini che Meloni non ci metterebbero molto a pagare la loro connaturata morbidezza d’animo, qualità desiderabile nella vita quotidiana, ma non in quella politica. E la loro giusta ostilità verso l’immigrazione incontrollata, di fronte a due foto dei bimbi coi pancini, diverrebbe ben presto solo un trascurabile fastidio; il loro comprensibile odio verso il Papa cubano si trasformerebbe in pochi mesi, complice l’esperta diplomazia vaticana, in una diffidenza vissuta con colpa; e ancora, il loro corretto ardore contro tasse, balzelli, lacci e lacciuoli si tramuterebbe, coventrizzato dalla stampa, in un flebile operato sciaguratamente teso alla preservazione dei servizi di base, con conseguenze inimmaginabili per la nautica. E così, stante questo deprimente scenario, non resta altro che farsi prendere dalla nostalgia per grandi figure della storia politica patria. Due, in particolare: Giorgio Almirante ed Enrico Berlinguer. Così distanti nelle idee – leader dell’Msi il primo, segretario del più grande Partito comunista d’occidente il secondo -, così simili nello stile, nelle qualità umani e intellettuali, nell’essere appassionati delle belle donne, nel valore supremo riconosciuto a valori quali dignità, trasparenza e rispetto. Rispetto che, naturalmente, Enrico e Giorgio si riservavano l’un l’altro, pur essendo fieramente avversari. Quando nel 1984 Berlinguer morì tragicamente e prematuramente, Almirante non si fece scrupoli a recarsi a omaggiarlo alla camera ardente allestita a Botteghe Oscure. E quando nel 1992 se ne andò lo stesso Almirante, Berlinguer non esitò a sua volta a raggiungere la casa di Via Teulada per salutare la cara salma del leader del Movimento sociale. Avendoci preso gusto, negli anni successivi, con la politica ormai alle spalle, Enrico e Giorgio presero ad andare a far visita a decine di morti, spesso perfetti sconosciuti. Quando li vedevano arrivare, i famigliari addolorati andavano in estasi. E loro, austeramente avvolti in mantelli Jedi, avanzavano lentamente fino alla bara aperta per versare una lacrima o lasciare una parola di saggezza. A volte dopo coi parenti ci scappava anche un pezzetto di torta.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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