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Le declinazioni dell’Amore

Le declinazioni dell’Amore

In molti hanno tratto ispirazione dall’amore, un sentimento così forte da poter minare l’essenza razionale dell’uomo. Sommi poeti, antichi filosofi, cantanti, scrittori, oratori di ogni tempo, tutti accomunati dalla necessità di parlare della spinta ancestrale di un sentimento che da sempre muove il mondo e l’umanità.

Anche se subito viene da pensare a quell’impulso emotivo che ci spinge con dolce veemenza verso un’altra persona – partner, familiare o amico che sia – l’amore non può ridursi a “semplice” forza propulsiva nelle relazioni umani. L’essere umano è infatti in grado di amare incanalando quell’emozione genuina e primitiva in svariate direzioni del reale.

Aristotele nel quinto libro della Metafisica scrive che l’essere si dice in molti modi, poiché si predica delle categorie. Ecco, lo stesso potrebbe dirsi dell’amore, una sostanza che si mostra nelle sue svariate forme, alcune a noi più familiari, altre meno.

Seguendo la linea immaginaria tracciata dal filosofo greco, si potrebbe dire che spesso l’amore è causa di azioni in quanto oggetto di ammirazione, muove gli agenti – o meglio, gli amanti – indirettamente e senza muoversi. Il riferimento è al famoso Motore Immobile, la causa prima postulata dallo Stagirita alla fine della sua tenace e continua ricerca delle cause che muovono tutta l’ontologia del nostro Pianeta.

Il movimento, inteso anche come mutamento – generazione, crescita, corruzione -, di ogni entità fisica o biologica del mondo sublunare (terrestre) e di quello astrale deve avere una causa che non sia anche effetto, una causa incausata. Da qui la necessità del Motore Immobile, una forma di puro Intelletto non mosso da alcunché – altrimenti si cadrebbe nel regresso all’infinito –  ma causa del movimento degli astri e, conseguentemente, di ogni altra cosa dell’universo.

Amore

Vi starete chiedendo cosa abbia a che fare l’amore con tutto questo. In poche parole, l’intuizione del filosofo è che l’amore sia la forza invisibile che permette a tutte le cose di muoversi, ma non come causa. L’amore è piuttosto l’essenza che può riempire quella causa che si va cercando, senza per questo delegittimarne la causalità.

Il Primo Motore è una realtà non materiale che è fisicamente immobile, ma l’unica azione attiva che compie è quella di pensare se stesso. Causa il movimento in quanto oggetto di amore da parte del cielo: gli astri – e, più in generale, ogni sfera dell’universo aristotelico – sono mossi dal desiderio di imitare la perfezione del Motore Immobile, che dunque – dice Aristotele – “muove in quanto amato”.

Tornando con i piedi per terra – in tutti i sensi –  è opportuno sottolineare che non sono solo le persone ad essere oggetto di amore. Si amano gli ideali, si ama la conoscenza, si amano le virtù, si ama tutto ciò che ancora è in grado di meravigliarci, di farci vedere il mondo con gli occhi del fanciullino pascoliano. Più in generale si ama ciò che ci fa sentire nel posto giusto, ciò che ci dona una goccia di ordine in un caotico oceano banalizzato e paralizzato dalla quotidianità.

Ogni scelta che si compie viene dettate dal movimento cosmico che si istanzia negli oggetti del nostro desiderio, intenso in senso mistico, come scintilla della nostra umanità. Ma non sempre questa scintilla illumina gli oggetti che ammiriamo; capita che talvolta getti un’ombra sul nostro animo e infiammi il nostro Ego. L’amore verso se stessi è fondamentale anche nella riuscita di tutte le altre relazioni sociali, ma affinché non degeneri nell’amore patologico verso se stessi. Quello che rende incapaci di amare qualunque altra cosa nel mondo e che è necessario smorzare con la ragione e il giudizio.

Insomma, ben lontano dal ridursi a semplice combustibile delle relazioni umani, l’amore è ciò che può riempire il senso della vita senza appesantirlo in modo esclusivo. Esattamente come quel Motore Immobile in cui l’amore è contingente necessità, anche il senso della nostra esistenza è sfiorato delicatamente dall’amore senza che per questo debba venir oppresso dalla sua estenuante ricerca.

Non è un caso che Dante chiuda la Divina Commedia con un verso dal sapore decisamente aristotelico.

L’amor che move il sole e l’altre stelle

La fine di un’opera eterna e, contemporaneamente, l’invito a rivolgere lo sguardo dove, forse, tutto è iniziato.

Amore

Autore del Post

Edoardo Wasescha

Amava definirsi un nerd prima che diventasse una moda. È appassionato di filosofia e di fisica, di cinema e di serie tv, ama scrivere perché, più che un posto nel mondo per sé, lo cerca per i propri pensieri. Il blog è la sintesi di tutto questo.

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